L’ombra della camorra nell’entroterra. Dopo 10 anni l’udienza, ma rinviata a settembre

Sulmona (Aq). É stata rinviata al 22 settembre l’udienza preliminare del procedimento n. 1066, fascicolo aperto dal 2006. Al tempo dell’operazione antidroga Replay, il 17 aprile 2007, vennero impegnati 95 Carabinieri di Teramo, Pescara e L’Aquila che giunsero anche a Castelvecchio Subequo con 2 unità cinofile e un elicottero. Vennero arrestate 9 persone e recuperati 21 kg di hashish e oltre 1 kg di cocaina sferrando così un duro colpo al traffico di droga tra la Campania e l’Abruzzo.

Per 10 anni questa operazione è stata dimenticata e sul procedimento ora incombe la prescrizione. Il caso è stato ripreso per i capelli ad ottobre 2015 grazie alla segnalazione del Corriere della Sera. Molto del ritardo si deve anche alla più volte minacciata chiusura del tribunale della valle Peligna che svuota gli uffici e sta portando ad un inesorabile smantellamento della struttura giudiziaria sulmonese. Ed è anche per questo che in servizio, per molto tempo, è rimasto uno solo dei 2 sostituti procuratori, organico indispensabile per portarsi avanti con il lavoro. La fine degli uffici giudiziari sarà di grande aiuto, in questo territorio, alla criminalità che sta trovando spazi e posto ovunque con ex detenuti eccellenti, ospitati nella conca, ripescati a delinquere dopo essere stati liberati per malattie serie, ma non gravi. A quanto pare guarivano all’improvviso ma con repentine ricadute alla vista delle forze dell’ordine. Nel comprensorio spacciatori e trafficanti sono ripuliti e rimessi a nuovo, ma sospettati di riciclare denaro sporco nell’entroterra con attività di diverso genere e con probabili legami col napoletano, all’ombra della camorra e del clan Limelli-Vangone.

Il tempo. Conclusi gli interrogatori, gli indagati del procedimento 1066 furono scarcerati e tornarono alle attività precedenti, nell’anno del terremoto aquilano, il 2009, l’avviso di chiusura delle indagini fu notificato solo ad uno degli 8 indagati rimasti che oggi hanno 9 anni in più: Salvatore Franzese (41 anni di Napoli residente a Castelvecchio Subequo), Tommaso Di Rocco, (51 anni residente a Pescara), Massimo Franzese (46 anni), Giuseppe Valeri (46 anni di Raiano), Tonio Valeri (40 anni di Raiano), Silvana Di Pietro (32 anni residente a Raiano). Ancora, la moglie di Salvatore Franzese allora agli arresti domiciliari per il figlio che aveva appena 2 anni, Ezio Serra e Cinzia D’Amario 54 anni entrambi di Ortona. Solo nel 2013 il fascicolo venne rispolverato con una notifica che raggiunse finalmente tutti gli indagati. Ancora 2 anni di fermo per il procedimento col passaggio dal sistema informatico Rege al Sicp e a maggio 2015 viene firmata la richiesta di rinvio a giudizio. Altri 9 mesi di stallo e solo a ottobre il nuovo procuratore Giuseppe Bellelli apprende della vicenda dal Corriere della Sera e il fascicolo parte per il giudice dell’udienza preliminare, udienza fissata il 7 luglio. L’altro ieri ancora un rinvio al 22 settembre perché il gup Marco Billi è impegnato a Velletri per un altro processo. La procura generale dell’Aquila così non può avocare l’indagine per inerzia, eppure agli uffici giudiziari del capoluogo di regione mancherebbero le comunicazioni periodiche e obbligatorie sull’iter del fascicolo.

Chi non volle dimenticare. Se al tribunale di Sulmona dimenticarono, la comunità Sirentina cercò di aggrapparsi ad un ricordo e il 13 settembre 2007 a Secinaro, un po’ più in alto di Castelvecchio Subequo, venne consegnata una targa ricordo e una delibera di encomio ai Carabinieri che in valle Subequana furono impieganti nell’operazione Replay. Presenti il maggiore Tella, il capitano del Nucleo operativo provinciale Massimo de Luca, i marescialli Lerza e Chiarelli, il vice brigadiere Ferrini, l’appuntato Bonzi e il carabiniere Cinti.

Traffico. La droga importata dal napoletano per la valle Peligna e poi sulla costa, secondo i carabinieri, passava per una villa di Castelvecchio di proprietà di Salvatore Franzese in cui sarebbero stati installati sistemi di sorveglianza per un milione di euro. I 21 kg di hascisc erano stati nascosti in fusti di benzina interrati, sono stati trovati anche 140 grammi di cocaina, bilancini  e materiale per il confezionamento, più 200 mila euro in contanti nascosti in un cassetto a scomparsa di un mobile, inoltre cellulari e 3 auto di grossa cilindrata. Furono denunciate, in stato di libertà, 31 persone per spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione decisa dalla Procura della Repubblica di Sulmona venne eseguita dai carabinieri del colonnello Amedeo Specchia, comandante provinciale, e del comandante del reparto operativo provinciale, Giovanni Di Nisio

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