Centrali a biomassa come funghi nel vastese. Petizione per fermare il progetto

Guilmi (Ch). É stata appena lanciata una petizione on line contro le centrali biomasse progettate a Guilmi e Carpineto Sinell0 (Ch). Tra 10 giorni i cittadini che si oppongono agli impianti a biomassa nel territorio faranno una prima conta delle firme per indire un incontro pubblico e fare chiarire sugli impianti.

Pericolo biomassa, centrali come funghi nel vastese Report-age.com 2016

Nel progetto della Energy life industry della Toscana, impegnata nella realizzazione degli impianti, e della Biovin Italia di Pescara, che sarà la proprietaria delle strutture a biomassa, sono previste almeno 4 centrali da cippato tra Guilmi e Carpineto. Il  14 maggio a Guilmi e il venerdì successivo a Carpineto Sinello le società hanno presentato il progetto, ma per il Comitato Difesa del territorio non ci sarebbe stata l’opportunità di documentarsi bene sulle caratteristiche degli impianti che vorrebbero realizzare nel territorio. Tra i comuni interessati dalle installazioni non mancherebbe Montazzoli, in origine sembra fossero previsti 7 impianti. Le centrali a biomassa avrebbero una potenza di 200 Kw e si vorrebbe realizzare anche una piattaforma segheria. Al sindaco di Guilmi, Carlo Racciatti, e al sindaco di Carpineto Sinello, Antonio Colonna il comitato spontaneo di cittadini chiede di fare completa chiarezza sulla procedura di autorizzazione del progetto per informare poi la popolazione organizzando un incontro. Prima del 20 maggio a Carpineto, in una riunione pubblica Racciatti ha rassicurato: “Se ci fossero stati i requisiti economici e occupazionali le centrali sarebbero state realizzate, ma non ci sono”. Per impianti del genere è prevista una Procedura autorizzativa semplificata gestita dal Comune. Il direttore generale della società toscana, Aldo Cossa, il 20 maggio a Carpineto ha ribadito che i lavori a Guilmi potrebbero già partire perché sono già state presentate le integrazioni, alla documentazione, chieste attraverso delle osservazioni presentate dagli amministratori comunali. Le centrali a biomassa potevano già essere installate dal 26 aprile a Guilmi e dal 2 aprile a Carpineto. afferma il general director della ditta toscana.

La proposta sarebbe la stessa presentata a novembre, per la realizzazione di una centrale a cippato per garantire il riscaldamento di alcuni edifici pubblici a Guilmi, ma la determina votata in quella occasione fu successivamente ritirata dall’assise civica. In ogni caso, con la petizione ai primi cittadini si domanda di bloccare la realizzazione delle centrali invocando il principio di precauzione, in vista dei danni ambientali che l’impianto potrebbe causare al patrimonio ambientale, paesaggistico, agricolo, alla salute e alla qualità della vita dei suoi abitanti. Il comitato di cittadini  domanda agli amministratori di intervenire in ogni modo, adesso e in futuro, per tutelare gli interessi del territorio e dei suoi cittadini e per impedire che ne venga compromesso lo sviluppo basato sulla valorizzazione delle sue ricchezze agricole, naturali, paesaggistiche, culturali, turistiche.

Storia del progetto. Tutto è cominciato a novembre scorso quando il Comune di Guilmi ha lanciato un bando per la ripulitura di 44 ettari di bosco, per 20 anni, il cui cippato sarebbe stato impiegato per produrre energia e alimentare le strutture del futuro polo scolastico finanziato da fondi regionali. La determina viene ritirata e le società restano e propongono di realizzare del le centrali biomassa.

Il progetto. Ne sono previsti 2 di impianti a Guilmi e saranno operativi tutto l’anno e richiederanno, ciascuna, circa 1600 tonnellate l’anno di legno proveniente dai residui della potatura dei vigneti e degli uliveti della costa, ma anche da resti legnosi forniti da altre regioni. Con il sistema syngas, il legno secco sarebbe ridotto a pezzettini e, ad altissime temperature, produrrebbe un gas che, una volta depurato, sarebbe impiegato per alimentare 2 impianti per produrre il 32% di energia elettrica e il 52% di calore. Il direttore generale della società toscana, Aldo Cossa, ha assicurato che l’inquinamento degli impianti dell’azienda sarebbe inferiore a quello prodotto da un motorino. Non ci sarebbe inquinamento acustico e un sistema di controllo fermerebbe le macchine nel caso in cui fossero superati i limiti consentiti.  Lo stesso non si può dire per la segheria che preoccupa il comitato di cittadini. Nell’impianto sarebbero lavorati 25 mila tonnellate di scarti legnosi: stoccate, seccate, imballate e trasportate. Il gruppo conta che sulle strade dissestate del vastese, per questa attività, circoleranno oltre 1000 camion in più all’anno.

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Imbroglio a biomassa. Ecco perché spuntano centrali come funghi. Il caso San Buono 21.3.2015