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La Gatta tenta altro accordo per proprietà sito Bussi. Sel-Si: ‘Con le aree inquinate al comune, la comunità rischia’

Bussi sul Tirino (Pe). Si pensava fosse tutto risolto e invece l’acquisizione delle aree del polo chimico, della mega discarica dei veleni, non è ancora definita. Il passaggio di proprietà dalla Solvay, attuale società che gestisce il sito, alla farmaceutica Filippi, impresa che dovrebbe acquisire le aree, è ancora tutto da decidere. L’Accordo di programma voluto dal ministero dell’ambiente sarebbe superato da un altro che si vorrebbe sottoscrivere lunedì, 23 maggio, in cui è prevista l’acquisizione della proprietà da parte del comune che così diverrebbe responsabile per la bonifica. Si parla di nuda proprietà e altri diritti reali che complicherebbero di molto la questione. Se la legge dispone che la bonifica spetta al proprietario, va chiarito, sarà difficile che una clausola nell’accordo di programma che ora si intende firmare possa realmente escludere ogni responsabilità del futuro proprietario, il comune di Bussi, per le future ed eventuali nuove bonifiche. Un rischio troppo grande per un ente tanto piccolo soprattutto se un 20% di caratterizzazione è rimasta in ombra e restano incerti alcuni inquinanti che nei prossimi anni si dovranno mettere in sicurezza e poi bonificare.

Aggiornamento 2017

Tornano a confrontarsi aspramente il sindaco di Bussi, Salvatore La Gatta, e i rappresentanti regionali di Sel – Si. E’ una posizione di netto contrasto, alla volontà del primo cittadino, quella che Sinistra ecologia e libertà – Sinistra italiana ribadisce, nero su bianco, in una nota dei coordinatori regionale e provinciale, Tommaso Di Febo e Daniele Licheri che chiamano in causa il segretario regionale della Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, sul caso Bussi scrivendo: “Siamo contrari all’acquisizione delle aree inquinate. Il sindaco La Gatta commette un grave errore continuando a non andare al nocciolo del problema. L’acquisizione da parte dell’amministrazione comunale delle aree inquinate e non ancora bonificate, in assenza di concrete garanzie, esporrebbe la comunità a gravi rischi, tanto che di oltre 50 siti di interesse nazionale, nessuno di questi è stato acquisito da un ente pubblico. Non esistono all’oggi garanzie su tale acquisizione e non è un caso che il ministero dell’ambiente continui a respingere una tale anomalia. Inutile che il sindaco si agiti, non esistono complotti, ma solo atti illegittimi e grande superficialità. Fa bene Mario Mazzocca (segretario regionale con delega all’ambiente ndt)a sottolineare le sue perplessità al presidente della Regione (Luciano D’Alfonso ndt) per cercare di dare un proprio contributo costruttivo alla soluzione del problema, e conseguentemente di non avvalorare una situazione a nostro avviso molto grave. Troviamo gravissimo il silenzio di Rifondazione comunista e sopratutto di Maurizio Acerbo che con grande precisione e puntualità mette la faccia per denunciare soprusi ambientali e sociali da parte di amministrazioni comunali a colore centrosinistra: bizzarro però il fatto che nell’unico comune d’Abruzzo in cui il Prc esprime un sindaco continui a tacere e coprire mettendo a repentaglio il futuro di una intera comunità. Facciamo appello alla sua serietà: prenda le distanze dal sindaco oppure dica esplicitamente e pubblicamente perché è favorevole all’acquisizione della aree, spiegando come potrebbe un piccolo comune gestire un tale dramma ambientale: quando si governa ci si assume la responsabilità delle scelte che si fanno- continuano i coordinatori – Sel – Si non è assolutamente contrario alla re-industrializzazione del sito industriale di Bussi, anzi, ma noi non vogliamo illudere i cittadini di Bussi con dichiarazioni roboanti; a tutt’oggi nei fatti, non vediamo un piano industriale credibile che possa garantire piena occupazione ai lavoratori che dovrebbero passare da Solvay ad un nuovo acquirente dell’area. Ricordiamo che oltre un anno fa la nostra consigliera comunale, Sonia Del Rossi, e il nostro gruppo Insieme a sinistra uscirono con varie proposte per la re-industrializzazione, come ad esempio l’utilizzo da parte di futuri imprenditori delle aree esterne a monte dello stabilimento (circa 34 mila metri quadri) ricomprese tra le aree dell’arretramento del Sin e le aree delle discariche 2A e 2B che verranno bonificate con fondi pubblici dal commissario. Per le aree interne (sito Solvay,Ex Medavox), dove verrà effettuata la sola messa in sicurezza (con fondi privati), chiediamo che si ripercorra la strada già precedentemente individuata: concessione di diritto di superficie agli eventuali investitori”.

