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Il procuratore Bellelli a Mandra Castrata, al cippo delle vittime del massacro del Morrone del 1997

Se ne avesse avuto l’opportunità avrebbe ripercorso i luoghi del Massacro del Morrone, passo dopo passo per ricordare quella storia. Così 19 anni fa Giuseppe Bellelli, oggi procuratore capo del Tribunale di Sulmona, ha promesso a se stesso appena dopo la tragedia delle 3 ragazze della provincia di Padova. Diana Olivetti, Tamara Gobbo e Silvia Olivetti, in vacanza nel parco nazionale della Maiella nel 1997, sono state vittime della furia omicida del mostro e solo una delle giovani, Silvia Olivetti, si è salvata. La triste vicenda delle ragazze ha sconvolto e commosso l’Italia intera.

Bellelli nel boschetto di Mandra Castrata foto Trozzi Report-age.com 2016

Bellelli nel boschetto di Mandra Castrata

Mosso anche dalla curiosità suscitata dal libro inchiesta, Il Sentiero delle Signore, sabato il magistrato ha visitato i luoghi del massacro insieme al sostituto procuratore Aura Scarsella che ha indagato sui fatti di sangue di Mandra Castrata facendo luce sulla vicenda. Ad accompagnare i magistrati, lungo il sentiero, sono stati gli agenti del Corpo forestale dello Stato. Disponibilità e mezzi della Forestale hanno consentito di ripercorrere tutte le tappe degli omicidi del 20 agosto 1997 e di raggiungere, in alta quota, i luoghi del massacro.

Cippo a Mandra Castrata Foto Trozzi Report-age.com 2016Gli interrogativi rimasti. Il mistero della IV pistola, la fotocamera delle sorelle Olivetti, introvabile, con il rullino pieno di immagini da sviluppare. Bossoli e ogive difficili da recuperare. A Primavera del ’98 per sul sentiero delle Signore un poliziotto finisce proprio per scivolare a causa di una ogiva, sotto la sua scarpa e, appena dopo, gli investigatori recuperano anche un bossolo. Grumi di metallo che per mesi il manto nevoso nasconde,  temporali e piogge lavano, sfuggono ai sopralluoghi e ai controlli, con il metal detector, della scientifica eseguiti nella fitta boscaglia a settembre e ottobre ’97. Viene individuato un singolare foro su un albero non distante dalle giovani, ma quando i Carabinieri fanno tagliare il pezzo di faggio per controllare, nel buco del tronchetto di legno non c’è nulla. Il mostro ha centrato in pieno le donne. Gli alberi attorno e i fusti che si aggrovigliano nell’androne del boschetto non finiscono nel mirino dell’assassino. Quello è un anno di piombo per l’Abruzzo, la vicenda ha dell’incredibile, mai capitata una cosa del genere, ma si spara da parecchio in alta quota in quell’area e prima di quel periodo. Cartelli stradali crivellati, segnaletiche di montagna bucherellate, tarli grandi come le cartucce rosse dei fucili da caccia. Soprattutto allo stazzo di Mandra Castrata si sente spesso sparare in quell’anno. Si spara per noia e spacconeria, per divertirsi, per tentare di colpire qualche animale vagante e per eliminare qualche randagio. Quel giorno sono almeno 3 i colpi sparati contro le ragazze. Alle spalle di Diana Olivetti 2 tronchi, niente buchi sul legno, la giovane viene ammazzata mentre si solleva da terra e il suo corpo poggia sulle radici del faggio. Ha solo le scarpe ai piedi. Difronte sta il suo assassino e dell’altro mascalzone, segnalato in una dichiarazione di Alfio Olivetti ai giornalisti, non si sa davvero più nulla. Appena prima Tamara Gobbo si accascia al suolo gravemente ferita. Sangue sul terreno? No, la terra ingoia tutto, resta un fazzoletto da uomo sulla ferita della ventenne. Nel primissimo pomeriggio di quel giorno d’agosto il temporale lava tutto, piove di brutto, addio tracce, addio indizi e prove. Allo stazzo vengono sequestrate delle armi e anche uno o due fucili. Qualche giorno prima il fattaccio, un idraulico di Pacentro va curiosando in uno zaino che un pastore macedone, di nome Alì, abbandonerebbe su un sentiero a valle, in località Toppe. Il pacentrano dice che delle armi viste all’interno, rispetto a quelle viste in televisione, manca una pistola a tamburo, mai trovata, qualcosa non torna. In una busta di plastica nascosta per giorni marciscono all’umido confezioni di cartone, decine di proiettili, petardi e qualche pallettone di fucile. La perizia  conferma che si tratta, per la maggior parte, di munizionamento destinato a commesse militari. L’involucro viene fatto ritrovare dal proprietario del gregge, Mario Iacobucci, datore di lavoro del mostro del Morrone, il pastore dell’Est, Alivebi Hasani, detto Alì, sottopagato e trattato alla stregua di una bestia.

Bellelli nel boschetto di Mandra Castrata foto Trozzi Report-age.com 2016Sta ripercorrendo queste tappe il procuratore Bellelli che con il sostituto procuratore, Scarsella, è tornato sabato sui luoghi del massacro ad osservare da vicino gli ambienti degli efferati delitti dell’agosto ’97. Ergastolo per Hasani, giovane servo pastore macedone condannato per l’uccisione di Tamara Gobbo e Diana Olivetti e il tentato omicidio della sorella. Il macedone viene estradato nel 2005, Alì è tornato in libertà riferiscono i suoi connazionali. Sulla montagna sacra a papa Celestino V si è avvicinato alle 3 ragazze della provincia di Padova, appena ventenni, in escursione sul Morrone. Ha dato indicazioni per raggiungere la cima, le ha avvertite del pericolo dei cani randagi, le ha accompagnate per un tratto, le ha sviate dal sentiero. Quando ha puntato la pistola il servo pastore non ha voluto altro, non ha ascoltato ragioni, ha freddato due delle tre giovani. L’arma si è persino inceppata, difettosa, ha esploso due colpi di pistola, poi ancora uno. Silvia Olivetti è sopravvissuta fingendosi morta ed è riuscita a scappare dal costone della montagna inseguita, per ore. Si è salvata per miracolo, per fortuna, per amore e per mettere spalle al muro il colpevole. L’assassino di sua sorella e della sua migliore amica viene fermato. Nonostante le ferite, la 20enne Silvia Olivetti è giunta sino alle Marane di Sulmona dove è stata soccorsa. Il suo racconto e i suoi ricordi tanto chiari e lucidi hanno consentito d’identificare, riconoscere, acciuffare, processare e condannare il suo aguzzino.

mariatrozzi77@gmail.com

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Il Sentiero delle Signore: il mostro del Morrone 1997

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