‘Torniamo a Bomba’. Presentato un progetto di coltivazione eredità della Forest oil

Chieti. Torniamo a Bomba, o quasi. L’antica espressione, con la maiuscola però,  fa al caso nostro perché a questa località montana sembra essere affezionato un gruppo di petrolieri che così torna al punto di partenza di certi progetti falliti. Torna la minaccia di estrazioni di idrocarburi nei pressi del paese, perché cambiano i nomi, ma il resto no e l’intervento viene spostato semplicemente di qualche chilometro dal lago. Parliamo della concessione Colle Santo, stesso nome dei progetti di  trivellazione di una vecchia conoscenza del territorio: Forest oil di Denver. La proposta, questa volta, arriva da una società romana che chiede la messa in esercizio di alcuni pozzi esistenti nel territorio di Bomba prevedendone anche la realizzazione di nuovi. Non si fa mancare nulla la società petrolifera capitolina che progetta la costruzione di un metanodotto dai pozzi sino a Paglieta dov’è prevista una centrale di trattamento del materiale estratto.

Aggiornamento

Forest Bomba (Ch) Foto1 Maria Trozzi Report-age.com 2015
Manifestazione contro il progetto Forest Bomba Foto Maria Trozzi 2012

Un copione già visto che mette angoscia al solo ricordo di quanto hanno dovuto penare queste popolazioni per difendere il territorio finito nel mirino di qualcuno. Il progetto di sviluppo della concessione Colle Santo è stato presentato dalla Compagnia mediterranea idrocarburi (Cmi) energia di Roma, oggi controllata dalla Avanti energy inc. di Vancouver (British Columbia), ieri controllata dalla Forest oil, a quanto pare. La Forest oil è la stessa ditta che voleva realizzare a Bomba la raffineria e che la comunità locale, unita e decisa, respinse e sconfisse sonoramente più di un anno fa con una opposizione pacifica, ma serrata. Finisce dunque l’anno sabbatico per questa graziosa comunità montana anche se il progetto viene spostato un tantino più in là, a Paglieta, cercando di persuadere qualcuno che diga, subsidenza, instabilità, fragilità morfologica e aree protette non sono più un problema.

Progetto estrazione idrocarburi a Bomba Report-age.com 2016
In blu il tracciato del gasdotto del progetto Cmi energia Roma

Il piano della micro ditta capitolina coinvolge i comuni teatini di Perano, Roccascalegna, Atessa, Pennadomo, Paglieta, Torricella Peligna, Colledimezzo, Altino, Villa Santa Maria, Archi e Bomba. Il piano di sviluppo della società romana controllata dall’azienda americana prevede la costruzione di una centrale di trattamento del gas a Paglieta, nell’area industriale, la realizzazione di un gasdotto di 21 chilometri per collegarsi a Bomba, la messa in produzione dei 2 pozzi esistenti, monte Pallano 1 e 2 e la successiva perforazione di altri pozzi di sviluppo, tutti a Bomba, indicati con i nomi Pallano 3, 4, e 5. Da una delle pagine Web che fanno capo alla società canadese, operativa sulla costa del Pacifico della Columbia britannica, leggiamo un entusiastico annuncio comunicato dalla Avanti energy: “Situato nella regione Abruzzo del centro Italia, il progetto Colle Santo è il più grande giacimento di gas onshore poco sviluppata in Italia. Colle Santo contiene 76 miliardi di metri cubi di riserve di gas provate e probabili. Gli attuali limiti di campo provate e probabili coprono 2451 acri e le riserve sono state pienamente delineate da 2 nuovi pozzi esistenti con pozzi più vecchi. I 2 nuovi pozzi esistenti sono attualmente in grado di produrre oltre 20 milioni di metri cubi di gas al giorno. Cmi è operatore insieme con la sua filiale Avanti exploration Llc e Dove energy bv e possiede una quota del 90% nel progetto”. Il progetto è stato pubblicato sul sito del ministero dell’ambiente (qui)La società romana chiede la messa in produzione del giacimento di gas naturale Colle Salto e fa istanza per l’avvio della procedura di Valutazione d’impatto ambientale. La Concessione di coltivazione idrocarburi Colle Santo interessa, in parte, più aree protette: il lago di Serranella e la omonima Riserva naturale, le colline di Guarenna, i monti Maiella, Pizzi e Frentani e il bosco di Mozzagrogna in val di Sangro.

