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Faglie Appennino: effetto domino. #NoSnam:’Chiudete la vicenda centrale e gasdotto Rete adriatica’

Sarebbero 3 terremoti separati l’uno dall’altro: uno il 24 agosto poi il 26 ottobre e ancora una scossa ieri. La sequenza è impressionante. In sostanza, scossoni e scontri nel sottosuolo determinerebbero un susseguirsi di attivazioni di faglie, effetto domino, con magnitudo elevata anche per lo sciame sismico. Norcia, Visso e tanti altri comuni del cratere sono il tracciato del gasdotto Rete adriatica che a Sulmona trarrà forza dalla centrale di spinta del gas naturale a pochi metri dalla Faglia del Morrone. Cosa accadrebbe se tra le future crepe ci fosse un metanodotto o una centrale di compressione del gas naturale? I Comitati cittadini per l’ambiente tornano sul progetto del gasdotto che dalla Puglia alla Romagna trasporterà il gas attraversando faglie, vecchie e nuove, ed aree a rischio sismico elevatissimo. Il progetto non sarà immune dagli effetti del decreto che accelera i tempi per le grandi opere. Strategico il Rete adriatica, ma per chi? Di certo non per le popolazioni, ad ogni costo la multinazionale vuole trasportare il gas per venderlo all’Europa e fare profitto per sé, nulla è previsto per i territori in cui sarà piazzato il serpentone d’acciaio e il mega impianto. #nosnam 

Aggiornamento

Approfondimento: Faglia Morrone: potrebbe attivarsi in ogni momento. Valle Peligna mai pronta

NO snam Flash mob Sulmona foto Trozzi Report-age.com 2016Il contagio sismico, senza precedenti, che sprigiona più energia del terremoto dell’Aquila (2009) è paragonato al terremoto dell’Irpinia del 1980. Ha un effetto domino spaventoso il più recente movimento della terra e preoccupa anche gli studiosi del Centro nazionale delle ricerche (Cnr). I sismologi spiegano che è l’intero sistema di faglie dell’Appennino a muoversi, vale a dire che Amatrice è figlia dell’Aquila e che i 2 ultimi eventi sismici ne sono i nipotini. Di fronte a questo scenario tanto drammatico il Comitato cittadini per l’ambiente non può che sollecitare una chiusura della procedura. “La Snam e il governo Renzi chiudano una volta per tutte la vicenda del supergasdotto lungo l’Appennino in aree a massimo rischio sismico”.. L’entroterra invita, ancora una volta, il governatore Luciano D’Alfonso a quelli di Umbria, Marche e Lazio a chiedere insieme al presidente del consiglio, Matteo Renzi, di fermare la procedura del gasdotto Snam e della centrale di spinta del metano che dovrebbe sorgere a Sulmona, in provincia dell’Aquila. Gli ambientalisti non si stancheranno mai di chiedere l’attuazione della Risoluzione che la bellezza di 5 anni fa disponeva l’avvio di un tavolo di lavoro per individuare l’alternativa del tracciato, fuori dalla dorsale appenninica, una Risoluzione parlamentare che non può essere cancellata come fosse nulla.  

“Insistere con un’opera tanto  pericolosa, in territori così pesantemente colpiti dalla  sequenza di terremoti che dal 1997 ad oggi stanno devastando l’Appennino centrale, è una follia – intervengono con una nota gli attivisti peligni –  Queste aree terremotate sono le stesse che dovrebbero essere attraversate dal megagasdotto: Norcia, Visso, Preci, Cascia, Serravalle del Chienti…,sono esattamente alcuni dei Comuni sul cui territorio la Snam insiste nel far passare il metanodotto Rete Adriatica di 687 km. È impressionante constatare come, sovrapponendo il tracciato del grande gasdotto con la mappa della pericolosità sismica del Centro Italia, molti dei Comuni attraversati dalla infrastruttura Snam, sono altrettanti epicentri e località vicinissime ad essi, dei disastrosi sismi degli ultimissimi anni: 2009 a l’Aquila,  2 mesi fa ad Amatrice e i 2 recentissimi terremoti di questi giorni. Ha senso perseverare in una ostinata decisione d’imporre una infrastruttura che dovrebbe attraversare tutta la dorsale appenninica così critica sotto il profilo geologico e che sta manifestando, in questi ultimi anni, mesi e giorni, tutta la sua forza distruttrice? Le faglie non hanno ancora smesso di muoversi, dicono i sismologi e, in questo contesto, Sulmona e la valle Peligna, dove oltre al gasdotto la Snam vuole insediare anche la centrale di compressione, dovrebbero stare tranquille?  Gli esperti non si stancano di ricordarci che il nostro problema è la faglia del Morrone, silente da oltre 1900 anni, ma che potrebbe attivarsi in ogni momento con un terremoto che potrebbe andare oltre la magnitudo di 6.5. Le rassicurazioni che sistematicamente vengono date, non tranquillizzano affatto i cittadini: il  rischio per l’incolumità delle persone esiste data l’elevata sismicità delle zone attraversate e lo ha esplicitato in modo chiaro e inequivocabile la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati nella risoluzione unanime del 26 ottobre 2011, con la quale impegnava il Governo alla modifica del tracciato. Non è ammissibile che gli interessi della multinazionale del gas possano prevalere sul diritto dei cittadini a veder tutelata la propria sicurezza e la propria salute. È di qualche giorno fa la pubblicazione del decreto che accelera i tempi per le grandi opere e che entrerà in vigore l’11 novembre. Nessuna opera strategica può essere anteposta all’incolumità delle persone”.  

I Comitati fanno appello ai rappresentanti istituzionali che comunque hanno espresso la loro contrarietà all’opera, ma si sono fermati all’approvazione di atti amministrativi, senza nessuna efficace iniziativa nei confronti del Governo. Considerata la forte preoccupazione esistente nella nostra popolazione per quello che potrebbe accadere se l’opera venisse a breve autorizzata, auspichiamo un immediato ed incisivo intervento da parte del sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, e degli altri amministratori del territorio, del presidente della Provincia, Antonio De Crescentiis della Regione e dei parlamentari. Il governatore Luciano D’Alfonso. insieme ai governatori dell’Umbria, delle Marche e del Lazio, chiedano al presidente del consiglio Matteo Renzi di fermare ogni procedura autorizzativa  rispetto al gasdotto e alla centrale e di dare attuazione alla decisione, finora disattesa, del Parlamento italiano attraverso la risoluzione dell’ottobre 2011 e ribadita nel dicembre dello scorso anno: l’attivazione di un tavolo tecnico-istituzionale al fine di individuare una soluzione alternativa, al di fuori della dorsale appenninica.

mariatrozzi77@gmail.com

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Faglia Morrone: potrebbe attivarsi in ogni momento. Valle Peligna mai pronta

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