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Turisti al bagno in area protetta nel Parco nazionale della Maiella e ..dei divertimenti

Beccati a fare il bagno nel fiume Orta, in aree interdette. Un paradiso terrestre quello al confine tra Caramanico Terme e San Valentino, in provincia di Pescara, minacciato ogni anno perché considerato alla stregua di una piscina pubblica. Dei cartelli di divieto di balneazione basterebbero per fermare l’orda di turisti? Improbabile, il fiume, le pozze e le cascate della riserva integrale sono state trasformate in un parco dei divertimenti, denunciano in un esposto 6 associazioni abruzzesi che chiedono un intervento immediato al parco nazionale della Maiella e al Corpo forestale dello Stato per tutelare il cuore dell’area protetta.

Aggiornamento

Parco Maiella fiume Orta Report-age.com 2016

Escursionisti in ammollo nella riserva integrale della Maiella

Con un esposto al parco e alla Forestale, le associazioni Studium naturae, Stazione ornitologica abruzzese, Lega italiana per la protezione uccelli, Altura, Salviamo l’Orso e Abruzzo ecosistema denunciano i comportamenti di alcuni escursionisti che nelle gole del fiume Orta, tra Bolognano e San Valentino e nel tratto fluviale tra Musellaro e Bolognano, circolano fuori dai sentieri ufficiali del parco buttandosi in acqua, esattamente nel biotopo Cisterna di Bolognano che ospiterebbe delle specie minacciate d’estinzione tra queste la lontra, la salamandra e crostacei come il gambero di fiume e il granchio d’acqua dolce. Scrivono le 6 associazioni che il calpestio del fondale del fiume apporterebbe ingenti danni alla vegetazione ed alle uova di anfibi e crostacei. Il gruppo chiede che s’impediscano quelle che definisce delle patologie del turismo e che si proceda contro i responsabili per violazione di alcuni dispositivi di legge (Dpr 5.6.1995 istitutivo del Parco della Maiella e Piano del Parco in cui l’accesso turistico alle zone a è limitato ai soli sentieri segnalati) e della legge regionale 50/1993 che vieta attività che possano provocare eccessivo disturbo, distruzione o deterioramento di ambienti di vita, riproduzione o frequentazione di specie tutelate. Conclude l’integerrimo gruppo ambientalista: “Questo comportamento.. è oltretutto ampiamente promosso da gruppi organizzati attraverso gli strumenti informatici del web, utilizzando in particolare Facebook, il che potrebbe configurare anche il grave reato di istigazione a delinquere (art. 414 codice penale)”.

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