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Mercurio nei Pesci: i sindaci non sapevano dello studio commissionato dalla Regione

Roma. I sindaci non sarebbero stati messi al corrente delle risultanze dello studio dell’Istituto zooprofilattico (Izs) di Teramo, commissionato dalla Regione, rimasto per mesi silenziato. Stile scarica barile, nessuna novità esce fuori dall’incontro in video conferenza organizzato dal ministero dell’ambiente, l’8 novembre collegato dalla capitale – a singhiozzo é un eufemismo – con Pescara, Teramo e L’Aquila. Il ministero, in tarda serata fa sapere che ha trasmesso gli atti in procura per le valutazioni del caso. Qualche giorno dopo, 11 novembre, l’istituto superiore per la protezione e ricerca sull’ambiente conferma che i dati dell’Istituto zooprofilattico di Teramo cono “rilevati su un numero esiguo di campioni – e – in alcuni casi superano i limiti sanitari e devono essere quindi valutati, insieme con gli altri disponibili degli enti competenti, con la massima cautela alla luce dello stato di elevata criticità dell’area evidenziato nella perizia”. L’agenzia regionale per la tutela Ambientale (Arta) è all’opera da mesi e presto svelerà i risultati delle sue analisi.

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Le analisi dell’Istituto zooprofilattico d’Abruzzo e Molise sarebbero state consegnate alla Regione nei tempi previsti, ma l’ente territoriale però non avrebbe comunicato agli amministratori locali della val Pescara le risultanze. Lo studio sarebbe rimasto sul tavolo del responsabile, un certo dottor Bucciarelli, non in un cassetto. I dati delle analisi Izs confermano che pesci su 18 a valle della discarica di Bussi superano i limiti di legge per il mercurio. Fortunatamente lo studio l’Izs d’Abruzzo e Molise viene pubblicato sul Web nelle pagine ufficiali dell’istituto sperimentale e si viene finalmente a scoprire che “Il benessere dei pesci è minacciato, soprattutto a Bussi officine e a Manoppello (Pescara), come dimostra la presenza di micronuclei (danni genetici) negli eritrociti dovuta all’esposizione a sostanze mutagene e le maggiori concentrazioni di piombo, cromo e soprattutto mercurio (oltre i limiti di legge per l’umano consumo). La concentrazione di arsenico è rilevante in tutti i punti di campionamento ed è quindi necessario approfondire l’origine della contaminazione, soprattutto nella sua forma più tossica di arsenico inorganico” relaziona l’istituto.

Sono assenti nell’incontro dell’8 novembre i rappresentanti della Asl di Pescara. In quell’occasione è difficile risalire al responsabile del servizio veterinario della Regione Abruzzo che aveva il compito di comunicare gli esiti delle analisi commissionate all’Istituto teramano. Dall’Aquila, dopo un’ora di indagine degli improvvisati investigatori, si scopre che è stata convocata una riunione sul tema, il 9 novembre, ma restano sconosciuti i partecipanti. Si continua a gridare allo scandalo, in attesa delle ordinanze sindacali che vietino la pesca nell’area. Un esposto per far luce sull’origine dell’inquinamento? Nemmeno a pensarlo, l’immagine è tutto in queste occasioni e continuare ad apparire sui giornali puntando il dito e gridando non servirà a risalire alla causa e all’origine del problema. Così nessuno può confermare se il mercurio, più pesante dell’acqua, è proprio quello scaricato per un secolo e fino a circa 15 anni fa nel fiume Tirino, dove le officine scaricavano i residui delle vecchie produzioni del polo chimico di Bussi, in val Pescara. Premessa, la legge Merlin consentiva di sversare nel fiume, ma rispetto al precedente vuoto normativo,ne fissava i quantitaviti. Il controllo degli scarichi a chi mai era affidato? Il mercurio potrebbe essere tornato a galla, dai fondali, per un eventuale sbancamento o movimento di terra o una ripulitura degli argini e per risistemare i margini del fiume Pescara? Le caratterizzazioni per questo genere di interventi sono indispensabili, sono state eseguite? Avere conferma di tutto questo sarà impossibile senza un’indagine seria e delle denunce puntuali, la riunione a che sarà servita a questo punto?

