Cucciolo di cinghiale al bar a Pescocostanzo. WWF: ‘Togliere la gestione del sovraffollamento ai cacciatori’

Pescocostanzo (Aq). A guardarlo e a toccarlo fa davvero tenerezza, ma il cucciolo di cinghiale sembra proprio spaesato. Sorpresi, meravigliati, i gestori del locale ne segnalano la presenza alle Guardie Ecozoofile Anpana, della provincia dell’Aquila, così intervengono La Forestale della stazione di Pescocostanzo e i veterinari della Asl di Castel di Sangro (Aq). La piccola, una femmina, sembra in buone condizioni di salute, viene soccorsa dal Ispettore provinciale della guardie Ecozoofile, Antonio D’Onofrio, che ne dispone il trasferimento al Centro di recupero per la fauna selvatica di Popoli (Pe) dove viwne riempita di coccole e attenzioni. 

Aggiornamento

Il racconto del soccorso al cucciolo: “Mi contattano da Pescocostanzo ieri, dicendo che un piccolo cinghiale si è  rifugiato in un bar nel centro del paese – dichiara il Comandante regionale della guardie zoofile, Antonio D’Onofrio – Gli dico di avvertire il Corpo forestale dello Stato della stazione di Pescocostanzo per intervenire il prima possibile. Dopo un paio di ore vengo contattato dell’ispettore del comando della forestale di Pescocostanzo che mi chiede la disponibilità a trasportare il cucciolo a Popoli al centro recupero. L’ispettore intanto fa intervenire la Asl di Castel di Sangro che visita il cucciolo per accertare l’idoneità al trasporto. Una volta ottenuto il parere favorevole do la mia disponibilità  e alle ore 14.30 recupero il piccolo  e lo porto al centro” la bestiola è in vbuone mani coccolato e curato a Popoli.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Il problema del sovraffollamento di cinghiali in Abruzzo è serio ed è grave, non si riesce ad affrontarlo con ragione scientifica, si sposta l’attenzione su altri interessi, quelli dei cacciatori purtroppo. Risolvere con l’abbattimento selettivo è impossibile e nessuno vuole ascoltare quando si cerca di spiegare che specie immessa anche in Abruzzo si riproduce soprattutto in base alla quantità di cibo che recupera e se non si provvede a bonificare i territori, a mettere in sicurezza le discariche e non si riducono al minimo i rifiuti indifferenziati sarà un disastro, non solo per gli agricoltori, ma per l’intera comunità.  Sul problema interviene il Wwf che, ancora una volta, punta il dito e mette spalle al muro le associazioni venatorie e le amministrazioni pubbliche compiacenti che hanno responsabilità per il sovraffollamento di cinghiali, questo sulla base degli studi e dei rapporti dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). “Il problema è che fino ad oggi la gestione dei cinghiali non è stata affrontata in termini scientifici, ma esclusivamente in termini di ricerca del consenso della lobby dei cacciatori. Imputare alle aree protette la responsabilità dell’aumento della specie è una sciocchezza che non ha alcun fondamento. Chi si occupa di gestione faunistica sa che i cinghiali si muovono in aree di circa 2/3 km di raggio: andrebbero fatti quindi degli studi sul posizionamento delle zone di ripopolamento e cattura e delle aree cinofile, distribuite a macchia di leopardo e create proprio dagli Ambiti territoriali di caccia (Atc) , con l’avallo delle Province. La santa alleanza stipulata in questi anni tra cacciatori e Regione ha portato al disastro nella gestione faunistico-venatoria – dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del Wwf  –  L’esempio più evidente è proprio la gestione del cinghiale, inadeguata e carente sotto il profilo tecnico e organizzativo. La Regione Abruzzo, non da oggi, è incapace di pianificare e coordinare le attività faunistico-venatorie: da anni è priva di un Piano Faunistico Venatorio aggiornato e non si è dotata dell’Osservatorio Faunistico Regionale, previsto dal 2004 e mai realizzato. Chi parla di fauna, lo fa spesso senza avere dati certi. È notizia di pochi giorni fa che la Regione non ha fornito all’Ispa neppure i dati 2014/15 sui tesserini venatori. Da anni il Wwf sostiene che alle imprese agricole andrebbe riconosciuto un ruolo più rilevante nella gestione del cinghiale, non solo perché costituiscono la categoria che maggiormente subisce disagi, ma perché se coinvolte nel modo corretto, possono essere una componente strategica per la riduzione del danno. Purtroppo fino a quando le organizzazioni agricole continueranno a farsi rappresentare da cacciatori all’interno dei comitati di gestione faunistica (Atc e Consulte provinciali per la caccia), prevarranno gli interessi venatori su quelli agricoli. L’obiettivo, ora, di cacciatori e di alcuni funzionari della Regione Abruzzo sembra essere quello di aprire la caccia nei luoghi più agognati, le aree naturali protette. Si tratta di un’ipotesi ovviamente non condivisa dal mondo ambientalista che contiene in sé la prova del fallimento delle politiche gestionali in materia faunistico-venatoria della Regione che, oltre a non avere un Piano faunistico-venatorio da anni, non ha mai concretamente attuato le Linee guida per la gestione del cinghiale nelle aree protette (Ispra), non ha mai fatto approvare le aree contigue dei parchi dove gestire la caccia in modo razionale creando delle aree cuscinetto tra parchi e resto del territorio. Sarebbe sufficiente decidersi a compiere le scelte sulla base delle evidenze scientifiche e non ascoltando solo le chiacchiere da bar dei cacciatori! Prevenzione dei danni, catture nelle situazioni problematiche e un sistema di indennizzi efficace proprio nelle aree protette sono soluzioni applicabili, se effettivamente si vuole ridurre il problema”. Il Wwf rinnova l’invito alla Regione ad organizzare, con tecnici indipendenti, un momento di confronto vero per confermare una scelta già assunta aprioristicamente.

mariatrozzi77@gmail.com

Galleria del cucciolo di cinghiale recuperato al bar dalle Guardie ecozoofile

Cinghiali amici dell’Uomo: la Donna accolta dal branco