Prevenzione sismica nella valle del big one. Scrive ai Presidenti giovane amministratore di Vittorito

Vittorito (Aq). “Prima che sia troppo tardi” insiste il giovane Francesco Di Felice quando fa appello alle massime autorità dello Stato perché predispongano fondi per la prevenzione sismica e la messa in sicurezza dell’Abruzzo interno. “Intervenite prima che sia troppo tardi” la povertà tracimata dalla crisi endemica (2008) rende quasi impossibile l’adeguamento antisismico per tante famiglie dell’entroterra abruzzese ancora impreparate ad un eventuale big one peligno.

Francesco Di Felice Comune di Vittorito Report-age.com 2016
Francesco Di Felice

Sotto a chi tocca, verrebbe da aggiungere, riflettendo sugli studi dei geologi di rango, delle Università e dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Per la faglia del Morrone le relazioni sui movimenti tellurici attesi sono illuminanti, ma pende la spada di Damocle soprattutto perché alla consapevolezza si accompagnano le difficoltà economiche per avviare interventi di messa in sicurezza. La ragion di Stato è maturata nel tempo e con l’ascesa al trono delle lobbies e delle multinazionali sembra essersi guastata. Ai vertici si producono troppi  per opere inutili che dovrebbero produrre ricchezza nel breve periodo, ma che si saldano a territori vulnerabili, già martoriati da tragedie, sciagure, calamità e livelli impressionanti di disoccupazione. Non è un buon affare, a lungo termine, se si tratta di aree  a massimo rischio sismico che davvero non hanno bisogno di rischiare oltre e sacrificare altro. Di Felice, appena 20enne e già amministratore del Comune di Vittorito (Aq), prova ad esorcizzare la paura e ad allontanare il pericolo che incombe sulla sua comunità rivolgendosi ai vertici istituzionali e scrivendo una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al premier, Matteo Renzi: “Confidiamo in voi” scrive il giovanissimo dopo le sue interessanti riflessioni.

“In questi giorni stiamo piangendo tutti in maniera corale i morti del terremoto  di Amatrice. Una tragedia che ha fatto riscoprire al nostro popolo il valore della fratellanza, della solidarietà e dell’unione – scrive l’amministratore peligno – In occasioni come queste ci sentiamo smarriti, guardiamo con diffidenza alla natura che ci appare matrigna e crudele. Siamo sgomenti davanti la sua furia distruttrice. Poi però, metabolizzando il dolore, ci viene in mente che nella Città di Norcia, a pochi chilometri dall’epicentro del terremoto, non ci sono stati ne’ morti ne’ feriti. Perché? Mi documento e scopro che dopo il terremoto del 1979, le abitazioni di Norcia sono state adeguate al rischio sismico. E allora, la prevenzione è provvidenziale. Salva vite umane ed è molto meno onerosa della ricostruzione – prosegue Di Felice – Io giovane amministratore di un piccolo comune nelle terre peligne ho paura. La storia e la scienza ci dicono con certezza che ci sarà un terremoto nella valle Peligna. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) considera l’area della valle Peligna una delle più pericolose d’Italia per quanto attiene il rischio sismico.  Infatti nel 1706, tre anni dopo un violento terremoto che aveva distrutto la Città dell’Aquila, Sulmona fu praticamente rasa al suolo, con oltre mille morti. All’indomani del  terremoto dell’Aquila del 2009, il geologo Antonio Moretti, docente della facoltà di Scienze Ambientali e componente del gruppo Nazionale Difesa Terremoti, dichiara: Le previsioni sull’area di Sulmona sono legate alle due strutture sismo tettoniche, le cosiddette grandi faglie lunghe dai 20 ai 40 km, che sono collegate. Una di esse parte da Amatrice e finisce ad Arischia, poi ne passa un’altra che passa per monte Pettino, L’Aquila, Barisciano e Navelli. Questi sono due pezzi che muovono insieme. Sulmona è una struttura indipendente che lavora sulla Maiella come fronte avanzato. E’ una struttura carica perché dal 1706 non ha fatto registrare terremoti. Già allora, e non è stato il primo caso, si è registrato un collegamento tra le due faglie. Un sisma interessò l’Aquila nel 1703. Tre anni dopo scaricò Sulmona. Scaricando lo stress sull’Aquila, piano piano lo sforzo si carica sulla struttura adiacente. In genere c’è uno sfasamento di qualche anno e dipende dal tempo di rilassamento dell’astenosfera, il cosiddetto visco elastico. Poi c’è la faglia del monte Morrone che corre da Pacentro (Aq) a Popoli (Pe): silenziosa da molto, troppo tempo. Gli scienziati ritengono che sia in avanzato stato di caricamento. Da questa faglia si aspetta il Big one“.

Per tutte queste ragioni gli abitanti della valle Peligna si sentono particolarmente minacciati, sottolinea il giovane Politico che aggiunge: “D’altro canto, nonostante il rischio sismico, nella valle Peligna incombono progetti faraonici quali il gasdotto  Sulmona-Foligno, segmento del metanodotto che corre per 687 km sulla dorsale Appenninica e il nuovo troncone dell’autostrada A25 progettata dalla società Strada  dei Parchi che si andrebbe ad incuneare nel cuore delle nostre montagne lambendo faglie oggi silenti. Ho paura per la mia terra, ho paura di piangere vittime  di una non corretta gestione del territorio e del suo patrimonio edilizio. Non sappiamo se il terremoto ci colpirà tra un anno o tra decine di anni, ma colpirà: la storia e le evidenze scientifiche dimostrano che l’evento tragico ci sarà di sicuro. Anche da noi le case messe a norma per fronteggiare il rischio sismico sono la minoranza e la crisi economica che affligge la zona, come del resto l’Italia intera, non permette ai singoli cittadini di affrontare le spese per l’adeguamento delle abitazioni al rischio sismico, cosa fondamentale per salvare vite umane – conclude Di Felice – Vi chiedo di salvarci prima che sia tardi, evitando di impegnare fondi per opere imponenti assolutamente inutili per il territorio e  stanziando urgentemente fondi per la prevenzione e la messa in sicurezza, affinché i cittadini della valle Peligna, delle zone limitrofe e di tutte le aree d’Italia, ad alto rischio sismico, non piangano altre vittime innocenti. Ripeto: prima che sia troppo tardi. Confidiamo in voi”.

mariatrozzi77@gmail.com

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