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Indagine sui terremoti dalle macerie storiche. A Sulmona ricostruzione senza attenzione

Sulmona (Aq). Sui terremoti “Le informazioni ..suggeriscono una certa cronica inerzia e mancanza di attenzione verso il restauro post-sisma e per la manutenzione di fabbricati di età in qualche caso plurisecolare” si chiude così il primo paragrafo della pubblicazione 118, collana Quaderni di geofisica, che l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha voluto dedicare proprio alla città dei confetti “I terremoti a Sulmona: indagini di sismologia storica per la microzonazione sismica”.

Aggiornamento 1 e 2

Distribuzione danno centro storico Sulmo, terremoto 1984 Punti di danno neri edifici con ordinanza sgombero Rossi i punti di danno relativi a edifici senza ordinanza sgombero Report-age.com 2016

Distribuzione danno centro storico Sulmo, terremoto 1984 Punti di danno neri edifici con ordinanza sgombero, rossi sono i punti di danno edifici senza ordinanza sgombero

Dopo L’Aquila, Sulmona presenta la storia sismica più ricca d’Abruzzo, è scritto nell’indagine del professore Fabrizio Galadini (Ingv). La ricerca attraversa secoli di macerie tra i danni dei terremoti, i dati sono forniti da Roberto Carrozzo (Archivio di Stato). Lo studio mette a nudo le fragilità delle mura e del centro storico di Sulmona. Troppe debolezze in una città che la ricostruzione disattenta fa tremare e crollare. L’analisi della distribuzione del danno in occasione di alcuni terremoti sulmonesi dovrebbe indurre ad una prevenzione sismica, ma la città dei confetti è sospesa in un limbo, da decenni. Sono 12 i terremoti che hanno colpito questa valle d’intensità pari o superiore a 6 della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (Mcs), 6 di questi eventi sismici sono stati analizzati accuratamente, partendo dalle macerie. Danni, Sulmona ne ha subiti parecchi, in alcuni casi più gravi rispetto ad altri centri abitati della valle Peligna colpiti dallo stesso evento sismico. Probabilmente perché le caratteristiche geologiche e geomorfologiche della patria di Ovidio, in caso di sisma, possono produrre effetti più intensi nell’immediato sottosuolo e a livello locale. Negli ultimi terremoti a risentirne sono stati soprattutto gli edifici a ridosso delle scarpate dei fiumi Vella e Gizio. Questa possibile reazione del sottosuolo, in questo caso sulmonese, prende il nome di effetti di sito ed è il motivo che renderebbe indispensabile l’elaborazione di un’altra, definita dagli studiosi moderna microzonazione sismica.

Distribuzione del danno nel centro storico di Sulmona terremoto 1915 Report-age.com 2016

Danno sisma 1915 Nei terremoti successivi c’è un incremento del danno tra corso Ovidio, via Pantaleo, via Morrone, mura e borgo Pacentrano. È possibile che il terremoto pur non avendo comportato cospicui effetti, potrebbe essere stato responsabile di un aumento della vulnerabilità degli edifici di queste aree, determinando un incremento di danno nel 1933

Microzonazione ossia mappatura di dettaglio delle fragilità del sottosuolo – locale – per imparare, dai danni, a costruire bene là dove è più sicuro, ma anche per intervenire sugli edifici a ridosso di faglie o su siti sensibili alle sollecitazioni del sottosuolo. Gli effetti del sisma in alcune aree dell’abitato sembrano ripetersi e occorre indagare anche su eventuali costanti. I geologi hanno valutato i danni dei terremoti partendo dal sisma del 1706 (Is 9-10 Mcs) anche se per questo sono poche le conoscenze sugli effetti. Per gli altri 4 accaduti nel 1915 (Is 8 Mcs), 1933 (Is 8 Msc), 1984 (Is 6-7 Mcs) e 2009 (Is 5 Mcs) è stato possibile individuare i punti di danneggiamento nel centro storico che sono 181 per il sisma del 1915, per quello del 1933 se ne contano 564, sono 141 per il sisma del 1984 considerando però anche gli edifici agibili su cui sono stati eseguiti interventi di riparazione dai danni del sisma negli anni successivi e per il terremoto del 6 aprile 2009 sono appena 91 punti di danneggiamento. Le mappe così elaborate non hanno evidenziano tendenze utili a definire le Microzone omogenee in prospettiva sismica (Mops), ma è stato osservato un addensamento dei punti di danno a ridosso delle scarpate dei fiumi Vella e Gizio che delimitano il sito su cui è fondato il centro storico sulmonese. Gli stessi dati permettono di individuare 153 edifici su cui il danno si ripete nel quadro della successione dei 4 eventi sismici. La maggior parte dei fabbricati è stata danneggiata in occasione di 2 terremoti, in più di 20 casi in occasione di 3 terremoti e 3 casi identificano edifici che hanno subito danni a causa di tutti i terremoti indicati. Per lo storico Liceo Ovidio di piazza XX Settembre, ai danni dei terremoti del 1915, 1933 e 2009, vanno aggiunti quelli del piccolo terremoto del 1905 e del terremoto del 1706 che colpirono il collegio dei gesuiti fondato nello stesso luogo.