L’unica cosa certa, a questo punto, è che il ministero ha annunciato una Conferenza di servizi sul sito Bussi per il 30 novembre, per una certa bonifica.

mariatrozzi77@gmail.com

Comunicato Wwf 9.11.2016

Wwf e Legambiente commentano l’incontro promosso dal Ministero dell’Ambiente sullo studio dell’IZS che ha trovato mercurio nei pesci. Prime esigenze: vietare la pesca nell’intero bacino e completare la caratterizzazione degli inquinanti presenti nel sito di Bussi. Ma non basta: il Pescara è malato e ha bisogno di ulteriori ricerche e di cure efficaci Preoccupano la contaminazione da arsenico e l’eccessivo impatto antropico

Si è tenuta ieri l’annunciata riunione convocata dal Ministero dell’Ambiente, Divisione Bonifiche e Risanamento, sullo studio, coordinato dalla dottoressa Carla Giansante per l’Istituto Zooprofilattico (IZS) d’Abruzzo e Molise, che ha rilevato la presenza di mercurio nei pesci nel fiume Pescara. WWF e Legambiente, presenti all’incontro, non possono non sottolineare con amarezza l’assenza di chi, pur invitato, ad esempio il Comune di Chieti e la ASL di Pescara, non ha ritenuto di dover partecipare. Nello stesso tempo si rammaricano per alcuni mancati inviti (ASL di Chieti e altri comuni potenzialmente interessati, a cominciare da quello di Pescara), giustificati dal Ministero con il fatto che la discussione sarebbe stata incentrata sul SIN (Sito di Interesse Nazionale per la bonifica) di Bussi, di diretta competenza del Ministero stesso, e non su tutta l’area potenzialmente contaminata. Come che sia dalla discussione è emersa una preoccupante lentezza del servizio veterinario della Regione che, pur avendo commissionato e ricevuto lo studio dell’IZS, ha convocato solo per oggi una prima riunione interna per valutarne la portata e non avrebbe invece avvertito altri settori regionali egualmente interessati, a cominciare da quello della tutela dell’ambiente. È inoltre emersa una preoccupante sottovalutazione dei dati contenuti nello studio (mercurio presente nei pesci) che avrebbe dovuto invece indurre i sindaci, al di là di una mancata comunicazione ufficiale ad personam, a vietare la pesca e il consumo alimentare nelle aree potenzialmente contaminate con ordinanze tempestive di fronte alla gravità del problema. Sarebbe a questo punto anzi decisamente opportuno un intervento in tal senso della Regione che dovrebbe vietare la pesca nell’intero bacino del fiume Pescara, a tutela della salute umana, o al più consentirla esclusivamente con la modalità del catch and release. È emersa infine per l’ennesima volta l’esigenza di completare una caratterizzazione che tuttora, a distanza di anni, risulta assurdamente incompleta, con l’ARTA che arranca ma non convince. Di tutto questo si parlerà comunque in una conferenza di servizi che il Ministero ha annunciato di voler convocare per il 30 settembre prossimo. Lo studio dell’IZS in ogni caso va ben oltre la questione strettamente legata alla contaminazione rilasciata dal sito di Bussi, ben nota da tempo, ad esempio per i dati riportati nel 2006 dal “Dossier Stop al mercurio”, studio di Legambiente che analizzava gli impianti di cloro-soda ancora con celle al mercurio. Nelle conclusioni del pregevole lavoro dell’IZS vengono infatti sottolineati alcuni aspetti che dovranno necessariamente essere esaminati con attenzione: in primo luogo si sottolinea che lo studio ha preso in considerazione solo alcuni inquinanti che, nel tempo, dovranno continuare a essere monitorati perché altamente tossici. Bisognerà inoltre cercarne degli altri perché sulla base dei risultati sin qui ottenuti gli autori della ricerca ritengono che siano molecole sin qui non individuate quelle che determinano i danni genetici rilevati. I risultati, benché preliminari e incrementabili, evidenziano comunque un pressante impatto antropico, praticamente sull’intero corso e la necessità di aumentare il deflusso a valle della traversa di Bussi per migliorare lo stato ecologico del fiume. Alla luce di queste esigenza dovrebbero essere riesaminati anche progetti attualmente in esame che prevedono ulteriori gravi impatti sul Pescara (ampliamento del centro commerciale Megalò, casse di espansione in alveo) con inevitabili danni, a breve e a lungo termine, per la collettività. Va infine considerato che non c’è solo il mercurio: nello studio si sottolinea che “la concentrazione di arsenico è rilevante in tutti i punti di campionamento ed è quindi necessario approfondire l’origine della contaminazione, soprattutto nella sua forma più tossica di arsenico inorganico”. C’è quanto basta – sottolineano Legambiente e Wwf – perché ci si muova, a ogni livello, creando una cabina di regia che possa esaminare con urgenza le condizioni del maggiore fiume abruzzese fermando ogni progetto che potrebbe peggiorare una situazione già grave: l’Izs ha accertato che è malato. Ora servono approfondimenti diagnostici e cure efficaci. A Bussi come ovunque, cercando di far finalmente prevalere su qualsiasi altro interesse quello della collettività dei cittadini.

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Mercurio oltre i limiti nei pesci del Pescara: Nemmeno l’ombra di divieti di pesca e messa in sicurezza

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