Fanghi industriali della Toscana nella cava di Collelongo

Entroterra abruzzese. Ci mancavano solo i fanghi industriali della Toscana, residuo delle produzioni di carta igienica ecologica, in una cava  sull’Appennino abruzzese prossima ad una sorgente e ad un acquedotto. La Vallelonga è  sotto attacco ambientale?

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Svolte di POpoli cava Foto Trozzi Report-age.com 2015
Svolte di Popoli cava Foto Trozzi

Se lo chiede anche il Wwf Abruzzo montano che lancia l’allarme soprattutto sulla rischiosa permeabilità del suolo dell’area interessata dagli sversamenti e chiede un monitoraggio sistematico dell’acqua di falda, potabile, che disseta i cittadini di Villavallelonga, Collelongo, Trasacco, Luco dei Marsi e Avezzano, nell’aquilano. <Una vera emergenza ambientale nella Vallelonga. Dopo la strada tra Villavallelonga e Pescasseroli (asfaltata in piena Zona di protezione integrale nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con sequestro del cantiere e indagini, irrompe un altro sconcertante caso) il conferimento di fanghi presso la cava Le Grottelle, a Collelongo, confinante con la ex discarica già sequestrata – continua la nota dell’associazione ambientalista – Si tratta di fanghi provenienti da stabilimenti industriali della Toscana di una società di Lucca che produce carta igienica ecologica. Nell’ambito di un controllo a campione, dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale del 26/11/2015, è emerso che i rifiuti provenienti dagli stabilimenti di Porcari e di Diecimo, in provincia di Lucca, conferiti alla cava, gestita dalla ditta Tamburro, non rispettano i limiti previsti dalla normativa superandoli per centinaia di volte. Parliamo di idrocarburi pesanti denominati C10-C40, composti moderatamente volatili, trovati nelle matrici ambientali, derivanti da processi di disinchiostrazione nel riciclaggio della carta, che dovrebbero essere miscelati con terriccio. Nei suoi controlli l’Arta ha evidenziato che la miscelazione non viene effettuata correttamente, è stata riscontrata la presenza superficiale di un materiale non miscelato a terreno, delle stesse caratteristiche visive e olfattive de/ rifiuto conferitoLa Provincia dell’Aquila aveva ordinato alla ditta la rimozione del materiale entro 6 mesi, a decorrere da gennaio, ma il materiale inquinato è ancora presente nel sito. Nell’ultima conferenza di servizi, del 24 giugno alla quale la Asl non ha presenziato, i risultati hanno portato l’ente di governo del Servizio idrico integrato d’Abruzzo a richiedere prescrizioni come “Monitoraggi sistematici della qualità dell’acqua prelevata dalla falda acquifera e riservata al consumo umano visto la elevata permeabilità del suolo rilevata. Vista la direzione del flusso idrico della falda verso la piana del Fucino confermata dal piano di caratterizzazione è necessario eseguire monitoraggio anche a valle dell’area di bonifica in particolare per la presenza dei campi pozzo di Trasacco fonte strategica prioritaria e insostituibile di alimentazione idrica dei territori dei comuni di Trasacco, Luco dei Marsi ed Avezzano”Tutto questo per la vicinanza della cava con la sorgente Triolo e all’acquedotto del Cam. Il presidente del Wwf Abruzzo Montano Walter Delle Coste, informato di questo nuovo allarme ambientale e sanitario dai consiglieri di minoranza del comune di Collelongo, dichiara: “Il monitoraggio è certamente fondamentale ed è bene averlo richiesto. Viene tuttavia da chiedersi cosa accadrebbe se la falda fosse contaminata e perché non si applica in un caso così evidente il principio di precauzione, a tutela della salute dei cittadini marsicani?>.

Le associazioni dopo la riunione straordinaria dell’autorità di gestione del Patom per la tutela dell’orso marsicano ribadiscono l’esigenza del rispetto del principio di legalità

Pista forestale asfaltata chiusura strada Report-age.com 2016Prati d’Angro: ripristino ambientale per la parte abusiva e limitare l’accesso alla strada

Il Parco prosegua con convinzione nella sua azione a salvaguardia degli interessi della collettività e nel rispetto della normativa europea, nazionale e regionale. Le associazioni ambientaliste Salviamo l’Orso, Pro Natura, Wwf e Legambiente hanno partecipato nei giorni scorsi alla riunione straordinaria dell’Autorità di Gestione del Patom convocata a Roma dal Ministero dell’Ambiente. Sui risultati dell’incontro è stata elaborata una relazione sintetica che si può consultare sul sito del Ministero. Al di là della sintesi (che ovviamente condividono), Wwf, Salviamo l’orso e Pro natura ribadiscono come non si possa in alcun modo derogare dal rispetto del principio di legalità, soprattutto all’interno di una importantissima area protetta quale il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in una zona di particolare rilievo per la conservazione dell’orso bruno marsicano, patrimonio dell’intera umanità. Ricordano inoltre che tra i compiti del Parco c’è certamente anche quello, recentemente richiamato dal Consiglio di amministrazione dell’Ente, di favorire l’avvio di modelli gestionali che contemplino tutela e sviluppo turistico, purché però ciò avvenga con progetti a basso impatto ambientale. Confermano quindi che per loro, come giustamente sottolineato anche dall’Autorità di gestione del Patom, è necessaria e non eludibile l’azione di ripristino dello stato dei luoghi ed è indispensabile limitare l’accesso attraverso l’apposizione di una sbarra di chiusura della strada dei Prati d’Angro, in località Madonna della Lanna, in modo da consentire il passaggio ai soli autorizzati aventi diritto ed esclusivamente di giorno, con chiusura totale durante le ore notturne. Quello che è accaduto, al di là dei futuri esiti dell’inchiesta giudiziaria in corso e degli interventi pubblici a tutela dell’area protetta diffusi in questi giorni dalle associazioni, rappresenta indubitabilmente una immotivata aggressione all’autorità del Parco che va invece difesa e ribadita con convinzione, a salvaguardia della natura, della legalità e della civile convivenza. Tutto questo anche nella convinzione che scelte diverse e moderne possono fare della difesa della natura un formidabile volano per lo sviluppo anche economico di un territorio che sicuramente non può essere legato ad antistorici impianti di risalita, resi ormai perfettamente inutili e dannosi dai cambiamenti climatici in corso.

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