Powercrop ricorre al Tar. Comitato del No: ‘La strada intrapresa dalla Regione non è risolutiva’

Avezzano (Aq). Il castello di ragioni che ha portato al diniego dell’autorizzazione della centrale a biomassa sembra scricchiolare alla notizia del ricorso, al Tribunale amministrativo regionale, della Powercrop. Occorre chiudere immediatamente il procedimento di ritiro, in autotutela, del parere favorevole rilasciato dalla Regione nel 2010 e approvare subito la fascia contigua della Riserva del Salviano, è  l’unica cosa da fare per scongiurare l’installazione, a detta del Comitato che si oppone all’impianto previsto a Borgo Incile.

No PowerCrop Foto Maria Trozzi Report-age.com 09.4.2015
Emiciclo 2015. Foto Maria Trozzi

Col ricorso al Tar presentato dalla società e notificato alla Regione e al Comune vacillano le certezze dei vertici regionali e dei tanti che si erano accodati a celebrarli. Il ricorso inquieta non poco il Comitato No Powercrop che, dalla Marsica, torna a criticare aspramente, con un post sulla sua pagina Facebook, l’azione regionale di contrasto alla realizzazione della centrale (della potenza di 30 Mwe con annesso impianto fotovoltaico della potenza di 300 Kwp) perché non sarebbe risolutiva. Le ragioni del no addotte nel corso della Conferenza di Servizi per l’autorizzazione unica del progetto PowerCrop, del 21 aprile, sono considerate alla stregua di uno specchietto per le allodole per i cittadini: “Con tale ricorso la Powercrop demolisce letteralmente tutte le argomentazioni avanzate dalla Regione. In molti hanno osannato e ringraziato per il percorso intrapreso dal sottosegretario Mario Mazzocca e solo in pochi (quelli che da 9 anni stanno addentro alla questione Powercrop) non hanno condiviso fin dall’inizio tale percorso perché oggettivamente era chiaro e palese che non potesse essere risolutivo. Per questa nostra posizione siamo stati persino considerati pecore nere dai tanti soggetti che si sono affrettati, i giorni dopo la conferenza dei servizi, ad uscire con grandi titoloni sui giornali. E mentre tutti ringraziavano e si autocelebravano con propri comunicati stampa, le pecore nere attendevano in silenzio ciò che sapevano prepararsi all’orizzonte….e ora ci siamo! Le pecore nere hanno sempre ragione. Ora se vogliamo veramente lavorare tutti insieme per scrivere davvero la parola fine a questa vicenda, c’è una sola cosa da fare, chiedere tutti alla Regione di fare ciò che da tempo le pecore nere stanno chiedendo restando purtroppo sempre inascoltate:

  1. chiudere celermente il procedimento di ritiro in autotutela dello sciagurato parere favorevole Via n. 1559 rilasciato dalla Regione il 7 settembre 2010.
  2. approvare con la massima sollecitudine possibile la fascia contigua della Riserva del Salviano.

Conclude il Comitato No Powercrop: “Chi non fa queste cose, giunti a tale stato della situazione, opera oggettivamente per vedere sorgere presto la ciminiera su Borgo Incile, per apporre gli ultimi chiodi sulla bara del nostro ambiente”.

La vicenda PowerCrop. Tutto parte dal contestato Accordo di riconversione dello zuccherificio di Celano del 19.9.2007. Il Tar Abruzzo ha deciso ben 4 ricorsi presentati tra il 2010 e il 2015. L’estate scorsa boccia il primo atto di diniego alla realizzazione della centrale a biomassa, del 27 aprile 2015, basato sul contrasto con la misura Md3 del Piano qualità dell’aria e dunque accoglie il ricorso della PowerCrop contro il diniego del 27 aprile 2015. Il Tribunale amministrativo regionale ha bocciato, il 20 aprile scorso, anche i 2 ricorsi proposti uno, nel 2010, dall’amministrazione comunale di Luco dei Marsi (Aq) e l’altro, presentato l’anno successivo dalle confederazioni agricole e associazioni ambientaliste, contro il giudizio positivo di Valutazione d’impatto ambientale (Via) del 2010. Dopo queste decisioni del Tribunale amministrativo, esattamente il 21 aprile si è tenuta a Pescara la conferenza di servizi regionale che ha portato al diniego dell’Autorizzazione unica per la centrale a biomassa.

