L’Europa non decide: ennesimo rinvio per il Glifosato. Le associazioni puntano alla messa al bando

Roma. Situazione davvero complicata per l’Europa che non sa davvero come uscirne. Trentotto associazioni si oppongono all’ulteriore utilizzo di Glifosato, 530 mila italiani sono d’accordo e sottoscrivono la petizione, in linea sono anche altri Stati del continente europeo e con 2 milioni di firme su Avaaz.org gli ambientalisti internauti manifestano il loro responsabile dissenso al rinnovo, per 12 mesi, dell’autorizzazione per l’uso del prodotto della Monsanto che a giugno scade. Con un piano l’Italia annuncia, inoltre, di abbandonare il Glifosato entro il 2020. Manca la maggioranza qualificata oggi e il non voto dei governi europei rimanda per poco le sorti dell’erbicida. La mobilitazione di milioni di cittadini europei spinge ad essere cauti, ad affermare una volta per tutte il principio di precauzione nei confronti di un prodotto sospetto per cui si consuma l’iter di una nuova autorizzazione, sino al 2017. Il principio attivo contenuto nell’erbicida Roundup della Monsanto potrebbe non essere cancerogeno. O peggio, la questione è squisitamente scientifica: il glifosato è stato classificato prima come probabilmente cancerogeno dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità, poi probabilmente non cangerogeno dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

Il rinnovo dell’uso di Glifosato è stato chiesto dalla Commissione europea, in un primo momento, per altri 15 anni, richiesta ridotta poi a 9 anni e, ancora fallita, è stata limitata a più di un anno di autorizzazione all’uso, questo ha mobilitato tanti e si può ancora sottoscrivere la petizione.

#StopGlifosato

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Nessuno può confermare che l’erbicida non sia cancerogeno. Almeno sino alla conclusione delle analisi, prevista per il prossimo anno, vale il principio di precauzione e a questo si richiamano gli 8 Paesi più responsabili dei 28 dell’Ue. Scaduta a fine giugno 2012, l’autorizzazione al Glifosato è stata prorogata già 2 volte. La Commissione non è riuscita a rinnovare l’autorizzazione per 15 anni, ha proposto allora un rinnovo inferiore e poi parziale, sino a limitarlo a 12-18 mesi, perché è proprio nel 2017 che l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) completerebbe la valutazione degli effetti del glifosato sulla salute umana e l’ambiente. Nel frattempo che si fa? L’Europa decide di non decidere. Tutto questo “Ci fa ben sperare per il voto finale – dichiara Maria Grazia Mammuccini, la portavoce delle 38 associazioni che si oppongono all’impiego del pesticida – La decisione dell’Ue rinviata per l’ennesima volta indica la difficoltà a trovare una soluzione condivisa al problema del rinnovo dell’uso del glifosato” conferma Mammuccini. Così l’esecutivo europeo ricorre ora ad un Comitato d’appello per chiedere una nuova votazione. Un altro stallo e la commissione dará autonomamente il via libera alla sua proposta. Per ora tutto è rinviato al Comitato e la coalizione non sembra intenzionata a cambiare idea. “L’unica risposta adeguata è l’applicazione rigorosa del principio di precauzione con la messa al bando definitiva dell’erbicida” sottolineano gli ambientalisti. L’Italia si è astenuta dal voto per la proroga all’uso del diserbante insieme a Germania, Francia, Grecia, Austria e Portogallo e Lussemburgo. Ci sono soluzioni alternative a questo prodotto e sono state anche proposte. Inoltre, la Repubblica di Malta ha votato contro. “La posizione dei ministri italiani dell’agricoltura (Maurizio Martina) e dell’ambiente (Gian Luca Galletti) ha consentito di mantenere salda la posizione dell’Italia. Ci auguriamo che questa posizione, se non una ancora più coraggiosa, rimanga inalterata fino in fondo” conclude la portavoce. Se l’esecutivo dell’Unione deciderà di non rinnovare il permesso per altri 18 mesi, gli Stati membri avranno un massimo di 6 mesi per esaurire le scorte ancora in vendita e un massimo di 18 mesi, in totale, per fare uso di quelle già acquistate. L’autorizzazione alla vendita di Glifosato nell’Ue scade a fine giugno.

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