Mercurio oltre i limiti nei pesci del Pescara: Nemmeno l’ombra di divieti di pesca e messa in sicurezza

Basta gridare ai 4 venti e solo dai giornali per pesci su 18 che a valle della discarica di Bussi superano i limiti di legge per il mercurio. Se i valori sono fuori norma, non tanto per il mercurio quanto per il cromo a Manoppello (Pe) però, si facciano le ordinanze di divieto di pesca o si taccia. L’ambiente non è una passerella per disadattati. 

Aggiornamento

Foto Maria Trozzi
Pozzi Solvay per la depurazione prescritta dalla legge a Bussi officine

Dove sono le ordinanze dei sindaci, dove i divieti, dove i tavoli per organizzare soluzioni efficaci. I dati dell’ultimo studio dell’Istituto zooprofilattico (Izs) di Teramo non vanno solo sventolati per fare bella figura sbagliando persino a leggerli. “Sarebbe necessario evitare la pesca perché la presenza di sostanze tossiche nei pesci rappresenta un problema per l’umano consumo” scrive l’Istituto d’Abruzzo e Molise. Purtroppo per le domande che impongono risposte immediate non c’è un vero portavoce. Il Forum h2o grida così tanto che il tam tam dei giornali è inarrestabile: la Val Pescara è una bomba ecologica ormai scoppiata. Tutti rappresentano lo scandalo, ma nessuno affronta seriamente il problema. Almeno un esposto allora, ma nemmeno l’ombra per il momento. I negazionisti smorzano i toni come sempre nei casi d’inquinamento in cui si getta la pietra e si nasconde la mano, l’immagine è tutto, soprattutto quando si sospetta che il cordone ombelicale sia quello del polo chimico di Bussi officine. Peccato che questa volta abbiano quasi ragione perché, ha chiarito il tecnico Alessandro Gargini nella sua importante relazione sulla discarica di Bussi che l’inquinamento della Tremonti viaggia in falda e non tanto nel fiume. Proprio partendo dalla relazione integrale dell’Istituto di Teramo qualcuno disquisisce sul fatto che non sarebbero 6, ma solo 3 i pesci al mercurio che preoccupano2 trote e un barbo perché “gli altri (3 pesci ndb) sono stati analizzati vicino Manoppello, dove il fiume Pescara riceve il contributo del fiume Orta che ha una concentrazione naturale di mercurio superiore” fa sorridere questa, che è nuova, perché dall’Arta confermano che  non c’è mercurio in Abruzzo come fonte naturale, ma andiamo avanti. Il solito negazionista ammanta di pelle d’agnello i valori di mercurio, subito a valle della discarica, per i 3 pesci incriminati: Trota1: 0,09 mg/kgTrota2 : 0,07 mg/kgBarbo: 0,67 mg/kg. Dando per scontato che i limiti di legge garantiscano l’uomo (sic), il comunicato giunto sabato notte da P. A. pensionato Montedison, recita a memoria la pappardella dei limiti di legge: “I limiti di mercurio nei prodotti della pesca sono stabiliti dal Regolamento Ce 1881/2006, che li ha fissati in 0,5 mg/kg, mentre per i pesci predatori (squalo, pesce spada, tonno, rana pescatrice, storione) il limite è fissato in 1 mg/kg“. Almeno sul barbo anche lui ha i suoi dubbi, ma il negazionista per eccellenza deve riconoscere che col vecchio limite anche il barbo al mercurio poteva essere mangiato: “lo sforamento effettivamente esiste, ma fino al 2006 sarebbe stato perfettamente in regola”. Il Barbo è pesce di fondo che si nutre di insetti di fondo ed è più esposto al mercurio eventualmente depositato sul fondo del fiume Pescara, proveniente da Bussi officine, la probabilità non è remota a leggere la relazione del direttore tecnico Arta, Giovanni Damiani alla Commissione parlamentare d’inchiesta*. Un altro aspetto mette tutti d’accordo: occorre un approfondimento attraverso un onesto lavoro di analisi e confronto. Tutti lo dicono, nessuno lo fa!

Domande a raffica. Dello studio dell’Izs ne è stata data notizia, in via ufficiale, ai sindaci della val Pescara? Se i dati sono stati ufficialmente comunicati ai primi cittadini cosa si aspetta ad intervenire? Cosa si aspetta a disporre le ordinanze sindacali di divieto di pesca sull’asta del fiume contaminato di mercurio e altri metalli pesanti? Cosa aspettano i sindaci a chiedere ufficialmente al prefetto di Pescara Francesco Provolo un tavolo di lavoro onesto per organizzare gli interventi e le verifiche necessarie a conoscere con certezza origine e causa del problema per intervenire?

Il mercurio nel polo chimico di Bussi, discarica tra le più grandi d’Europa, non è più impiegato nelle lavorazioni da almeno 15 anni. Orsù dunque, avvocati nostri, che tanto spendete la vostra immagine sui giornali, a rigor di logica il mercurio eventualmente finito nel fiume Pescara deve essersi depositato sul fondale, è più pesante dell’acqua! Se nelle precedenti analisi non risultava e ora torna a galla sarà mica che da qualche parte stiano sbancando, rimuovendo terreno? Fosse anche per ripulire il letto del fiume o i margini o per le golene al centro commerciale di Chieti Scalo e magari senza neppure caratterizzare? E se fosse questa la causa, dopo aver immaginato l’origine del problema, è tempo di scoprire dove movimentano. Assieme al prefetto magari le amministrazioni dal bilancio in profondo rosso darebbero soluzione alla situazione pazzesca insostenibile così definita con l’ultima performance giornalistica dei movimenti, ma non troppo, per l’acqua.