Non hanno un briciolo di vergogna – tuona dal suo blog la ricercatrice Maria Rita D’Orsogna – da come la vedo io è un riprendere in mano il progetto Bomba e spostarlo di qualche chilometro per dire che tutti i problemi di Bomba, fragilità del territorio, instabilità, subsidenza, vicinanza al lago, non ci sono. Come dire, visto che a Bomba non ce lo fanno fare, lo facciamo a Paglieta dove il lago e il rischio Vajont non ci sono“. Sul piede di guerra cittadini, comitati e associazioni ambientaliste pronti alle osservazioni al progetto, per la procedura di Via. Le Osservazioni potranno essere presentate, entro il 22 agosto, anche presso il Comune di Paglieta, area in cui è prevista la raffineria. É possibile prendere visione della documentazione, trasmessa dalla società per azioni, presso il settore Assetto del territorio e tutela dell’ambiente (nei consueti orari di apertura al pubblico, responsabile dell’ufficio è l’architetto Gianluca Mazzoni – Tel. 0872 80821 int. 6 – Fax 0872 80531 – email: lavoripubblici@comune.paglieta.ch.it). Il sindaco di Paglieta, Nicola Scaricaciottoli, comunica che l’amministrazione comunale convocherà un’assemblea pubblica aperta, oltre alla cittadinanza, ai portatori di interesse, alle associazioni ambientali e a rappresentanti istituzionali.

