I Giganti di Forca Caruso. Abruzzo Ultima Frontiera

Superato Castelvecchio Subequo, arrivando a Castel di Ieri, in provincia dell’Aquila, le buone condizioni del manto stradale, della statale 5, spingono sul versante marsicano evitando l’autostrada e i viadotti Peligni che un nuovo progetto destina alla demolizione, per l’adeguamento sismico e la messa in sicurezza delle autostrade A24 e A25 di cui Strada dei Parchi è gestore e responsabile.

Forca Caruso Foto Maria Trozzi © 11 giugno 2016
Forca Caruso Foto Maria Trozzi ©

Un quarto d’ora in auto, a 1100 metri di quota, superiamo un’insegna. Svettando, lo scenario toglie il fiato. Si staglia inaspettata una gigantesca elica di dimensioni impressionanti che taglia l’aria a distanza, complice il vento, fa sembrare imminente l’arrivo di un mezzo a motore. Organizzando lo sguardo, la pala si allunga e si duplica a vista d’occhio con decine di vecchi tralicci. Le tracce di un metanodotto, sostegni elettrici mezzi ossidati, una rete e qua e là i ruderi della passata civiltà fanno di Forca Caruso, località dominata dal vento, una terra di mezzo tra passato e recente passato ingiallito tra millenni di storia. I contrasti ingentiliti dai prati all’inglese impalano la primavera montana abruzzese sacrificata al progresso del vecchio millennio.

Il paesaggio è surreale, il frinire dei grilli stride alla stregua di un hard disk del computer presago della rottura finale di un primitivo equilibrio. I giganti spadroneggiano sulle antiche alture, un calvario di croci che rende accettabile persino la via crucis dei vecchi sostegni di un elettrodotto arrugginiti e quasi familiari, richiami d’infanzia. Nel verde raggiante dei pascoli, la coda dei triangoli gialli segna il tracciato di un gasdotto e sulla fascia erbosa si alternano col gambo sterile e secco. Lo stesso affusolato dei funghi arancione, lo stesso colore dei rettangoli, a 3 cifre, confusi tra i freschi fili dell’erba. L’impatto visivo inquieta, spezzano il fiato le sciabolate d’aria eco delle sferzate al tramonto delle pale eoliche. Un fluido grigiastro sovrasta. Affacciati sul versante marsicano decine di pannelli solari posano le membra come lucertole avide dell’ultimo raggio.

mariatrozzi77@gmail.com