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Valentina salverà la valle dalla centrale Snam. Terremoto, attivisti: “Tracciato alternativo per il gasdotto progettato sull’Appennino”

Sulmona (Aq). Emys orbicularis, in arte Va-lentina, è la testuggine trovata durante un’escursione degli alunni del corso estivo svolto alla Fattoria La tana della Volpe (contrada Castelluccio – Pacentro) accompagnati dal consigliere comunale Alessandro Lucci. Una scoperta incredibile non solo perché è stata avvistata alle porte del Parco nazionale della Maiella, non solo perché arricchisce la biodiversità della valle Peligna, qualificando come unico questo ecosistema, ma c’è dell’altro se la si ritrova nei pressi di una cava in un’area presa di mira da una multinazionale.

Aggiornamento 11, archivio metanodotto centrale Snam

Alessandro Lucci foto Trozzi Report-age.com

Alessandro Lucci

Testuggine Valentina Report-age.com 2016 (1)Valentina, così è stata ribattezzata la testuggine trovata dagli alunni ai margini del fiume Vella, è una tartaruga assai rara, la sua specie vive in colonie e, da ottobre a marzo in uno stato di ibernazione resta in acqua, preferibilmente nel fango o anche nel terreno, tra radici e vegetazione o rocce, ma sempre vicino all’acqua. Si risveglia dal suo lungo sonno solo quando la temperatura dell’acqua raggiunge i 10 gradi centigradi. Così Piercarlo Di Giambattista, esperto delle Riserva delle gole del Sagittario, spiega al consigliere Lucci che, dopo il ritrovamento lungo l’argine del fiume che attraversa Sulmona e la valle Peligna, ha inviato le immagini dell’esemplare al biologo per capire se davvero si trovasse di fronte ad un caso tanto eccezionale così come aveva sospettato. Fatto è che l’esemplare è stato scovato nei pressi di Case Pente, nell’area su cui la Snam Rete gas progetta di realizzare una enorme centrale si compressione del metano. L’impianto è al centro di una lunga battaglia ambientalista che si protrae ormai da 11 anni per fermare il progetto del Rete adriatica, metanodotto allacciato alla centrale che dovrebbe attraversare la dorsale appenninica per spingere il gas naturale verso l’Europa .

Testuggine Valentina Report-age.com 2016 (2)

