Progetto Bomba disinnescato: ‘E anche questa volta ce l’abbiamo fatta’

Provincia di Chieti. Diffidano il ministero dell’ambiente perché non esprima parere favorevole sul progetto e al ministero dello sviluppo economico chiedono di ritirare il permesso di ricerca Colle Santo, ereditato dalla Forest oil, bloccando inoltre ogni ulteriore richiesta di coltivazione in quell’area. Alla Regione Abruzzo domandano di non rendere disponibili i terreni per l’insediamento delle attività della Cmi spa. 

Aggiornamento 1

Bomba, area colle Santo Report-age.com 2016Non ci sarebbero stati altri accertamenti su subsidenza e idrogeno solforato, a quanto pare, eppure nelle carte del progetto i dati indicati rendono quasi innocui i rischi del giacimento, per il territorio di Bomba, nel caso in cui osse riattivato. É ancora nel mirino Bomba e a proteggere l’ambiente sono tanti vigili angeli custodi tra questi i cittadini del Comitato Gestione partecipata territorio, Legambiente e Wwf Abruzzo. Tutti sensibili alla questione del giacimento Colle Santo che torna sotto i riflettori dopo la richiesta, della Cmi energia spa, d’istanza di coltivazione del giacimento di gas naturale, sempre nel comune di Bomba, prevedendo questa volta un metanodotto di 21 km che si allunga sino a raggiungere Paglieta dove verrebbe installata una raffineria. L’installazione interessa anche i comuni di Archi, Roccascalegna, Torricella Peligna, Pennadomo, Villa Santa Maria, Atessa e Colledimezzo, sempre in provincia di Chieti. La raffineria a Paglieta sarebbe l’unica differenza rispetto al vecchio progetto presentato dalla Forest oil su Bomba e bocciato, poco più di un anno, con la sentenza del Consiglio di Stato per i rischi idrogeologici connessi al fenomeno della subsidenza, ossia l’abbassamento verticale della superficie terrestre. La girandola di dati sulla subsidenza e l’idrogeno solforato, principali problemi di questa impresa, nelle nuove versioni del progetto non convincono perché si riducono inspiegabilmente. Massimo Colonna, Comitato scientifico: “L’Agip stimava una subsidenza di 26 cm nell’area interessata di coltivazione nei pressi della diga dei lago di Bomba e un’idrogeno solforato di notevole quantità. Nel corso degli anni le ditte che hanno ripresentato i progetti stravolgono i dati, il problema della subsidenza sparisce e l’idrogeno solforato si riduce drasticamente”. Un ventennio fa quella stessa opera era stata accantonata dall’Agip proprio per queste ragioni.  I due problemi principali sono proprio questi. A chiarire con delle puntuali osservazioni in opposizione al progetto  sono i volontari del gruppo scientifico messo in campo da cittadini e ambientalisti, in tempi strettissimi, per analizzare il progetto e mettere a nudo le incongruenze di un piano tanto rischioso per il territorio. “L’autorizzazione concessa a fine luglio dall’Agenzia regionale per le attività produttive e per l’aria non incide sul procedimento di valutazione ambientale e non significa che quell’opera si debba fare” chiarisce il sottosegretario regionale con delega all’ambiente Mario Mazzocca. La Regione giovedì scorso si è pronunciata ratificando il parere negativo al progetto espresso dal Comitato regionale di valutazione ambientale, l’atto è stato inviato al ministero dell’ambiente che sta avviando la procedura nazionale di valutazione d’impatto ambientale.

