Di Giandomenico contro ‘falsa accoglienza’ di chi incamera migranti e soldi

Sulmona (Aq). Migliorano le condizioni di salute del nigeriano ferito a colpi di cacciavite dal suo compagno di stanza. Il 24enne sta recuperando le forze, ha un polmone perforato e una scapola rotta e ha subito un delicato intervento chirurgico al Santissima Annunziata. L’episodio impone una profonda riflessione sulla macchina organizzativa dell’accoglienza in un Paese che deve misurarsi anche con gravi contingenze interne. 

I fatti del giorno prima 

Alberto Di Giandomenico Report-age.com 2014
Alberto Di Giandomenico

La lite per futili motivi deinigeriani ospiti della Casa Santa dell’Annunziata, ex Istituto pubblico di assistenza e beneficenza, è solo l’ultimo episodio di una lunga serie di spiacevoli situazioni che vedono protagonisti i richiedenti asilo ospitati a Sulmona, località ospitale, ma messa a dura prova quotidianamente. Fatti come quello della scorsa sera aggiungono inquietudine e tensione ad una situazione di per sé già delicata per la città peligna. Questi episodi confermano i dubbi suscitati in questi anni sul funzionamento dell’apparato organizzativo delle strutture che nel sociale hanno assunto l’impegno di accogliere i richiedenti asilo e ricevono, per questa ragione, sostegni pubblici consistenti. Ci sono lacune nel sistema dell’accoglienza gravissime che purtroppo nessuno ora si prende la briga di colmare. “Non solo per il fatto in sé dell’accoglienza, ma anche perché una situazione come quella verificatasi l’altro ieri costa molto sia in termini di sicurezza, sia di sanità che di giustizia – interviene il coordinatore di Sovranità Sulmona Alberto Di Giandomenico – Il tutto resta a carico della comunità locale mentre le cooperative continuano a incamerare migranti e soldi per poi gestire, in via esclusiva, quanto viene stanziato loro per l’accoglienza. Per le cooperative purtroppo il denaro è l’unico obiettivo di questa loro ‘falsa accoglienza’ – aggiunge Di Giandomenico – Tanti ragazzi ospitati elemosinano dinanzi i supermercati e nei parcheggi, ma poi spendono quelle donazioni ricevute per comprare il superfluo, ad esempio, per consumare nei bar e scommettere al gioco. Troviamo ragazze per strada in situazione a dir poco sospette e non mancano momenti di tensione tra loro. Sembra ci siano anche strani scambi di persona tra gli ospiti di Pescara e i futuri richiedenti asilo accolti a Sulmona. Come se si cambiassero posto e non è difficile comprenderne le ragioni. La confusione regna sovrana – continua Di Giandomenico – Sono già  troppo i migranti che si ospitano in città e sarebbe il caso di snellire le fila anche per evitare di ingrassare ancora le cooperative che di questa emergenza hanno fatto un vero e proprio business  i cui costi pesano enormemente, e solo, sulla comunità. Riteniamo indispensabile che il carico degli stranieri in città venga alleggerito ed è necessario evitare altri arrivi in questa comunità perché non ci sono le condizioni, le strutture idonee, le capacità organizzative indispensabili per integrarli davvero. I fatti lo dimostrano da tempo, ma qualcuno fa finta di non vedere e continua ad approfittarne – conclude il coordinatore di Sovranità – Insistere nel trattare queste persone non come esseri umani, ma come pacchi da inviare e stoccare in qualche deposito dell’entroterra è  una indicibile speculazione che va fermata senza attendere oltre”.

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Da 2 anni Sulmona ospita i richiedenti asilo. Negli appartamenti del centro storico, 2 erano inabitabili e sono stati chiusi ad aprile dai Nucleo antisofisticazioni e sanità dell’Arma dei carabinieri, saranno passati oltre un centinaio di persone, alcune sono fuggite, altre sono state accompagnate altrove, altre si sono scambiate di posto con Pescara e altre ancora sono ritornate. Sin dalle prime intenzioni di ospitare richiedenti asilo, manifestate dall’amministratore dell’ente di beneficenza Casasanta dell’Annunziata, Dario Recubini, le critiche non sono mancate tra la comunità Peligna, a ragion veduta considerando quanto è accaduto. Esagerazione? Un sunto breve, ma efficace, delle disavventure della struttura non guasta per rinfrescare la memoria e immaginare quanto costa ed è costato e costerà alla comunità sulmonese la scelta unilaterale della Casa Santa dell’Annunziata. “Non permetto a una donna di dirmi che fare” così si sente rispondere il capo treno che chiede cortesemente ad alcuni rifugiati, diretti a Sulmona, di darsi una calmata dentro al convoglio. Fosse solo questo! Un anno fa delle ragazze nigeriane mordono dei poliziotti che cercavano di identificarle perché viaggiavano spesso in treno senza biglietto. Tante discussioni e aggressioni anche per il personale della stazione ferroviaria e per gli autisti delle corriere comunali che ai migrati chiedono solo di mostrare il ticket del bus. Sono stati così tanti i problemi che la polizia e i carabinieri hanno rafforzato la sorveglianza sul piazzale della stazione ferroviaria e in centro storico. Usi e costumi davvero diversi e nessuno che li aiuta, un percorso di integrazione mancata. “A cosa servono le cooperative se non a prepararli al cambiamento, alla vita in una nuova comunità” si domanda Di Giandomenico mentre ricorda anche i molti altri richiedenti asilo che hanno rischiato di essere investiti quando, a piedi o in ciabatte, camminavano sul ciglio della statale 17 per raggiungere Popoli e L’Aquila. Il leader di Sovranità sta per proporre degli interventi per contrastare l’accattonaggio. Problemi non mancano anche per i profughi accolti nell’altra struttura, l’Europa park hotel, Di Giandomenico ricorda anche che all’ingresso dell’aòlbergo del quartiere Celidonio non molto tempo fa il cancello del centro di accoglienza è stato dato alle fiamme.

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