*Nel 2010 a Bussi hanno dismesso le 48 celle utilizzate per la lavorazione del mercurio, le linee smantellate con le componenti metalliche e non, dell’impianto, furono smaltite e spedite nelle miniere della ex Germania dell’Est. “Per quanto riguarda il tema del mercurio, va chiarito che è lì da circa 100 anni” a maggio 2015 Giovanni Damiani direttore Arta, risponde alla richiesta di chiarimento del componente della Commissione parlamentare d’inchiesta, Stefano Vignaroli (M5S) e Damiani tira dritto: “La produzione di cloro-soda, ottenuta dalla scissione del sale marino, è stata fatta storicamente con celle a catodo di mercurio, una tecnologia che – si diceva – doveva essere abbandonata fin dagli anni ’70 e invece si è continuato, come ha scritto anche Casson nei suoi libri, a tenere senza ristrutturare, come per esempio a Marghera. Negli anni ’70 si è scoperto, infatti, che si può fare a meno del mercurio e lavorare la stessa produzione con membrane osmotiche che non emettono questo particolare inquinante. Va chiarito che la polemica sul mercurio scoppia, paradossalmente, quando il mercurio stava finendo, perché quella produzione è cessata nel 2007 (a settembre mi pare di ricordare, ma potrei essere impreciso) – riferisce il diretto. In verità Bussi cambia musica quando il 3 aprile 2009  entra in vigore il divieto di commercializzazione del mercurio in attuazione della direttiva Ce del 2007. Alle solite, l’Italia si mette al passo con la disciplina europea molto tardi e recepisce le Direttive in tempi giurassici. Messo al bando, oggi il mercurio sembra sia usato in Brasile per la ricerca dell’oro con gravissimo inquinamento dei fiumi amazzonici. Il direttore del’Agenzia spiega alla commissione che: “Oggi il mercurio si trova in tracce minime e talvolta è assente completamente nelle acque dopo 100 anni, mentre lo si trova nei sedimenti più vecchi e nelle zone di deposito, dove storicamente si è accumulato. Faccio presente che in epoche passate si racconta di gente che aveva come fonte secondaria di reddito la raccolta del mercurio con un mestolo nelle pozze lungo il fiume. Uno ci è morto. Poi questo mercurio veniva rivenduto a Roma. È esistito, quindi, un periodo antico in cui non si conosceva la tossicità di questo metallo che veniva messo tranquillamente nelle vernici come antimuffa, nelle vernici murali e nel Mom antipidocchi sulla testa dei bambini. C’è stato, dunque, un periodo in cui non sapevamo niente e un periodo in cui si è scoperta l’enorme tossicità del mercurio. Faccio presente che con la legge Merli, la n. 319 del 1976, si poneva un limite alla concentrazione del mercurio. Montedison aveva uno scarico di 1.500 litri al secondo. Anche se fosse stata dentro i limiti, il quantitativo totale dei litri e, quindi, di mercurio alla fine si sarebbe assommata a tonnellate/anno. Questo mercurio poi è stato trovato dall’Istituto zooprofilattico nei pesci. Oggi stiamo assistendo alla fine del mercurio nel fiume Pescara, proprio all’ultima coda, è tra i parametri che noi andiamo a ricercare. La caratterizzazione, invece, c’è stata sui sedimenti del porto di Pescara, che è oggetto di dragaggio. Sono stati analizzati pressoché annualmente. Almeno nella mia memoria storica c’è una presenza antica di mercurio che via via è quasi finita, perché i sedimenti nuovi sono fanghi «freschi», recenti, che non contengono più questo particolare metallo” (Resoconto commissione pag. 62).

Le analisi dell’Izs di Teramo. I dati arrivano dagli esperti Izs che hanno “preso come campione 4 punti: 2 a monte del sito di Bussi e 2 a valle. Attraverso una serie di parametri sono stati misurati sia i valori dei diversi contaminanti presenti negli organismi, pesci e macroinvertebrati, sia un indicatore di stress. Dalla ricerca è emerso come 6 pesci sui 18 campionati a valle della discarica hanno superato i limiti di legge per il mercurio ..Nessuno dei pesci catturati a monte ha superato invece questa soglia… Questi dati fanno ritenere che a valle della discarica siano presenti sostanze con effetto genotossico cronico.. Il benessere dei pesci è minacciato, soprattutto a Bussi officine e a Manoppello (Pescara), come dimostra la presenza di micronuclei (danni genetici) negli eritrociti dovuta all’esposizione a sostanze mutagene e le maggiori concentrazioni di piombo, cromo e soprattutto mercurio (oltre i limiti di legge per l’umano consumo). La concentrazione di arsenico è rilevante in tutti i punti di campionamento ed è quindi necessario approfondire l’origine della contaminazione, soprattutto nella sua forma più tossica di arsenico inorganico“.

mariatrozzi77@gmail.com

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