Abruzzo avvelenato: da Potenza all’operazione Pantarei. Rifiuti da tutta Italia nel fiume Pescara e mare Adriatico

Chieti. Rifiuti da tutta Italia smaltiti illecitamente e finiti in Abruzzo, regione avvelenata dagli scarichi incontrollati nel fiume Pescara dove sono finiti ingenti quantità di Arsenico e Ammoniaca, non è bastato l’inquinamento ultra secolare subito a causa del Polo chimico di Bussi officine. Il filone dell’inchiesta abruzzese sul traffico illecito di rifiuti è nato da una costola del caso Petrolgate del centro oli di Viggiano (Potenza).  

Aggiornamento

depuracque-report-age-com-2016La piovra però ha allungato i suoi tentacoli oltre, da Sud a Nord della penisola. In 4 al Consorzio di bonifica Centro sono stati arrestati, sotto sequestro finiscono i siti dell’impianto per la depurazione a Chieti Scalo. La struttura è quella gestita dal consorzio e a titolo conservativo è stata sequestrata una somma di denaro che supera appena 300 mila euro, sottostimata per il magistrato inquirente rispetto al danno causato all’amministrazione comunale. Dovranno rispondere delle accuse di traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale, truffa ai danni dello Stato, peculato e abuso d’ufficio Roberto Roberti, presidente del consorzio, Tommaso Valerio, direttore tecnico e responsabile impianto depurazione, Andrea De Luca, capo settore Ecologia & ambiente dell’impianto sequestrato, Stefano Storto, amministratore laboratorio analisi Dace dott.stort. Indagate invece altre 5 persone, ma il giudice per le indagini preliminari ha disposto l’interdizione di attività imprenditoriali per Angelo De Cesaris e Fabrizio Mennilli.

Inchiesta Petrolgate in Basilicata. L’operazione Pantarei, tutto scorre, trae origine dall’inchiesta sullo smaltimento illecito dei rifiuti Petrolgate (Enigate), avviata in Basilicata nel 2014 dalla Procura di Potenza. Le ormai celebri autobotti piene di scarti chimici pericolosi dell’Eni sarebbero state spedite anche in Abruzzo e Calabria, ma nella regione verde d’Europa sarebbe finito altro e altro ancora.

Eh, Depuracque in Abruzzo non mi prende più di 10 macchine; sempre per problemi di odori”. Il dirigente Eni risponde: “Tu digli a Depuracque che se non ne prendono 10 gli tolgo subito il subappalto, non gli do più nemmeno una macchina”. Il 27 settembre 2016 il quotidiano on line Basilicata24ore ha pubblicato la II parte delle intercettazioni in cui un intermediario del traffico illecito di rifiuti lucano parla ad un dirigente Eni dei passaggi per lo smaltimento delle acque di rifiuto, dei problemi delle macchine, ossia dei fusti al veleno destinati all’Abruzzo.

“Proprio sui temi dell’inquinamento ambientale legato al depuratore di Chieti il Movimento 5 Stelle aveva presentato una interrogazione con Gianluca Vacca che ha chiamato in causa l’Eni: secondo un’inchiesta della procura di Potenza infatti dall’Eni di Viggiano, il centro oli, sarebbero partite 13 mila 482 tonnellate di rifiuti liquidi provenienti dalle attività di estrazione del 2013 e del 2014 che sarebbero state trasportate nell’impianto della società Depuracque a Chieti – interviene il deputato Vacca – Chiedevamo di capire se i rifiuti venivano trattati come pericolosi e quali rischi per i cittadini”.

“Le indagini sono nate anche grazie a segnalazioni anonime, e non, di cittadini di Chieti Scalo che si lamentavano ..degli odori nauseabondi che il Corsorzio emanava” ha chiarito il pubblico ministero Antonietta Picardi.

