Petrolgate Basilicata: codici alterati e i rifiuti risultavano non pericolosi anche in Abruzzo

“Eh, Depuracque in Abruzzo non mi prende più di 10 macchine; sempre per problemi di odori”. Il dirigente Eni risponde: “Tu digli a Depuracque che se non ne prendono 10 gli tolgo subito il subappalto, non gli do più nemmeno una macchina”. Il 27 settembre 2016 il quotidiano on line Basilicata24ore ha pubblicato la II parte delle intercettazioni in cui un intermediario del traffico illecito di rifiuti lucano parla col dirigente dell’Eni dei passaggi per lo smaltimento delle acque di rifiuto, dei problemi delle macchine, ossia dei fusti al veleno destinati anche in Abruzzo, così come verificato dalla indagini sul centro oli di Viggiano.

Aggiornamento

Particolari davvero inquietanti emergono dall’inchiesta della Procura di Potenza sul traffico e lo smaltimento rifiuti dell’Eni di Potenza. Agli arresti, ad Ortona, in provincia di Chieti, è finita anche una dirigente Eni, Roberta Angelini. Sullo smaltimento dei rifiuti del Centro Oli di Viggiano, il direttore tecnico dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta Abruzzo), Giovanni Damiani, risulterebbe coinvolto con l’accusa di falsoLe macchine sarebbero le autobotti piene di scarti chimici pericolosi, insomma cariche di veleno, che il colosso petrolifero spediva anche in Abruzzo e Calabria. Le rivelazioni sullo smaltimento dei rifiuti liquidi delle produzione del Centro oli sono davvero sconcertanti anche per i riferimenti all’Abruzzo destinatario delle spedizioni da smaltire. “Venivano cambiati i codici e così i rifiuti risultavano non pericolosi – nel fascicolo si annota il modus operandi del gruppetto. Il sistema faceva risparmiare. “Gestione abusiva di rifiuti così da esporre a rischio l’ambiente e la pubblica incolumità”, è l’ecoreato contestato ad Eni e soci. Dunque, anche nel Regione vede d’Europa sarebbero state spedite le acque di strato pompate in superficie col greggio e separate e le acque di processo, ossia scarti di operazioni sul petrolio estratto. Dal trattamento del liquido si produce una sostanza tossica, l’Ammina, smaltita con altre come fosse rifiuto non speciale. Il miscuglio finiva soprattutto nel pozzo di reiniezione Costa Molina 2, sotto sequestro assieme alle vasche del Centro oli.

Agli arresti, sono finiti 5 dipendenti Eni e l’ex sindaco piddiessino di Corleto Perticara. Tra gli iscritti nel registro degli indagati Giuseppe De Giorgi, capo di Stato maggiore della Marina, di Valter Pastena, dirigente della Ragioneria dello Stato e del sottosegretario alla Salute Vito De Filippo del Pd. Uno dei personaggi chiave della vicenda rimane Gianluca Gemelli, compagno dell’ex ministra Federica Guidi che si è dimessa  dal suo incarico e che proprio su questa vicenda è stata sentita dagli inquirenti il 7 aprile. (Fonte)

mariatrozzi77@gmail.com

Wwf si costituirà parte civile (7.10.2016)
 Il Wwf Italia ha annunciato che si costituirà parte civile nel processo avviato oggi a Potenza sul presunto smaltimento illecito di rifiuti nel Centro oli di Viggiano che ha portato il 31 marzo al sequestro dell’impianto.  Il Wwf, proprio rispetto alla sicurezza delle attività petrolifere ed a quelle connesse, come lo smaltimento di rifiuti pericolosi, aveva già presentato), alcuni esposti alle autorità competenti (il primo del 2001) chiedendo indagini sul susseguirsi di diversi problemi e incidenti alle strutture petrolifere e di fare chiarezza sullo stato radiologico dei fanghi e dei reflui provenienti dal Centro oli della val D’Agri , dopo aver appreso dal sito del comune di Pisticci di uno screening radiometrico in val Basento. L’associazione ambientalista chiede di partecipare al processo di Potenza per dare il proprio contributo in difesa dell’ambiente e della salute.

Archivio

Damiani su Centro oli Viggiano: ‘Mai redatto perizia ho garantito prelievi e analisi su acque’

Rifiuti del Centro oli Eni di Viggiano a Chieti Scalo, anche questa pista nell’inchiesta di Potenza