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Comunicato ambientalisti

Non ci sono nuovi accertamenti su subsidenza e idrogeno solforato che invece nelle carte del progetto misteriosamente diminuiscono! Colle Santo: ripresentare lo stesso progetto è un affronto ai cittadini e allo Stato Da Gestione Partecipata Territorio, Legambiente e Wwfnon solo le osservazioni in opposizione: diffida al ministero dell’ambiente perché non esprima parere favorevole su un progetto già
bocciato dal Consiglio di Stato; richiesta al ministero dello sviluppo economico perché ritiri per sempre il permesso di ricerca. Il ruolo della Regione.Il Comitato di cittadini Gestione partecipata territorio di Bomba e le associazioni Legambiente e Wwf hanno inviato al Ministero dell’Ambiente le loro Osservazioni in opposizione allo studio d’Impatto Ambientale presentato dalla Cmi energia spa in relazione all’istanza di richiesta di Coltivazione del giacimento di gas naturale denominato “Colle Santo” sito nel territorio dei Comuni di Bomba, Archi, Roccascalegna, Torricella Peligna, Pennadomo, Villa Santa Maria, Atessa e Colledimezzo, in provincia di Chieti. Le osservazioni, di cui in calce sintetizziamo le conclusioni, sono un atto doveroso, per il quale il comitato e le associazioni ringraziano il gruppo scientifico che ancora una volta, in tempi strettissimi e in piena estate, ha lavorato gratuitamente nel solo interesse della tutela del territorio e dei cittadini. Resta tuttavia gravissimo il fatto che, senza aver compiuto nessuna nuova indagine, sia stato ripresentato un “nuovo” progetto da parte della Cmi energia spa a distanza di poco più di un anno dalla sentenza del Consiglio di Stato che aveva bocciato lo stesso identico progetto presentato dalla Forest Cmi spa, per i forti rischi idrogeologici connessi al fenomeno della subsidenza. Si tratta di un vero affronto e di una totale mancanza di rispetto nei confronti delle Istituzioni dello Stato italiano. Il precedente progetto era stato bocciato con atti formali a tutti i livelli comunale, provinciale, regionale e nazionale e si era concluso con il pronunciamento del massimo organo decisionale amministrativo del nostro ordinamento con una argomentazione certamente tuttora valida poiché le condizioni idrogeologiche della zona in cui è situato il giacimento sono rimaste assolutamente invariate. Sarebbe decisamente comico, se non fosse invece assolutamente preoccupante, osservare come
vengano progressivamente stravolti i dati scientifici senza effettuare nessuna nuova analisi del terreno e senza che siano presentate analisi ufficiali e certificate sulla reale composizione del gas, Così scopriamo con stupore che – lo ripetiamo: senza nuovi dati scientifici di riferimento! – con il passare degli anni la subsidenza è passata dai 26 cm previsti dall’AGIP nei documenti tecnici presentati negli anni ‘90 ai circa 7 cm previsti invece dalla Forest Cmi spa nel 2010 agli appena 2 cm previsti dalla Cmi energia spa nel 2016. Alla stessa maniera l’idrogeno solforato scende da valori che si aggiravano tra i 3  mila e i 4 mila 200 ppm (analisi Agip) via via a 2 mila 900 ppm (dichiarati da Forest Cmi spa) e ora a 2 mila 763 (dichiarati da Cmi energia spa). Contro il progetto Forest e a tutela dei cittadini e del territorio avevano presentato ricorso il ministero dello sviluppo economico, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e si erano costituiti Wwf Italia e il Comitato Gestione partecipata territorio. Legambiente, Wwf e Comitato sollecitano ora le pubbliche amministrazioni a essere coerenti con quel ricorso e quindi chiedono:

  1. Al Ministero dell’Ambiente (al quale sarà inoltrato un dettagliato e argomentato documento di diffida) di non esprimere parere favorevole nei confronti di un progetto bocciato da una sentenza del Consiglio di Stato, su ricorso, tra gli altri, della stessa Regione Abruzzo, e respinto a tutti i livelli dagli Enti locali.

  2. Al Ministero dello Sviluppo Economico (al quale sarà inviata una richiesta ufficiale in tal senso) di ritirare il Permesso di Ricerca denominato “Colle Santo”, visto che lo stesso ministero aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato affinché non si procedesse alla coltivazione del giacimento per i forti rischi idrogeologici. Al ministero sarà richiesto, anche, di deliberare definitivamente l’impossibilità di sfruttare il giacimento di gas naturale di Bomba affinché non si possa ripresentare in futuro un ulteriore nuovo progetto.

  3. Alla Regione Abruzzo (che, in collaborazione con le associazioni ambientaliste e i comitatidi cittadini, ha elaborato, attraverso il Ccr Via regionale, proprie Osservazioni contro ilprogetto inviate al Ministero dell’Ambiente) di adottare ogni possibile iniziativa al fine dinon rendere disponibili i terreni dell’Agglomerato Industriale di Atessa-Paglietaindividuati dalla Cmi energia spa come sito di destinazione della centrale di trattamentodel gas naturale estratto.Massimo Colonna (Comitato Gestione Partecipata Territorio)Giuseppe Di Marco (Legambiente Abruzzo)Luciano Di Tizio (Wwf Abruzzo)

Comitato scientifico: dott. Domenico Angelucci, dott. Antonio Bianco, prof. Francesco Brozzetti, dott. Massimo Colonna, prof.ssa Maria Rita D’Orsogna, dott. Alessio Martorella, dott. Andrea Rosario Natale, dott.ssa Loredana Pompilio, prof. Francesco Stoppa. Coordinamento: Fabrizia Arduini (Wwf), Massimo Colonna e Sabrina Carozza (Gestione Partecipata Territorio), Luzio Nelli (Legambiente), Loredana Pompilio.