Due anni d’indagine per gli investigatori del Corpo Forestale dello Stato, coordinati dal comandante regionale, Ciro Lungo: “Chi operava in modo irregolare lo faceva con piena consapevolezza” ha precisato l’ufficiale stamane in conferenza stampa, affiancato dai comandanti provinciali Cfs di Chieti e Pescara, Livia Mattei e Giancarlo D’Amato. All’origine dell’inquinamento nel mare Adriatico e del fiume Pescara 13 mila tonnellate di rifiuti liquidi scaricati illecitamente, ben 1.090 tonnellate di Arsenico, giunti dalla discarica Bulera di Pisa, e ancora altro percolato  da discarica, intriso di Ammoniacacon valori 5 volte superiori al limite consentiti. Risalgono ad un anno fa i 9 avvisi di garanzia e le perquisizioni della Forestale eseguiti nelle sedi della società Depuracque e del consorzio di bonifica Centro gestori degli impianti di depurazione in località  Selvaiezzi di Chieti Scalo. Già da allora non mancavano indizi sul fatto che la documentazione alterata portasse ad un traffico illecito di rifiuti e allo smaltimento di reflui non trattati nel fiume Pescara.

Ottobre/novembre 2015 la Forestale conta ben 37 viaggi per il percolato di discarica (1090,45 tonnellate) contenente impressionanti valori di arsenico, giunti dalla Toscana all’Abruzzo “Perché nessuno la vuole con l’arsenico a cinquanta, risulta da una intercettazione. In breve il rifiuto arriva a Chieti senza abbattimento del metallo pesante, con falsificazione delle analisi e la miscelazione dei fanghi consisterebbe nello sversamento di reflui nelle acque di scarico nel fiume Pescara.

Smaltimenti irregolari. “…poi i fanghi, cominciano a diventare pericolosi… poi o fai il bandito, facciamo i banditi, la colpa è la mia…” così uno degli indagati parla della miscelazione dei fanghi, intercettato dagli agenti della Forestale, i fanghi venivano poi conferiti discariche di Torre San Patrizio (Fermo) e Bandissolo Argenta (Ferrara).

Illeciti guadagni. Una truffa da 308 mila euro, soldi pubblici. Somma sottostimata, dicono gli inquirenti, perché il Comune di Chieti versava al consorzio, per la depurazione dei fanghi, quanto previsto in convenzione, ma oltre all’ottenimento indebito dei contributi e all’abbattimento dei costi di smaltimento attraverso la singolare miscelazione dei fanghi, il consorzio poteva contare negli affidamenti diretti a società di favore per i servizi e le forniture, nonostante sia un ente pubblico.

Al centro dell’inchiesta della procura distrettuale antimafia dell’Aquila è dunque lo smaltimento illecito dei rifiuti. Arsenico per l’esattezza, riversato in quantità industriali sul fiume Pescara, come rilevano gli agenti della Forestale impegnati, per mesi e mesi, anche nei controlli, prelievo di campioni e analisi dell’acqua. Al consorzio avrebbero falsificato le carte. “L’indagine evidenzia dei fatti che sono oggettivamente molto gravi con rischi per la salute e l’ambiente – dichiara il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Antonio Laudati – La necessità è stata quella d’intervenire il più rapidamente possibile per sequestrare l’impianto e, proprio per evitare che questa attività producesse danni ulteriori affidare l’impianto ad un commissario” Andrea Colantonio è stato nominato amministratore giudiziario, per garantire appunto le attività di depurazione nonostante i sigilli alla struttura del consorzio bonifica Centro, in località San Martino e Salvaiezzi per l’impianto di Depuracque Srl. Per il pubblico ministero David Mancini si è trattato di “Un’attività sistematicamente illecita che attraverso diversi strumenti dalla falsificazione dei codici di ingresso dei rifiuti liquidi ai quantitativi incompatibili, fino allo sversamento dei rifiuti stessi nel fiume Pescara, e dunque nel mare Adriatico”.

La legge sugli ecoreati. Inutile ed ipocrita sarebbe il non interrogarsi sulla non balneabilità del mare Adriatico registrata in questi ultimi tempi in Abruzzo, così si legge nell’ordinanza che ha dato esecuzione agli arresti di questa mattina. “Arresti consentiti dall’applicazione della nuova legge sugli ecoreati – tiene a precisare il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani – Grazie alla introduzione del delitto di inquinamento ambientale“. In 8 mesi, da giugno 2015 al 31 gennaio 2016 sono stati accertati ben 118 casi di inquinamento ambientale, 156 sono le persone denunciate e 50 i sequestri eseguiti, per un valore di oltre 10 milioni di euro; sono 30 casi di disastro ambientale con 45 soggetti deferiti.

