Cocullo On Air, nell’entroterra quasi selvaggio

Da Goriano Sicoli a Cocullo, nell’aquilano selvaggio, il vecchio e il nuovo sono costretti ad una forzatura non indifferente. Il paesaggio che si propone attorno è qualcosa di talmente dolce che gli impianti per l’energia, piantati a profusione, danno un retrogusto amaro davvero. Quando le installazioni colpiscono aree come questa l’impatto è percepito male, è meno accettabile ed è più violento. 

Le mandrie da queste parti devono godere proprio di buona salute, lungo la carreggiata le montagnole dei loro abbondanti ricordini non lasciano scampo. L’odore di origano selvatico, portato dalle folate di vento, rende tutto più accettabile. I guard rail, al margine della profonda vertigine, è completamente arrugginito. Spunta uno scarabeo che impiega 3 minuti per attraversare. In alcuni tratti le barriere di contenimento sono state cambiate. Scorpacciate di vento fresco, over the top, e le pale eoliche bianche e rosse sembrano verniciate di fresco in alta quota, l’impatto visivo è devastante. Sul calvario più di 3 croci, troppi ladroni!  Un cantiere aperto si affaccia dalla parte di Cocullo con tanto di segnale in curva: “Attenzione uscita autocarri”. Il paese nella gola mantiene saldo il culto dei serpari e il primo giovedì di maggio il rito si rinnova. Da via Santa Maria in Campo si arriva sulla statale 479, non proprio in buone condizioni. Il Report fotografico di Maria Trozzi sono per la rubrica Abruzzo ultima frontiera, tutti i diritti sulle immagini sono riservati.

Cocullo On Air