Faglia del Morrone: potrebbe attivarsi in ogni momento. Valle Peligna mai e mai pronta

Potrebbe sembrare una buona notizia leggere, dalla relazione dei geologi, che tra un movimento e l’altro del sistema di faglie di monte Morrone il tempo di ricorrenza stimato è di circa 2000 anni. Due milleni perché un forte terremoto si rimanifesti? Non è proprio così. La faglia del Morrone, lunga 23 chilometri da Pacentro (Aq) a Popoli (Pe), potrebbe attivarsi in qualsiasi momento e potrebbe farlo senza avvertire, senza sciame sismico. 

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Faglia del monte morrone lo studio dei geologi Report-age.com 2016Il movimento c’è sempre stato per la faglia del massiccio anche se con Magnitudo di poca intensità, si tratta di sollecitazioni sismiche poco avvertite dall’uomo. Lo prova il segmento di faglia Occidentale del Morrone. Lo slip rate indicato nel report dei geologi (Ingv) è di 0.4±0.07 mm/anno, significa che lo scivolamento del terreno e di circa  0,4 mm ogni anno. Per il tempo di ricorrenza, gli studiosi, considerano solo terremoti importanti e si parla di attivazione della faglia ogni 2000 anni non perché si può prevedere il giorno in cui si manifesterà il sisma, ma perché almeno si può ipotizzare che qualcosa prima o poi tremerà in un’area a massimo  rischio sismico. Dunque, i terremoti storici che hanno interessato l’entroterra abruzzese possono orientare, ipotizzando la ciclicità dell’evento, anche se hanno epicentri oltre la valle Peligna e sono stati causati da altre faglie che finalmente oggi possono essere studiate con cura e  strumenti adeguati.

É la più pericolosa d’Italia la Faglia del Morrone, a chiarirlo sono le interessanti relazioni dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Pericolosa perchè la massima magnitudine attesa, in caso di attivazione, è prevista con questi valori: M=6,66,7, soprattutto a causa delle accelerazioni attese sui depositi alluvionali della valle Peligna, in caso di sisma, che sono i terreni più pericolosi. Su questi si è costruito abbastanza in valle Peligna e spesso senza criterio. Si parte da qui per chiarire alcuni aspetti, sconosciuti ai neofiti, dello studio che abbiamo l’onore e il permesso di pubblicare in queste pagine: Fagliazione normale attiva lungo il versante occidentale del monte Morrone, Appennino Centrale Italia di Gori, Galadini, Falcucci (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), Giaccio, Messina, Sposato (Centro nazionale ricerche Istituto di geologia ambientale e geoingegneria) e Dramis (Università degli studi Roma 3 Dipartimento di scienze biologiche.

Se si attivasse ora i sismologi direbbero che la Faglia del Morrone ha tempo di ricorrenza 2016-148. Queste ultime 3 cifre indicano gli anni che sarebbero ancora a disposizione, in base ad una ipotesi di calcolo dei geologi,  per l’attivazione della faglia più pericolosa d’Italia. Si prende a riferimento il II secolo dopo Cristo come precedente periodo di attivazione. L’indagine parte dalla riparazione di una pesa pubblica del Pagus interpromium* in Abruzzo Citeriore (qui l’immagine della  iscrizione che testimonia l’evenmto). Proprio dalle macerie e da antichi documenti gli studiosi trovano spesso tracce di vecchi terremoti per un’analisi indispensabile alla ricostruzione della storia sismica del Pianeta, utile alla comunità. Dunque il countdown sismico metterebbe a disposizione ancora 147 anni, ma non è così anche se sono trascorsi circa 1868 anni dall’ultima attivazione. Il monte Morrone si muove in qualsiasi momento e se il terremoto accadesse ora gli esperti arrotonderebbero sempre a 1700-2000 anni. In più, la successiva sollecitazione sismica potrebbe verificarsi appena dopo l’ultima attivazione, 100 anni o anche 50 anni, perché nessuno conosce l’equilibrio raggiunto dalle rocce e dalla faglia dopo un evento importante.

*Pagus interpromium La testimonianza è rappresentata da un’epigrafe, attualmente conservata nell’abbazia di San Clemente a Casauria (edita nel Corpus Inscriptionum Latinarum 1883), databile genericamente al II secolo d.C.. L’iscrizione ricorda la ricostruzione della pesa pubblica  eseguita da Caio Sulmonio Primo e Caio Sulmonio Fortunato. Pesa pubblica del pagus° Interpromium (nei pressi di San Valentino in Abruzzo Citeriore), distrutta da un terremoto databile allo stesso periodo. Tenendo conto della localizzazione rurale dell’edificio (un ufficio di controllo della pesatura, relativo a una circoscrizione territoriale) le riparazioni potrebbero essere avvenute anche vari anni dopo il terremoto. °Pagus circoscrizione territoriale o anche, ma non necessariamente, borgo di Interpromium (in provincia di Pescara). Da questo borgo provengono varie sculture e iscrizioni romane, tra cui quella che menziona il terremoto. Questo terremoto non era noto alla tradizione dei cataloghi sismici ed è stato analizzato solo in contributi recenti (Guidoboni 1989; Guidoboni, Comastri e Traina 1994).