Purtroppo  l’Abruzzo è all’VIII posto in Italia nella classifica degli illeciti in materia di ciclo dei rifiuti. Il trend negativo è purtroppo in crescita nella regione verde dei parchi con 266 infrazioni penali che rappresentano il 5,2% del totale dei reati consumati in Italia in materia di smaltimento cui si aggiungono, a tema, altre 254 denunce, 8 arresti e 98 sequestri.

mariatrozzi77@gmail.com

 Archivio

Petrolgate Basilicata: codici alterati e i rifiuti risultavano non pericolosi anche in Abruzzo

Fanghi industriali della Toscana nella cava di Collelongo

Comunicato stampa Forum H2O

Dopo il mercurio e i solventi di Bussi in val Pescara si scarica arsenico. Il Forum H2O chiede di bonificare la valle e rafforzare gli enti di controllo come l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) garantendo risorse e professionalità adeguate.

L’arsenico è un cancerogeno, un inquinante persistente. L’indagine è l’ennesima dimostrazione che la Val Pescara è un vero e proprio buco nero dell’ambiente, peccato però che i contaminanti non spariscono” così il Forum H2O sull’inchiesta di oggi della Magistratura e del Corpo Forestale. Sconvolge che persone operanti per un soggetto pubblico come il Consorzio siano accusate di reati così gravi. Possibile che con tutti i problemi ambientali che abbiamo in Abruzzo le strutture del Consorzio siano diventate negli anni un punto di riferimento per lo smaltimento di rifiuti da tutta Italia? A parte le questioni di eventuali illeciti che accerteranno i giudici, possibile che era questa la missione data al Consorzio?  Il Forum ovviamente sostiene l’opera degli inquirenti ma ritiene fondamentale operare su tre settori che riguardano le strutture amministrative. Infatti bisogna prosciugare il brodo di coltura fatto di incapacità, inadempienze diffuse e superficialità su cui poi può prosperare l’illegalità. In particolare bisogna: a) rafforzare tutti i soggetti della pubblica amministrazione deputati al controllo, a partire dall’Arta. In una condizione di emergenza come quella che viviamo in val Pescara bisogna garantire risorse aggiuntive all’agenzia per macchinari, turni e reperibilità del personale nonché nuove assunzioni con professionalità adeguate. Qui invece la Regione continua a tagliare, ma non è possibile che sia sempre la Magistratura a cercare di fare le veci di uno Stato per altri versi assente. Abbiamo appreso che la Regione Abruzzo vuole emanare un bando per il nuovo Direttore dell’Arta. Bene, per l’accesso al concorso chieda titoli come pubblicazioni scientifiche a livello internazionale e affidi ad un organismo terzo, possibilmente con esperti stranieri, la valutazione dei candidati.L’immobilismo delle ASL di Chieti e Pescara sul tema dell’inquinamento è inaccettabile e serve anche qui una svolta dando obiettivi chiari e pubblici ai dipartimenti di prevenzione; b) garantire la bonifica proprio a partire dal Sito regionale di Bonifiche di Chieti scalo che è contaminato quasi come Bussi. Su quest’ultimo sito dobbiamo ricordare che da otto anni è perimetrato come Sito nazionale di Bonifica ma non è stato bonificato neanche un granello di terreno. Non ci si lamenti se poi nei sedimenti del fiume Pescara alla foce si ritrova mercurio in gran quantità, tanto da risultare presente anche in scampi e capelli dei pescatori; c) attuare una grande opera di trasparenza degli atti, dai monitoraggi ai documenti riguardanti l’ambiente. Ricordiamo che solo per ottenere la pubblicazione dei dati dei controlli ai depuratori ci sono voluti 6 anni! Dal 2005 esiste un decreto, il 195/2005 che obbliga gli enti alla pubblicazione.