Rapinata e presa a calci: uno dei criminali è morto, l’altro, latitante è ricercato in Albania

L’Aquila. Uno dei 2 rapinatori è morto 3 anni fa, in Albania. È deceduto 7 mesi dopo la rapina messa a segno all’Aquila ai danni di una signora presa a calci per sottrarle i contanti appena prelevati dallo sportello bancomat. Albanese classe ’94 K. N., queste le iniziali del defunto, è stato ammazzato a Valona dove si era rifugiato appena dopo la rapina all’Aquila. L’altro, un 23enne, è ancora latitante ed è ricercato in ambito internazionale, è destinatario di un ordine di custodia cautelare in carcere che presto sarà convertito in mandato d’arresto internazionale. Le accuse sono di rapina aggravata e lesioni personali. 

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I fatti. Intorno alle ore 18.10 del 28 febbraio 2013, una 50enne, dopo aver parcheggiato l’auto in viale Alcide De Gasperi, si è diretta verso lo sportello bancomat, dell’agenzia del Torrione, per prelevare 200 euro. Dopo aver ritirato il denaro la signora, rientrata in auto, è stata raggiunta da un tizio che si è introdotto nel veicolo della donna dallo sportello posteriore, lato guida, e l’ha afferrata per i capelli sottraendole il portafoglio poggiato sul sedile anteriore. La vittima si è sottratta alla presa del rapinatore uscendo dall’auto, ma è stata raggiunta da un altro individuo che, dopo averla afferrata, l’ha scaraventata a terra pestandola e riempiendola di calci. Quando i 2 si sono allontanati la donna è riuscita ad alzarsi e ha telefonato al marito che, a sua volta, ha chiesto aiuto contattando il 113. Gli agenti della volante hanno raggiunto immediatamente la signora perché è stata aggredita nei pressi della sede della Questura. Dopo aver soccorso la donna (10 i giorni di prognosi per  contusioni multiple e ansia reattiva) i poliziotti hanno raccolto le prime sommarie informazioni di quanto accaduto.

Le indagini. Malgrado alcune difficoltà della vittima e dei testimoni a fornire elementi utili all’individuazione dei colpevoli, grazie ad alcuni particolari sugli abiti indossati dai rapinatori, indizi risultati essenziali per la loro identificazione, gli investigatori sono riusciti a dare una certa direzione alle indagini sul caso, investigando su alcuni sospetti di nazionalità straniera. A fare il resto sono state alcune informazioni confidenziali, delle immagini estrapolate dall’impianto di videosorveglianza della banca e della gioielleria di via Urbani strada che interseca viale De Gasperi. Così gli inquirenti hanno ricostruito il fatto sin dalla sua preparazione. Importante è stata anche l’attività di riscontro svolto on line, su Facebook, in cui è stato individuato un account di un utente con il cognome di uno dei 2 albanesi sospettati della rapina. La polizia ha acquisito le foto dell’uomo corrispondenti a uno dei rapinatori ripresi dall’impianto di videosorveglianza. I due soggetti, filmati, sono stati ospitati all’Aquila, sino a marzo 2013, da un connazionale estraneo ai fatti contestati ai giovani. A corroborare l’identificazione dei 2 criminali è stato anche il fatto che i giubbotti indossati dai rapinatori sono stati descritti da alcuni testimoni e dalla vittima e corrispondevano, nei particolari, a quelli portati addosso dai due. Ulteriori conferme sono arrivate dalle verifiche bancarie e dall’Interpol (Divisione Si.re.ne del Servizio di cooperazione internazionale di Polizia) e dall’ufficio di Collegamento italiano Interforze in Albania. Tutto questo ha consentito d’identificare, con certezza, i due albanesi entrati in Italia con regolare passaporto e documenti di espatrio rilasciati dalle autorità albanesi. Dalle registrazioni degli ingressi in Italia, di entrambi i soggetti, è stato confermato che il giorno della rapina i sospetti si trovavano sul territorio italiano. È stata determinante anche l’acquisizione dei tabulati telefonici dei cellulari usati dagli indagati che ha premesso di rilevare la loro presenza all’Aquila nel giorno della rapina, nei giorni precedenti e successivi. Le 2 utenze attive, anche tra loro, sono state intercettate proprio nell’area del misfatto in orario antecedente e susseguente. Inoltre i due sono stati ripresi dalle videocamere mentre, a piedi, passavano dinanzi l’istituto di credito, questo appena 30 minuti prima della rapina e con un ulteriore passaggio, documentato dalla telecamera installata presso la gioielleria.

Su richiesta della Procura dell’Aquila, a carico dei 2 albanesi sono state emesse 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere per rapina aggravata e lesioni personali. È stata necessaria una richiesta di estradizione al procuratore generale presso la Corte d’appello del capoluogo abruzzese (a sua volta questi ne ha fatto richiesta al ministro della giustizia) perché i soggetti sono fuggiti in Albania 2 giorni dopo la rapina. Il Tribunale dell’Aquila, il 21 ottobre 2013, ha condannato gli albanesi a 10 anni di reclusione per rapina aggravata e lesioni personali. Dalle ricerche dei 2, svolte dalla Squadra mobile aquilana, guidata dal vice questore Maurilio Grasso, in collaborazione con la polizia albanese e per il tramite dell’ufficiale di collegamento italiano a Tirana, si è scoperto che il più piccolo dei 2 rapinatori il 2 ottobre dello stesso anno della rapina è morto in ospedale a seguito delle gravi ferite alla testa causate, la sera prima, da diversi colpi di arma da fuoco esplosi in un appartamento a Valona. L’altro uomo è ricercato nel suo paese ed in campo internazionale, non è stato rintracciato nella sua residenza a Valona e l’abitazione è stata perquisita dagli agenti a marzo dello scorso anno, ma senza risultati. Potrebbe essersi trasferito a Tirana.

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