mariatrozzi77@gmail.com

Per saperne di più sul progetto buona lettura del blog di Maria Rita D’Orsogna

Immagini e link si possono scaricare qui:
http://dorsogna.blogspot.com/2016/07/la-cmi-energia-dal-colorado-al-dubai-al.html
Arriva in Abruzzo la Compagnia Mediterranea Idrocarburi (Cmi) con sede a Roma e con l’intento di riportare in vita il progetto di estrazione e trattamento “Colle Santo” gia’ proposto per Bomba dall Forest Oil di Denver e sconfitto dopo tanti anni di lunghe battaglie in Abruzzo.
L’intento della CMI e’ di sfruttare e di migliorare la resa di almeno sei pozzi vecchi trivellati a Bomba negli anni 1960 dall’Agip, di altri due trivellati dalla Forest Oil in anni piu recenti, e trivellarne almeno altri “due o tre” nuovi. In piu’ la CMI vuole creare un gasdotto fino a Paglieta a circa 20 chilometri di distanza e costruire qui una centrale di trattamento per l’eliminazione dell’idrogeno solforato e di altre impurita’.
Secondo i comunicati agli investitori, la CMI prevede di mettere il progetto in produzione entro il 2017. Verranno impattate una decina di comuni del chietino, fra cui Atessa e Torricella Peligna, e varie zone protette a ridosso della Majella, fra cui il lago di Serranella, le colline di Guarenna e il Bosco di Mozzagrogna.
Il progetto di valutazione ambientale della CMI e’ stato presentato al Ministero dell’Ambiente il 27 Giugno 2016 in collaborazione con Tea Sistemi, ditta di consulenza petrolifera gia’ nota in Abruzzo perche’ il suo fondatore, Paolo Andreussi, fu anche uno dei consulenti Eni per la progettazione del Centro Oli di Ortona.
La Cmi nasce come filiale italiana della Forest Oil Corporation di Denver ed opera almeno in Italia dal 1996. Il suo nome era ufficiale era Forest Oil-CMI, anche se in Abruzzo durante gli anni delle lotte contro il gas a Bomba l’abbiamo sempre chiamata Forest Oil.
A causa di vari investimenti sbagliati della casa madre negli USA, del tracollo dell’industria del petrolio, di vari problemi ambientali e in parte anche del fallimento del progetto Bomba che le fece perdere almeno 35 milioni di dollari, la Forest Oil finisce la liquidita’ e nel 2014 viene venduta alla Sabine Oil and Gas, ditta texana andata poi in bancarotta nel 2015.
La sussidiaria italiana Forest Oil-CMI invece viene venduta separatamente, alla Dove Energy, ditta fondata nel 2009 e con sede a Dubai. Il suo nome
diventa Cmi.
La Cmi, ora svincolata dalla Forest Oil, viene poi acquisita nel 2015 dalla canadese Avanti Energy, fondata nel 2013 da un ex-vicepresidente della Forest Oil stessa, John Mc Intyre. Ed e’ qui che il cerchio si chiude: quasi tutto il management della Avanti Energy e’ formato da ex dipendenti della Forest Oil, fra cui Mark Frascogna che adesso cura direttamente gli interessi della Cmi in Italia.
L’acquisto Cmi dalla Dove di Dubai ai canadesi della Avanti e’ avvenuto per soli 1.5 milioni di dollari.  Il loro progetto principale e’ proprio Colle Santo, in Abruzzo.
Si stima che dai circa dieci pozzi fra vecchi e nuovi si possano estrarre 1.5 miliardi di metri cubi di gas in totale. Visto che in Italia ne consumiamo circa 70 miliardi l’anno, il gas di Colle Santo servira’ per dare gas all’intera nazione, secondo le stime della CMI/Avanti stessa, per una sola settimana.
Perché mai una ditta dall’America-Dubai-Canada vorrebbe venire a trivellare a Bomba e a Paglieta? E’ evidente che e’ solo speculazione.
Nonostante il crollo del prezzo del petrolio a livello mondiale, ci sono ancora affari da poter fare. La Forest Oil aveva gia’ speso circa 24 milioni di dollari in studi ambientali, economici, organizzativi preliminari in Abruzzo e questi sono costi di risparmio per la CMI/Avanti che si trova gia’ meta’ del lavoro fatto.
Sopratutto, nei loro comunicati agli investitori la CMI/Avanti ricorda che l’Italia e’ ottima perche il nostro regime fiscale e’ molto favorevole per i petrolieri, le royalties sono basse, ci sono tante opportunita’ per ditte piccole e perche’ le recenti regole imposte dal governo per la simplificazione e per assegnare i progetti sono “rivoluzionarie”. Usano proprio questa parola: rivoluzionarie.
Sono tutti copioni che abbiamo gia’ visto in Abruzzo: idrocarburi pochi e scadenti, micro-ditte che pensano di poter venire in Italia a fare il salto di qualita’ e che fanno si fanno forza di inesistenti politiche di difesa del territorio in cui risorse e paesaggio vengono monetizzate in cambio di briciole. Ma sono anche dieci anni che combattiamo, che combatto. L’informazione e’ diffusa, la reazione naturale del grande pubblico non e’ piu’ di possibilismo ma di opposizione netta e ferma ai petrolieri.
Occorre solo continuare con la grazia e l’intelligenza di sempre, come mostrano le lotte degli anni scorsi, specie del Comitato Gestione Partecipata del Territorio di Massimo Colonna grazie al cui operato la Forest Oil ha subito una delle piu’ importanti lezioni di democrazia della sua storia.
La strada e’ tracciata e collaudata da anni. Basta solo non stancarsi: nonostante le leggi “rivoluzionarie” in loro favore, sono certa che come popolo sapremo ancora una volta rispedire al mittente questi folli progetti di persone che dell’Abruzzo non sanno e non amano niente”.