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Parchi in bilico dalla riforma nazionale a quella abruzzese. Rinviato l’accordo dei sindaci subequani

Dalla riforma nazionale a quella abruzzese i parchi in bilico su un sottile filo di ragnatela mentre il rinvio della seduta della Commissione regionale ambiente mette di buon umore qualche ambientalista che spera in un ripensamento dei sindaci Subequani interessati, si dice, a restringere i confini del Parco regionale Sirente – Velino. Forse sono solo impegnati sul fronte terremoto, per questo la seduta è rimandata. Fatto sta che molti dei sindaci favorevoli a questo accordo caldeggiavano il progetto Toto delle varianti autostradali (A 24 e A 25) su aree protette e a massimo rischio sismico. L’ipotesi sarebbe di cancellare quasi il 20% dell’area protetta, habitat che il Piano del parco avrebbe dovuto innalzare a Zone B di riserva generale. Nulla di fatto però, in 28 anni di gestione la pianificazione dell’area protetta è stata una chimera per la Regione che non pecca solo di indolenza.

Foto Rossano Soldati

Eterna incompiuta nel Sirente Velino

L’accordo paventato porterebbe alla progressiva distruzione del Parco regionale Sirente Velino e si aggiungerebbe altre gravose minacce come quella del nuovo progetto di ampliamento del comprensorio sciistico Ovindoli – Campo Felice che, teme Appennino ecosistema, danneggerà pesantemente l’integrità ecologica del Parco Sirente Velino perché sarebbe programmato senza alcuna integrazione con le altre aree del Parco regionale, dei Siti di interesse comunitario (Sic) e della Zona di protezione speciale (Zps). Per salvaguardare l’area protetta da anni nel mirino della speculazione edilizia la proposta di Bruno Petriccione, presidente di Appennino ecosistema, è di elevarla a rango di Parco nazionale d’Abruzzo. Anche qui però i problemi non mancano. Non solo per raggiungere l’obiettivo di una eventuale promozione, ma anche per la recente riforma della legge quadro sulle aree protette (394/1991)in questi giorni al varo del Senato. Fatto è che la Regione segue il senato e cerca di imbrigliare anche le aree protette a livello regionale. Denunciano insieme ad Appennino ecosistema anche associazioni come Salviamo l’Orso, Lipu, WWf:  “La Giunta regionale si appresta ad approvare importanti modifiche alla legge regionale quadro sulle aree protette”.

Dalla riforma nazionale a quella abruzzese. La riforma nazionale sui parchi della è stata approvata giorni fa dalla commissione Ambiente nonostante le proteste, agganciate a tanto di proposte, di 20 associazioni e di centinaia di personalità del mondo della scienza e della cultura. Nel frattempo la giunta abruzzese di appresta ad approvare un progetto di legge che modifica, in modo sostanziale, la Legge regionale quadro sulle aree protette (legge regionale 38/1996), che dopo vent’anni dalla sua entrata in vigore ancora non è stata compiutamente applicata. Come a livello nazionale, il pretesto per motivarne la riforma è proprio quello del fallimento nell’applicazione delle norme. Si tratterebbe, per l’associazioni, di una precisa e pesante responsabilità politica e amministrativa in capo a tutti i governi regionali che si sono succeduti negli ultimi 2 decenni. “Si cerca di stravolgere la struttura fondamentale di gestione dei Parchi naturali, il Consiglio Direttivo, per darlo in mano alle comunità locali (Legge nazionale) o escludendo dai suoi membri i rappresentanti degli Enti di ricerca scientifica e delle stesse Associazioni ecologiste (Legge regionale), cioè proprio quei soggetti che, storicamente, ne hanno promosso l’istituzione – le associazioni chiedendomodifiche – Per l’attuale disciplina il direttore del parco risponde agli organi amministrativi dell’ente, nella proposta di giunta questi risponderebbe direttamente al presidente del parco che stipulerebbe con lui un contratto di diritto privato di 5 anni. Una norma irragionevole perchè la responsabilità tecnica non sarebbe scissa dalla politica. Il potere politico va distinto da quello amministrativo – concludono le associazioni – Inoltre, all’adempimento degli obblighi delle direttive europee Habitat e Uccelli, deve provvedere l’Osservatorio regionale per la biodiversità (istituito nel 2014 e mai operativo), da investire della responsabilità di elaborare le misure di conservazione dei siti della Rete Natura 2000 e di organizzare e coordinare le attività di monitoraggio dello stato di conservazione di habitat e specie”.

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