La ripetizione del danno ha colpito un numero non trascurabile di edifici di borgo Pacentrano, tra largo Palizze e via Pansa, via Morrone e tra via D’Eramo e via Capitolina. In breve, ai terremoti citati sono state attribuite intensità a Sulmona variabili tra il grado 8 Mcs (1915 e 1933), il grado 6-7 (1984) e il grado 5 (2009). “Dati gli effetti non catastrofici dello scuotimento, gli edifici che in maniera ricorrente hanno subito il danno avrebbero probabilmente potuto evitarlo se si fosse proceduto, tra un evento e l’altro, a restauri realmente mirati al miglioramento sismico” è ribadito dall’indagine del geologo dell’Ingv.

Distribuzione del danno nel centro storico di Sulmona, terremoto 2009 Distribuzione del danno nel centro storico di Sulmona, terremoto 2009

Edifici centro storico danneggiati da + terremoti della serie 1915, 1933, 1984, 2009 (in giallo danni riferibili a 2 terremoti; in nero i punti riferibili a 3 terremoti; in arancio i punti riferibili a 4 terremoti

Centro storico, edifici danneggiati da più terremoti: 1915, 1933, 1984, 2009 . In giallo danni riferibili a 2 terremoti; in nero i punti riferibili a 3 terremoti; in arancio i punti riferibili a 4 terremoti

Mitigazione del rischio sismico è l’obiettivo della microzonazione sismica di un intero abitato. A coordinare l’indagine per Sulmona è stata l’università di Chieti e l’analisi del professor Galadini può servire per cominciare a chiarire se alcune aree abbiano una diversa risposta alla stessa sollecitazione sismica e non solo in centro storico. Si parte, in gergo, dalla stratigrafia del danno elaborata, nel caso di Sulmona, considerando gli effetti sugli edifici del centro storico dei terremoti del 1706, 1915, 1933, 1984 e 2009, per cercare anche eventuali ricorrenze in specifiche aree, nelle antiche mura, per individuare e definire i Mops, Microzone omogenee in prospettiva sismica. Il discorso sarebbe da estendere anche al di fuori delle mura della vecchia città. Una distinzione importante va fatta, in centro storico, tra l’area centro-settentrionale della città, caratterizzata da una stratigrafia geologica molto articolata per la presenza di riporti e resti interrati della città romana e l’area meridionale disabitata sino all’espansione edilizia in età medievale. Premessa, la risposta sismica che deriva dalla presenza di spessori non trascurabili di riporti è evidente. La storia sismica di Sulmona documenta terremoti con effetti al di sopra della soglia del danno: 12 sono i terremoti con intensità da 6 a 9/10 gradi (scala Mcs). A ciò si devono aggiungere il terremoto del Gran Sasso del 1950, con lievi effetti sulle costruzioni tra il grado 5-6 Mcs e il sisma del 2009 con danni in centro storico che incidono nelle costruzioni in misura non superiore al grado 5 Mcs. Va aggiunto il terremoto del II secolo d.C., a cui viene riferita l’età convenzionale del 101 d.C, noto grazie all’iscrizione conservata nella chiesa di San Clemente a Casauria che tratta delle riparazioni di una pesa pubblica del Pagus interpromium. Per questo evento l’attribuzione dell’area epicentrale a San Valentino in Abruzzo Citeriore è erronea perché il sito del Pagus è da individuare nell’area di San Clemente a Casauria. Valutando gli effetti del terremoto nelle fonti archeologiche [Galadini e Galli, 2001; Ceccaroni et al., 2009], le diffuse tracce di distruzione e ricostruzione compatibili con il danneggiamento sismico porterebbero ad individuare l’area epicentrale proprio in valle Peligna, l’origine di questo sisma sarebbe riconducibile all’attivazione della faglia del monte Morrone. “Inoltre, varie indicazioni archeologiche, ma soprattutto una moneta di Antonino Pio rinvenuta in un’unità di crollo a Corfinio, attribuita al 147-148 d.C., fanno ipotizzare che il terremoto sia da riferirsi alla metà del II secolo d.C. – così indica l’accurata ricerca di Galadini e Carrozzo – Considerato che questo forte evento di età romana, responsabile di ingenti crolli diffusi nell’area peligna, fu presumibilmente originato dall’attivazione della faglia del Morrone [Galadini e Galli, 2001; Ceccaroni et al., 2009], è altrettanto verosimile, data la prossimità della sorgente sismogenetica e le chiare evidenze archeologiche di diffusa distruzione, che esso rappresenti il più forte terremoto della storia sismica locale”. Considerato il vecchio terremoto di epoca romana vanno ricordati e analizzati, in base alla distribuzione del danno, altri effetti di terremoti più recenti, ad esempio, quello del sisma 3 novembre 1706, con epicentro nell’area della Maiella, i danni sono stati valutati d’intensità 9-10 Mcs [Locati et al., 2011]. “Danni consistenti (I 8-9 Mcs) ha subito la città anche con il terremoto del 1349 [Locati et al., 2011], presumibilmente originato nell’area di Venafro [Galli e Naso, 2009] e con i terremoti del 1456 (Molise, I 8 Mcs), 1915 (Marsica, I 8 Mcs) e 1933 (Maiella, I 8 Mcs)” è indicato nel report di Galadini.

mariatrozzi77@gmail.com

Piazza XX Settembre Puntellamenti collegio Ovidio dopo il 1933 Report-age.com 2016

Puntellamenti collegio Ovidio forse dopo il terremoto del 1933, struttura resa vulnerabile dal sisma del 1915

Archivio

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