Sempre alla vigilia dell’incontro fissato dal sindaco La Gatta che vorrebbe far sottoscrivere il suo Accordo di programma, in un comunicato, chiedono chi pagherà la bonifica di Bussi alcune associazioni ambientaliste abruzzesi:  Arci, Bussi ci riguarda, Ecoistituto Abruzzo, Italia Nostra, Legambiente, Lipu Marevivo, Mila Donnambiente, Pro Natura e WWF lanciano un monito.

 

Chi pagherà la bonifica di Bussi 

Alla vigilia della sottoscrizione del tanto discusso accordo di programma che dovrebbe tenersi a inizio settimana prossimo, le associazioni ambientaliste chiedono a gran voce chi sarà a pagare la bonifica di Bussi.Alla luce delle notizie che si sono rincorse negli ultimi giorni, il timore è che si stia andando verso una direzione che rischia di scaricare i costi veri della bonifica sui cittadini, contravvenendo al buon senso e alla direttiva comunitaria che istituisce un quadro di responsabilità ambientale basato sul principio “chi inquina paga” per prevenire e riparare i danni ambientali. Le criticità erano state già sollevate a più riprese sulla validità del progetto di bonifica che, a parte  il potenziale intervento sulla 2A e 2B non risolve il problema della discarica Tremonti e dell’area industriale che continuano ad inquinare. Neanche convince la mera “messa in sicurezza” ai fini della reindustralizzazione dell’area di proprietà di Solvay ed oggetto dell’accordo di programma. Questo non significa essere contro l’azione la riconversione industriale e lo sviluppo economico produttivo dell’area in questione che noi ci auspichiamo vada nella direzione di insediamento di nuove industrie green ma su “come” questo sta avvenendo o dovrà avvenire. Quello che Bussi aspetta da anni è innanzitutto un vero e serio progetto di bonifica totale delle aree inquinate e non le “tombature” ad oggi proposte. Nello stesso tempo, l’accordo di programma deve scongiurare ulteriori potenziali aggravi per il pubblico legati all’azione di bonifica, perché il danno causato da chi ha inquinato non può sempre essere scaricato sui cittadini, prassi ormai tutta italiana. «In particolare si chiede al Ministero, Regione e Comune di Bussi – dichiarano le associazioni – di valutare con attenzione i contenuti dell’accordo in esame e di scongiurare azioni che possano ripercuotersi negativamente sul futuro di questo territorio già gravemente compromesso e di mettere a repentaglio il futuro delle nuove generazioni da eventuali costi scaricati sull’intera collettività. Se davvero si vuole discutere di una sana re-industrializzazione, bisogna anche rendere il percorso di questo accordo di programma trasparente e partecipato al fine meglio garantire l’interesse generale». Una ipotesi, come da più parti ventilata, che preveda il trasferimento della proprietà delle aree inquinate in capo al comune di Bussi al fine di agevolare una potenziale re-industrializzazione, non solo è un’operazione insensata ma sicuramente è un operazione non necessaria. A pensar male, come qualcuno diceva, un’azione di questo tipo di fatto accollerebbe in capo alla collettività i costi di una potenziale futura  bonifica e anche di realtà ad oggi non conosciute. «Ci auguriamo – continuano le associazioni – che le Istituzioni pubbliche, interessate dal potenziale accordo, mettano in campo tutto il buon senso necessario e agiscano in funzione della tutela del bene comune e dell’interesse generale. Prima “del cosa”, è in discussione “il come”. Ci aspettiamo quindi che venga messa in campo la giusta attenzione, trasparenza e partecipazione che il problema richiede».

La nota della Direzione Generale del ministero dell’ambiente, precedente all’incontro del 23 maggio, informa su permanere di alcune criticità per la vendita delle aree del sito.Si comunica che «il trasferimento a titolo gratuito delle aree di proprietà Solvay (ricadenti nel SIN, ma non solo …) al Comune di Bussi sul Tirino e/o a società di trasformazione urbana promossa dallo stesso Ente – con conseguente assunzione di responsabilità da parte del Comune» sia «poco sostenibile e non valutata all’interno dell’Accordo». Inoltre, il Ministero sostiene come non emerga «con chiarezza chi eseguirà gli interventi di “messa in sicurezza operativa” nell’area ex Medavox» e che, in ordine alla «cessione a prezzo di mercato del diritto reale di superficie sugli impianti, immobili e beni aziendali al gruppo Uniholding-Unichimica», risulterebbero «quanto meno dubbi i presupposti dell’accordo … senza che, ad oggi, i potenziali sottoscrittori abbiano avuto contezza di un atto di compravendita tra Solvay e Unichimica-Uniholding SpA». “Ritengo che le questioni sollevate dal ministero, in larga parte derivanti dall’applicazione della vigente normativa, siano risolvibili con un ulteriore sforzo da parte di tutti gli attori in campo” spiega Mario Mazzocca, sottosegretario regionale con delega all’ambiente, in un intervento sul quotidiano on line Terzomillennio.

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