I ragazzi delle scuole al campo estivo La tana della volpe

Il terremoto continua inesorabile a ferire l’Appennino centrale, ma c’è chi non vuole né vedere, né ricordare. Sono trascorsi 19 anni dal sisma dell’Umbria e delle Marche, 7 anni dal terremoto dell’Aquila (Mw 6.3), 4 anni da quello in Emilia e adesso il terremoto nel Reatino, Marche, Umbria e Abruzzo (prima scossa di magnitudo 6.0). Nel 2013 e nel 2014 anche Città di Castello e Gubbio (Umbria) sono state interessate da forti sciami sismici. Non si stancheranno mai di ricordare che sull’Appennino Centrale, area in cui la Snam vorrebbe costruire il metanodotto Rete adriatica, è a massimo rischio sismico. A mettere ancora una volta in evidenza la tensione delle faglie lungo la fascia appenninica sono i Comitati cittadini per l’ambiente Sulmona, il gruppo d’Intervento giuridico onlus Cagliari e il Comitato interregionale No Tubo Umbria e Marche. Il gruppo affida ad una nota congiunta importanti riflessioni sottolineando la vicinanza alle popolazioni duramente colpite dal terremoto che alle ore 3.36 del 24 agosto che ha raso al suolo interi paesi del Centro Italia (maggiormente colpiti sono i comuni di Aricia, Arquata del Tronto, la frazione Pescara del Tronto, Accumuli) con un tremendo bilancio di morti, feriti e distruzione. Difficilissima la situazione delle popolazioni dei territori colpiti dal sisma e tornare alla normalità, scrivono, sarà un percorso duro, difficile e lungo. “Ancora una volta, come accade da circa un ventennio, è dunque l’Appennino centrale ad essere interessato da sismi devastanti. Questa successione di catastrofici eventi naturali evidenzia come la dorsale appenninica sia, sotto il profilo sismico, la parte più vulnerabile dell’intera penisola” gli attivisti del Centro Italia sottolineano come le istituzioni dovrebbero agire nel pieno rispetto del principio di precauzione mettendo al primo posto la salvaguardia dell’incolumità dei cittadini. “Obiettivo da perseguire ponendo mano ad una grande opera di messa in sicurezza del territorio, attraverso la prevenzione sismica, ma anche evitando mega infrastrutture che ne aumentino i rischi. Invece si procede in tutt’altra direzione. É inaccettabile che la Snam, con il sostegno del Governo, continui a voler imporre il grande gasdotto Rete Adriatica il cui tracciato si snoda proprio lungo le depressioni tettoniche dell’Appennino centrale, lungo le aree di maggiore criticità sismica. Anche il sito scelto per l’ubicazione della centrale di compressione, localizzata a Sulmona, ricade in area sismica di primo grado a 2 Km in linea d’aria dalle faglie sismogenetiche del monte Morrone silenti da oltre 1900 anni“.  Il gruppo fa riferimento alla faglia del Morrone considerata dai geologi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanolgia la più a rischi d’Italia dove, a poca distanza, la multinazione vorrebbe realizzare una centrale di spinta del gas naturale per spingere dentro enormi tubi il metano proveniente dall’Azerbaijan, Oriente, sino a Nord per venderlo all’Europa. “Parliamo di una grande opera d’interesse privato, ma con finanziamento pubblico e senza finalità di bene comune – scrivono gli ambientalisti – Sulla spinta di iniziative di sensibilizzazione ed azioni legali da parte di associazioni e comitati ecologisti, in particolare gruppo d’Intervento giuridico onlus Sardegna, Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona, Comitato interregionale No Tubo, gli enti istituzionali ai vari livelli hanno espresso la loro contrarietà al progetto della Snam. Di particolare importanza la risoluzione n. 7/00518, votata all’unanimità il 26 ottobre 2011 dalla Commissione ambiente della Camera dei deputati, con cui si impegna il governo ad individuare una alternativa di tracciato, proprio a causa dell’elevata sismicità, al di fuori della dorsale appenninica. Finora i Governi che si sono succeduti, hanno ignorato tutto ciò. La Snam metta da parte un progetto di per sé pericoloso e che espone le popolazioni locali ad ulteriori gravissimi rischi. Il Governo Renzi dia finalmente attuazione a quanto deciso dal Parlamento e rispetti la volontà delle istituzioni che rappresentano i cittadini”.

mariatrozzi77@gmail.com

Snam Rete gas

comunica su stato infrastrutture

Relativamente allo stato di esercizio e di sicurezza delle infrastrutture gestite nel centro Italia e in particolare nell’area interessata dal terremoto, nell’esprimere profonda solidarietà alle popolazioni coinvolte dal sisma che ha colpito il centro Italia, nei giorni scorsi, Snam Rete Gas informa che non si sono registrati né danni né interruzioni di esercizio sui gasdotti e le infrastrutture che gestisce nelle zone interessate, come ad esempio il metanodotto Chieti – Rieti così come avvenuto anche in occasione dei terremoti di maggior rilevanza che si sono verificati in Italia negli ultimi quarant’anni, incluso in Abruzzo, dove sono presenti circa 3.000 km di gasdotti.  Relativamente al progetto Rete Adriatica, il tracciato del metanodotto e l’ubicazione del relativo impianto di compressione sono comunque stati definiti scegliendo i lineamenti geomorfologici più sicuri e, in ogni caso, il più possibile lontani dalle aree interessate anche solo potenzialmente da dissesti idrogeologici o sismici.

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