Associazione a delinquere, usura ed estorsione a Sulmona, scattano le manette per 9, altri 11 indagati

Sulmona (Aq). Dei 9 arrestati 8 sono parenti, tutti in affari tra Sulmona e il pescarese. Assumevano dipendenti e producevano buste paga fittizie con cui chiedevano e ottenevano prestiti alle banche che però non onoravano.

Aggiornamento

Il frutto della truffa poi veniva impegnato per prestiti ad usura,  circa 40 gli imprenditori finiti nella morsa degli usurai. Un sistema collaudato per la famiglia, scoperto da una denuncia di usura che ha portato gli inquirenti a scavare più a fondo su elementi inquietanti che, nel corso delle indagini, venivano a galla. Alcuni componenti del gruppetto sono noti alle forze dell’ordine proprio perché già beccati a commettere reati contro il patrimonio. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona, Marco Billi, a conclusione di una impegnativa attività d’indagine in cui, oltre agli arrestati, sono indagate altre 11 persone. Si parla anche di inquinamento probatorio registrato alle risultanze delle intercettazioni telefoniche e ambientali, durante i riscontri.

 

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I 9 in manette sono responsabili, a vario titolo, dei reati di usura, estorsione, falso e associazione per delinquere finalizzata alla truffa, in 6 finiscono in carcere. Ai vertici dell’organizzazione Mario Di Rosa 51enne di Sulmona (i reati contestati sono associazione per delinquere e usura) e Cesare Mariani 52enne di Raiano(Aq) residente a Chieti, procacciatore d’affari conoscitore di diritto del lavoro e finanziarie (arrestato per associazione per delinquere). In via Lamaccio 1 finiscono anche Lucio Di Rosa 45enne sulmonese domiciliato a Pettorano sul Gizio(Aq), Bruno Spinelli 41enne di Sulmona, Pasquale Di Rosa 46enne di Castel di Sangro(Aq) residente a Montesilvano(Pe) (usura). Sonia Di Rosa, 43 anni di Sulmona, da qualche ora nella sezione femminile del carcere di Castrogno a Teramo (associazione per delinquere). Ai domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere restano la sulmonese 45enne Lucia D’Amato, Pasquale Di Rosa figlio 23enne dell’arrestato Mario Di Rosa e Luigi Morelli 34enne di Avezzano(Aq).

Si sono avvalsi anche della collaborazione di esperti, tecnici programmatori come Mariani, per il loro collaudato sistema con cui rimettevano in piedi, fittiziamente, società che tra il 2012 e 2013 avevano accumulato e registrato forti perdite. Carte false, bilanci taroccati che servivano per truffare le banche. Nella società della famiglia sono stati assunti, per così dire, circa 10 dipendenti, in maggioranza sulmonesi, con uno stipendio di tutto rispetto, ma solo sulla carta, di almeno 3 mila euro al mese. Per la loro complice disponibilità i collaboratori ottenevano compensi superiori a 2 mila euro. Venivano assunti nelle imprese rispolverate e messe a lucido per apparire solide, con tutti i permessi, le autorizzazioni e le iscrizioni in regola, persino quella alla Camera di commercio. In un anno d’indagine del pubblico ministero Stefano Iafolla e della polizia giudiziaria, in particolar modo del maresciallo dei Carabinieri, Francesco Miccoli, si è riusciti a svelare il meccanismo. Tutti gli pseudo dipendenti della società resuscitata chiedevano prestiti, attraverso la cessione del quinto del finto stipendio e grazie alle copie delle false buste paga (addirittura riciclate e rivendute, a circa 500 euro, per ottenere altri prestiti personali) incameravano soldi. I dipendenti onoravano solo le prime rate del mutuo per non allarmare la banca, ma le altre non venivano più corrisposte per insolvenza. Portati a credere alla momentanea difficoltà economica del lavoratore dipendete, l’ufficio prestiti delle banche temporeggiava, difficilmente denunciava i fatti nella speranza di recuperare i crediti. Un giro d’affari di migliaia di euro, con l’ottenimento di prestiti l’associazione per delinquere ha sottratto almeno 600 mila euro agli istituti di credito. Anche per questo è stato eseguito, dai Carabinieri al comando del capitano, Fiorindo Basilico, il provvedimento di sequestrato, per equivalenze, di una villa da 15 vani e diversi terreni, del valore di 500 mila euro, a Roccacasale (Aq) riconducibile a Sonia Di Rosa. I profitti illeciti sono stati poi impiegati per prestiti a strozzo con tassi usurai che hanno raggiunto anche il 54% dell’importo prestato. Erano i vessati, accade spesso, a far pubblicità ai loro strozzini. Proprio da un caso di estorsione è partita l’indagine, un anno fa. “Un reato che mascherava un secondo livello di illeciti confluiti in un nucleo imprenditoriale che faceva da sponda” spiega il Comandante provinciale dei Carabinieri, il Colonnello Antonio Servedio. Gli inquirenti hanno confermato che l’attività poco chiara di alcuni componenti della famiglia copre un arco di tempo piuttosto ampio, vi sono tracce di movimenti di denaro già nel 2009. Purtroppo si tratta di reati che richiedono una querela di parte per procede e non tutti sono disposti a farsi avanti per denunciare. Il 2009 è l’anno del terremoto aquilano, è l’anno in cui si è più sentita nell’entroterra la crisi e l’esigenza di liquidità per alcuni professionisti rifiutati dalle banche, per un prestito. La disperazione ha spinto alcuni imprenditori e commerciati a ricorrere ai prestiti dei Di Rosa.

