Imu per le Trivelle in Adriatico. La Cassazione dà ragione ai Comuni di Termoli e Pineto

Dopo Pineto (Te) anche un altro Comune,  Termoli (Cb), vince la battaglia sull’imposizione fiscale per le piattaforme petrolifere sulla costa. Lo annuncia il quotidiano on line IlFatto in questo articolo. Una resistenza così forte, quella delle multinazionali, che è evidente il rischio corso dalle amministrazioni locali di non potersi permettere, a un certo punto, un carico tanto oneroso di contenziosi dai tempi giurassici. Su questo forse contavano Eni ed Edison quando hanno cominciato a giocare la partita, ma la posta in gioco era talmente alta che gli enti locali non si sono dati per vinti e sono andati avanti per ottenere il riconoscimento dei versamenti di Imu/Tasi dovuti dai colossi per gli immobili  installati sul litorale adriatico.

Aggiornamento

No trivelle Report-age.com 2015Non una, ma 2 sentenze, pronunciate nei confronti di Eni ed Edison dalla Cassazione, dopo 20 anni, definiscono un contenzioso da circa 200 milioni di euro che una decina di comuni hanno avviato per le trivelle sul mare, in acque territoriali. Non si dà per vinta Assomineraria che dopo la sentenza definitiva a favore dell’amministrazione teramana ha interpretato la legge di stabilità 2016 come possibilità di futura esenzione dal pagamento delle imposte proprio perché i nuovi dispositivi ridefiniscono i criteri di rendita catastale per l’imposizione di Imu e Tasi facendo riferimento al Catasto edilizio urbano che non contempla fabbricati ubicati in mare, né immobili simili alle piattaforme. Per l’associazione italiana per l’industria mineraria e petrolifera questa sarebbe la via d’uscita per evitare l’imposizione fiscale  sulle piattaforme nel mare italiano nei prossimi anni.

La ricostruzione dei fatti. Il 5 luglio 2016, la sentenza è stata depositata ad ottobre 2016, il Comune di Termoli ha avuto ragione su Edison. Il contenzioso viene avviato nel 1997 per un valore di circa 15 milioni di euro. Edison aveva fatto ricorso alla commissione tributaria di Campobasso che si era pronunciata, sulle stesse argomentazioni, con 2 sentenze divergenti, l’una di accoglimento del ricorso e l’altra di rigetto.

Quattro anni prima, è il Comune di Pineto a mandare degli avvisi di accertamento all’Eni, per gli anni dal 1993 al 1998 del valore di quasi 14 milioni di euro a titolo di maggior imposta, di poco più di 14 milioni di euro a titolo di sanzioni per omesso versamento di omessa dichiarazione, e poco meno di 5 milioni di euro per interessi. A febbraio 2016 una prima sentenza della Cassazione ha disposto che per le piattaforme petrolifere si paga l’Ici. Il ricorso su cui la Suprema corte si è pronunciata, accogliendolo, è quello del Comune di Pineto (Te) che si è opposto ai giudizi di primo e secondo grado delle Commissioni tributarie che esentavano l’Eni dal pagamento dell’imposta comunale sugli immobili per 4 piattaforme di estrazione di idrocarburi nelle acque territoriali dell’Adriatico, installate di fronte alla città di Pineto. La Suprema Corte non è concorde col parere della Commissione provinciale di Teramo e della Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo (in II grado) che nel 2009 hanno considerato intassabili le piattaforme in mare  perché non sono iscritte al catasto e sono collegate a una centrale di smistamento a terra, dunque ricadenti nella categoria E dei beni esentati dall’Ici. Le commissioni tributarie negarono un potere impositivo del Comune sul mare territoriale. Al contrario, con il verdetto n. 3618 la Sezione tributaria della Cassazione stabilisce che le 4 piattaforme sulla costa teramana sono soggette ad Ici e sono classificabili nella categoria D/7, stante la riconducibilità delle stesse al concetto di immobile ai fini civili e fiscali, alla loro suscettibilità di accatastamento e a produrre un reddito proprio in quanto la redditività deve essere riferita allo svolgimento di attività imprenditoriale-industriale e non alla diretta produzione di un reddito da parte della struttura”. I giudici della Cassazione hanno aggiunto molto di più stabilendo che – in mancanza di rendita catastale, la base imponibile delle piattaforme, classificabili nella categoria D/7, è costituita dal valore di bilancio, secondo i criteri stabiliti nel penultimo periodo del comma 3 dell’art. 6 del decreto legge 11 luglio 1992, n. 33, cioè in base al valore costituito dall’ammontare, al lordo delle quote di ammortamento, che risulta dalle scritture contabili”. L’Eni, si è opposta al reclamo dell’amministrazione comunale di Pineto, ma il ricorso incidentale è stato rigettato.  “La sentenza della Corte di Cassazione interviene dopo che la legge di Stabilità 2016 con la norma sui c.d. imbullonati ha escluso gli impianti, fra i quali rientrano ovviamente anche le piattaforme petrolifere, dal pagamento di Ici/Imu – si legge in una nota dell’Eni in risposta all’amministrazione teramana – Questo intervento normativo, sollecitato da tutte le imprese d’Italia, che sostanzialmente azzera dal 2016 gli effetti della recente pronuncia della Cassazione sulle piattaforme è altresì la dimostrazione della grande irrazionalità di applicare agli impianti produttivi le imposte concepite per i plusvalori immobiliari e per il finanziamento dei servizi locali”. (Fonte IlFattoquotidiano.it)