Edifici centro storico danneggiati da + terremoti della serie 1915, 1933, 1984, 2009 (in giallo danni riferibili a 2 terremoti; in nero i punti riferibili a 3 terremoti; in arancio i punti riferibili a 4 terremoti
Edifici centro storico a Sulmona danneggiati da più terremoti della serie 1915, 1933, 1984, 2009 (in giallo danni riferibili a 2 terremoti; in nero i punti riferibili a 3 terremoti; in arancio i punti riferibili a 4 terremoti

Valle Peligna pronta? Pochi amministratori pensano, tanti chiudono gli occhi e soprattutto non insistono per garantire alla comunità i servizi sanitari indispensabili all’entroterra troppo spesso colpito da calamità naturali e non. Edifici pubblici e privati vanno rafforzati, va data la possibilità di poter fare adeguamenti sismici a chiunque e l’impiego che si fa degli stanziamenti in questione andrebbe tedescamente monitorato. È anche vero che non si può strumentalizzare la paura quindi bisogna  finirla di modificare la disciplina per far impazzire la gente e far arricchire certi costruttori. Come siamo messi di fronte alla possibilità di un forte terremoto? Ai vertici rifiutano il confronto su questo argomento. Con la possibilità di attivazione che ha la faglia del Morrone c’è chi si domanda come si possa pensare d’installare una centrale di spinta del metano e tanti altri tubi da interrare a Sulmona.

La centrale di compressione del gas è da piazzare a pochi metri dalla faglia, si svilupperebbe su una superficie di 12 ettari. Dunque, se 1 ettaro corrisponde a 10 mila  e le misure di un campo di calcio regolare corrispondono a 7 mila 300 m² allora la centrale occuperà lo stesso spazio di 16 campi e mezzo di calcio. Di questi 12 ha, un terzo sarà occupato da impianti fuori terra e gli altri? Gli impianti saranno sotterrati e, conclusi i lavori, il suolo sarà ripristinato a verde. Magra consolazione! Con 3 turbine da 11 Megawatt ciascuna, 2 delle quali sempre in esercizio per spingere il gas naturale a Nord, con uno sfiatatoio alto forse 50 metri per sfogare i fumi della compresisone, se il progetto verrà autorizzato i Peligni saranno davvero messi male. L’impianto verrebbe installato, ciliegina sulla torta, a 500 m di distanza dal metanodotto già esistente, a 2,3 km da un Sito d’importanza comunitaria (Sic) e a poche centinaia di metri dal centro abitato.

Il metanodotto. Sono 4 le linee di collegamento per il metanodotto Rete adriatica. I tubi dell’anaconda richiedono servitù per una estensione di 40 metri (20 m per lato). Se davvero avessero trovato un sistema di carrucole e carrelli per ammortizzare le eventuali sollecitazioni sui mega tubi, così fa intendere la multinazionale che porta avanti il progetto quanto riferisce che  nel corso degli anni sarebbero stati previsti degli adeguamenti per irrobustire di metallo le condotte del Sulmona-Foligno (2 condotte di diametro 1 m e 20 cm) 48″ (P=75 Bar),  verrebbe da esclamare: Si salvi chi può. Alla faccia del principio di precauzione e dell’impossibilità di azzerare il rischio.

Nella ricerca è scritto che per la faglia la sua attività tardopleistocenica–olocenica è indicata dalla dislocazione, lungo di esso, di depositi di versante attribuiti all’Umg (l’interglaciale Gunz-Mindel). Il Pleistocene è il periodo posizionato tra 1,8 milioni di anni fa a 11 mila anni fa. L’Olocene da 11 mila anni ad oggi. I depositi attribuiti a UMG si riferiscono alle glaciazioni Mindel e Gunz. Umg è il periodo interglaciale Gunz-Mindel datato 700 mila-650 mila anni fa. Quei depositi hanno consentito la datazione delle attivazioni della faglia del Morrone. Premesso, le glaciazioni in Europa sono Gunz Mindel, Riss e Wurm che vanno da 680 mila anni fa di Gunz a 110 mila-12 mila anni di Wurm. Ora siamo tra 2 periodi glaciali, cioè in quell’intervallo di tempo della storia geologica del pianeta Terra definito periodo interglaciale, lungo circa 10-15 mila anni, caratterizzato da un innalzamento delle temperature medie globali e dal progressivo ritiro dei ghiacciai.

Si ringrazia la geologa Clotilde Iavarone

Fagliazione normale attiva lungo il versante occidentale del monte Morrone

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Aggiornamento

Diniego alla classificazione Rete nazionale dei gasdotti per i tracciati Sulmona-Foligno e Oricola

Archivio

Indagine sui terremoti dalle macerie storiche. A Sulmona inerzia e ricostruzione senza attenzione

 Retroscena del Rete adriatica

La Faglia del Morrone: la più pericolosa d’Italia per l’Ingv. E insistono con centrale di spinta e gasdotto Snam

Aereo sui terreni della centrale Snam e del gasdotto Rete adriatica

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