“Adesso lo aggiusto io sto bilancio” così dalle intercettazioni telefoniche a Cesare Mariani si viene a scoprire il meccanismo che consentiva di riesumare le società per rendere credibile l’inganno e metter su la grande truffa. Società stranamente in regola con la documentazione e che, complici tecnici e informatici, di punto in bianco riemergevano dagli abissi del fallimento, floride ed economicamente solide. Risultavano sedi legale ed amministrativa, ma andando a stringere non c’era assolutamente nulla. La prima impresa è la Rz elettronica di Sonia Di Rosa. Si è cercato di rimpiazzarla, ormai bruciata per credibilità, con una seconda società, la Sapori del fucino ( di P. G.). Un sistema ingegnoso, nascosto e a quanto pare consolidato che però non è sfuggito all’intuito degli investigatori.

“Momenti costruttivi e dinamici per l’esecuzione dell’operazione. Sinergia e collaborazione hanno dato frutti – il colonnello Servedio aggiunge – un passo di qualità per la polizia giudiziaria di Sulmona. A coordinare le indagini è stato il sostituto procuratore Stefano Iafolla, al suo fianco il procuratore capo del Tribunale di Sulmona Giuseppe Bellelli. All’esecuzione delle misure cautelari hanno provveduto i Carabinieri della Compagnia di Sulmona, i militari delle Compagnie di Chieti, Montesilvano (Pe), Avezzano (Aq) e Castel di Sangro.  L’indagine prende corpo durante il passaggio di consegne tra il capitano Francesco Nacca e il Capitano Fiorindo Basilico alla guida del Comando compagnia Carabinieri di Sulmona.

mariatrozzi77@gmail.com

In breve. Furto camion a Pescara. Ieri sera, intorno le ore 22 su via Raiale, si è verificato il furto di 2 camion con rimorchio della ditta Deco di Pescara, attiva nel trasporto e stoccaggio dei rifiuti solido-urbani. Dalle immagini del sistema di videosorveglianza i Carabinieri hanno ricostruito l’accaduto: 4 uomini hanno tagliato la recinzione della ditta e, una volta impossessatisi dei grossi mezzi, sono usciti dal cancello principale tranciando il lucchetto che lo assicurava. Sono in corso le indagini per risalire agli autori del furto da parte dei Carabinieri di Pescara. Ingente il valore del danno, in corso di quantificazione, assicurato.

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