Le ragioni del recente diniego all’installazione. A precedere la decisione della Conferenza di servizi è la disamina del sottosegretario regionale con delega all’ambiente Mario Mazzocca che anticipa l’esito della Conferenza alla luce della delibera di giunta, del 19 aprile 2016, favorevole alla risoluzione dell’accordo. In quel giorno il sottosegretario regionale riferisce che dalle indagini del gruppo di lavoro (impegnato nella verifica della sussistenza delle condizioni per la recessione dall’accordo di riconversione dello zuccherificio, chiuso un decennio fa) sul progetto PowerCrop: “I proponenti hanno apportato modifiche al contenuto dell’Accordo, stipulato il 19.09.2007, in modo arbitrale e unilaterale. Modifiche che oltre a non rispettare i termini dell’accordo impattano su interessi regionali non negoziabili e aventi carattere di assoluta rilevanza quali lo sviluppo dell’economia agricola del territorio interessato dal progetto e le ricadute in termini sociali ed occupazionali perseguite. Si è ritenuto l’accordo in parola non solo non attuato nelle modalità in esso previste, non più aderente alle finalità strategiche previste per il Fucino e per l’intera Regione, ma anche non più praticabile per lo sviluppo dell’economia agricola anche in virtù dei numerosi aspetti disattesi e delle inesistenti ricadute socio-economiche… Ritenendo non più sussistente l’interesse pubblico alla prosecuzione dello stesso, in relazione alla inosservanza degli impegni assunti dai proponenti (che costituisce, di fatto, inadempimento ad obblighi vincolanti), l’esecutivo regionale si è espresso favorevolmente in ordine all’esercizio del recesso. Per questi motivi e per una serie di considerazioni aggiuntive (il ritiro della firma dall’accordo da parte delle Organizzazioni dei produttori agricoli del 5 marzo2009, la decisione del Consiglio regionale d’Abruzzo del 9 aprile 2015, la nota dei sindaci marsicani del 16 marzo scorso i quali chiedono alla Regione di “prendere atto delle rilevanti inadempienze amministrative e delle significative criticità tecniche del progetto”), la giunta ha oggi (19.4.2016) deliberato di condividere e fare propria la valutazione effettuata dal gruppo di lavoro (costituito a seguito della delibazione di giunta regionale del 22.03.2016) di ritenere sussistenti le condizioni per la risoluzione, per inadempimento, dell’Accordo di riconversione produttiva; di recedere dall’Accordo ritenendolo decaduto al pari dell’intero progetto integrato; infine, di valutare l’opportunità della sottoscrizione di un innovato Accordo, conforme a quanto definito dal citato Programma nazionale per la ristrutturazione del settore bieticolo-saccarifero oltre che in grado di valorizzare effettivamente il territorio fucense e abruzzese in risposta alla perdita subita con la chiusura dello zuccherificio di Celano”.

Approfondimento. PowerCrop è una joint venture paritetica di Seci Energia e Enel green power (la prima è una sub-holding della Maccaferri, fanno capo a PowerCrop le attività d’impiantistica industriale nel settore agroindustriale del gruppo bolognese a capo di progetti di generazione di energia da fonti rinnovabili: biomasse, biogas, fotovoltaico, eolico, idroelettrico e nel recupero energetico. La Powercrop nasce per la riconversione di 5 zuccherifici in cui realizzare centrali per la produzione di energia elettrica da filiere agro-forestali. In particolare, i progetti riguardano i siti di Castiglion Fiorentino (Ar), Russi (Ra), Fermo (Fm), Avezzano (Aq) e Macchiareddu (Ca) dove sono previsti nuovi impianti per la produzione di energia elettrica, ma purtroppo alimentati con biomasse e oli vegetali.

mariatrozzi77@gmail.com

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Parere negativo su centrale Powercrop. Wwf: Vinta battaglia fondamentale 22.4.2016