A volte ritornano a Ortona. Riproposto l’ampliamento dei depositi industriali a forte impatto ambientale appena bocciati

Ortona (Ch). A volte ritornano, il titolo del racconto di Stephen King è di aiuto, ma la realtà supera la fantasia. È accaduto a Bomba (Ch) e sta accadendo in queste ore anche a Caldari, borgo rurale dell’area Frentana, minacciato da insediamenti industriali e da progetti a forte impatto ambientale. Ancora una volta i residenti del borgo della città adriatica lanciano l’allarme e si rivolgono all’associazione Wwf zona Frentana e Costa Teatina perché qualcuno, alla stregue di un Dio, ha deciso di resuscitare 2 progetti industriali che l’associazione aveva sconfitto, mesi fa, con una serie di iniziative e interventi sostenuta dai cittadini e dagli operatori  vitivinicoli preoccupati della drastica riduzione del terreno e della qualità dell’aria per la loro genuina attività.

Aggiornamento

Il primo dei progetti punta all’ampliamento e potenziamento di un deposito di rifiuti con un nuovo capannone industriale da costruire per una nuova linea, nonché l’ampliamento delle aree destinate allo stoccaggio. L’ampliamento prevede anche un arricchimento della gamma di rifiuti trattati con materiali contenenti sostanze pericolose come Amianto, Clorofluorocarburi, Catrame di carbone, Mercurio, Piombo e fanghi. L’intenzione è di portare l’impianto da 60 mila tonnellate a 112 mila tonnellate annue, attraverso l’inserimento di 68 nuove tipologie di rifiuti dell’elenco dei codici Cer autorizzati, di cui 29 pericolose. Per questi nuovi codici, ma anche per alcuni già autorizzati per l’impianto, vengono anche precisate le nuove attività di gestione per le quali viene richiesta la modifica del provvedimento autorizzativo. L’intento della ditta proponente (Ecotec) sembrerebbe conforme alle normative vigenti sul riuso, il riciclo e il conferimento in discarica del residuale. Così spiega il Wwf Zona Frentana che però legge un altro intento nell’intrapresa “Realizzare un ampliamento che operi in prevalenza come centro di stoccaggio per smaltire poi in altri impianti, viste le volumetrie in tal senso – spiega il presidente del Wwf zona Frentana e Costa Teatina Fabrizia Arduini – Un altro punto critico da sottolineare per  i residenti, matrici ambientali come i sistemi acquiferi e altro, è la localizzazione dell’impianto per l’effetto cumulo considerando altri impianti: la Pavimental, il deposito di pet-coke e la Turbogas. È inutile e dannoso continuare a consumare e impermeabilizzare il suolo quando ci sono intere aree industriali abbandonate. Il suolo è bene irriproducibile, non rinnovabile, basti pensare che per produrne pochi centimetri con tutte le funzioni vitali, ci vogliono 500 anni, ricorda il professore Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano.

 L’altro progetto  resuscitabile è il discusso ampliamento del deposito di pet-coke della F.lli Nervegna da 18 mila m³ a 28 mila m³ circa 90mila tonnellate di residuo altamente inquinante della lavorazione del petrolio. Il pet-coke, ritenuto rifiuto tossico dal decreto Ronchi negli anni ’90, con il decreto Gela del governo  Berlusconi nel 2002 tornò ad essere classificato come combustibile, nonostante contenga inquinanti e contaminanti chimici come Arsenico, Molibdeno, Nichel, Zolfo e Vanadio. “Ad Ortona, stanno cucendo dal porto alle aree agricole un vestito sempre più tossico – sottolinea il presidente  dell’associazione ambientalista – questo comporterà un abbassamento della qualità della vita, dei patrimoni immobiliari e la fine delle attività legate al turismo e alle buone pratiche che chiaramente confliggono e che richiedono salubrità e bellezza”. Coloro che tentano di fermare certi scempi purroppo vengono marchiati come signor no: “Non si può pretendere accondiscendenza assoluta dalle associazioni ecologiste e dalle persone a convivere con veleni e degrado nel nome di uno sviluppo che è spesso l’antitesi di questa accezione. Chiediamo con ben poche speranze all’amministrazione comunale di Ortona, di proteggere il diritto ad una vita sana per tutti, sia nel formulare un diniego secco e motivato per entrambi i progetti in sede di procedimento unificato, a partire dalla importante fase di valutazione, sia nella pianificazione, inserendo nel nuovo Piano regolatore generale, norme tecniche d’indirizzo per le aree industriali specie se a ridosso delle abitazioni o dei campi coltivati. Chiediamo agli amministratori che definiscano dettagliatamente la tipologia delle attività consentite per non danneggiare la salute, sia le economie operanti”. Un indirizzo utile anche alle aziende a forte impatto ambientale che così non perderebbero altro tempo ad insediarsi là dove è chiaro, amministrativamente parlando, quali attività sono consentite.

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