Caccia, si ricomincia a ‘sparare’ anche in Abruzzo

Doppiette all’opera anche in Abruzzo, da questa mattina nel mirino, ufficiale, finiscono colombacci e tortore per la preapertura della stagione venatoria che interessa anche Marche, Veneto, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Campania, Toscana e Sicilia.

Cacciatori in azione in stagni e lagune pronti a puntare contro anatre selvatiche come alzavole, germani e marzaiole, ma anche nei boschi all’inseguimento di colombacci e ghiandaie. Questo nonostante le evidenze scientifiche e le normative europee che non consentono la caccia a fine Estate. Il nostro Paese fa orecchie da mercante e continua ad autorizzare l’uccisione di animali selvatici proprio quando sono più vulnerabili. “Alla strage di migliaia di animali dichiarati cacciabili dalle Regioni bisogna aggiungere le numerose uccisioni accidentali di specie non cacciabili confuse con altre o, peggio, gli episodi di bracconaggio – scrive in una nota il Wwf sottolineando che l’Italia è stata più volte richiamata dalla Commissione europea con l’avvio di procedure d’infrazione. “L’Europa non consente la caccia in alcuni periodi dell’anno, fra questi la fine dell’Estate per le condizioni in cui si trovano numerose specie: piccoli ancora immaturi, le specie migratrici che devono prepararsi ai lunghi voli di ritorno verso  i luoghi di svernamento, la scarsità di acqua e cibo a causa delle siccità estive, degli incendi e le specie che stanno ancora nidificando – prosegue il Wwf Italia – A questo si aggiunge anche un deficit di controlli, sempre più scarsi e, quindi, inefficaci, per la prevenzione e la deterrenza rispetto ai reati venatori nel Paese. Situazione in peggioramento anche a causa dei vari riordini che interessano le polizie Provinciali e il Corpo forestale dello Stato. Anche se è impossibile calcolare il numero reale degli animali uccisi dalla caccia autorizzata, a causa delle falle nel sistema venatorio, si stima che sotto i colpi delle doppiette potranno essere abbattuti in tutta la stagione venatoria decine di milioni di animali: una mattanza compiuta dai circa 700 mila cacciatori italiani (ovvero poco più dell’1% della popolazione italiana, in diminuzione nel numero e in aumento per età media). La stragrande maggioranza degli italiani è invece contraria alla caccia, come dimostra una recente indagine Eurispes secondo la quale il 68% degli italiani si schiera contro l’attività venatoria. Le preaperture della stagione della venatoria, in Italia si inseriscono in un quadro di estrema difficoltà per la fauna selvatica, già fortissimamente segnata dagli abbattimenti illegali. In particolare per gli uccelli, secondo il rapporto di BirdLife Internationaluscito proprio quest’anno, nel nostro Paese si arriva a un numero di uccisioni illegali pari a 5 milioni 600 mila di stima media (range da 3 milioni 400 mila a 7 milioni 800 mila). La crescita di sensibilità certamente positiva nei confronti della Natura, frutto del grande lavoro di sensibilizzazione ed educazione ambientale svolto da associazioni come il Wwf che nei suoi 50 anni di vita ha contribuito al miglioramento delle condizioni della fauna e nel rispetto delle norme europee. Il 2016 è l’anno del cinquantesimo anniversario dalla fondazione del Wwf Italia: 5 decenni di impegno grazie all’attività di volontari, guardie ambientali, avvocati, studiosi ed esperti sempre in favore della Natura. Lazio e Marche avranno la stagione venatoria più lunga, dal 1 settembre al 9 febbraio 2017. Inoltre altre regioni continuano ad escogitare “escamotage” per impedire ricorsi alle associazioni ambientaliste: è il caso della Toscana che ha approvato la preapertura con un provvedimento “last minute” con soli due giorni d’anticipo dal via libera alle doppiette. In attesa dell’apertura ordinaria prevista per il 18 settembre non resta che sperare che il minor numero possibile di cacciatori approfitti di queste deroghe e che provvedano alla riduzione dell’inquinamento non utilizzando munizioni in piombo, elemento estremamente inquinante sia per gli uomini che per gli animali”.

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