Sintesi sulle conclusioni delle Osservazioni

Nei documenti della ditta proponente non è presente alcuna analisi metodologica, quantitativa, analitica o sintetica che possa essere oggetto di critica (costruttiva o distruttiva che sia): spesso si tratta di una semplice raccolta di informazioni generali, scollegate con la funzione primaria di riferimento in merito al reale impatto su determinate matrici, o aree a qualsiasi titolo protette e non. Pur comprendendo le motivazioni utilitaristiche della Proponente, riteniamo non conforme alle leggi vigenti una illustrazione siffatta, il cui solo intento è quello di superare il sub procedimento all’interno del procedimento unico, in maniera superficiale e con il minor costo. Ne costituisce prova l’affermazione della Proponente che il progetto non debba essere sottoposto ad Aia (Autorizzazione integrata ambientale) e non debba essere assoggettato al D. Lgs n. 105/2015 (Direttiva Seveso III), come invece le presenti osservazioni ampiamente dimostrano. Il progetto della ditta Cmi energia spa. è da respingere per l’elevatissimo rapporto negativo rischi/benefici e per l’incompatibilità con la vocazione e la volontà del territorio. Di seguito la sintesi delle motivazioni:  Il campo pozzi denominato “Colle Santo” si localizza a livelli strutturali elevati, posti ben al di sopra dei volumi sismogenici di possibili terremoti di media-forte magnitudo. Tuttavia, la profondità ipotizzata per le faglie che delimitano il giacimento e la possibilità che queste rappresentino delle zone di migrazione preferenziale per fluidi sopracrostali, non consentono di escludere che le attività estrattive possano alterare le condizioni frizionali delle sorgenti sismogenetiche. Forti anche le perplessità sulla metodologia utilizzata per la valutazione della porosità in base a tecniche geostatistiche. L’impossibilità di riprodurre fedelmente le condizioni di sfruttamento del giacimento, può portare ad una considerevole sottostima del fenomeno della subsidenza indotta. Pertanto non vi è certezza che la subsidenza indotta dalle attività estrattive possa attestarsi sui valori di alcuni cm, come espresso dalla Proponente. E il rischio resta molto elevato. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) con la sentenza n. 02495/2015 Reg. Prov. Coll., n. 08032/2014 Reg.Ric., depositata il 18 maggio 2015, riferendosi a questo medesimo progetto, in merito al Principio di Precauzione, si esprime in maniera inequivocabile: ogni qual volta non siano conosciuti con certezza i rischi indotti  4 da un’attività potenzialmente pericolosa, l’azione dei pubblici poteri si deve tradurre in una prevenzione anticipata rispetto al consolidamento delle conoscenze scientifiche, anche nei casi in cui i danni siano poco conosciuti o solo potenziali. Le motivazioni che hanno portato alla succitata sentenza del Consiglio di Stato non sono state superate né dalla modifica al Programma lavori né da questo studio di impatto ambientale che si è chiamati a valutare.  L’intero progetto è impostato su una presunta composizione del gas naturale estratto ed un ipotetico tenore di idrogeno solforato ci cui dati, però, non sono supportati da nessun documento ufficiale che ne attesti la veridicità. La proponente, dichiarando l’impianto non soggetto alla “Direttiva Seveso III”, limita, di fatto, le fondamentali misure di sicurezza ai solo operatori e non li estende alla popolazione circostante e questo è inaccettabile vista la pericolosità intrinseca del progetto e delle sostanze pericolose interessate. Il progetto non è conforme con i piani urbanistici territoriali e regionale.  Il progetto non è conforme con gli indirizzi energetici provinciali regionali e nazionali. Per la natura del territorio e la sua vocazione naturalistica, per le caratteristiche della sua economia, considerato il forte rischio idrogeologico, vista la qualità del gas presente, valutate le misure previste per il controllo del pericolo di incidenti rilevanti, analizzate gli scarsi effetti economici che porterà alla popolazione, le associazioni ambientaliste Legambiente e Wwf e il Comitato di Cittadini Gestione Partecipata Territorio esprimono PARERE NEGATIVO sulla compatibilità economica, ambientale e sociale dell’istanza presentata. Il progetto della ditta CMI Energia spa è da respingere perché il rapporto tra rischi e benefici è sproporzionato: la produzione di una quantità di gas del tutto insignificante rispetto al fabbisogno nazionale non giustifica il sacrificio dell’intera area della media Val di  Sangro.

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