Federparchi e associazioni contro le attività cinofile nelle aree protette

Parte la protesta contro la norma che consente le attività cinofile nelle aree protette e mette a rischio specie protette come orso e camoscio. Scendono in campo ufficialmente Federparchi, Iaap, Legambiente, Wwf, Italia nostra, Lipu, Pro natura, Fai, Ambiente e/è vita, Salviamo l’Orso, Dalla parte dell’Orso, Mountain wilderness, Appennino ecosistema.

Foto Maria Trozzi

Parco regionale Sirente Velino Foto Maria Trozzi Report-age.com 2016
Piana del monte Sirente Foto Maria Trozzi

Le associazioni ambientaliste chiedono al Governo d’impugnare la legge e al consiglio regionale di abrogarla immediatamente. Si tratterebbe di un piano collegato alla cancellazione delle polizie provinciali e così Federparchi, riserve regionali e associazioni protestano nei confronti della Regione per la recente approvazione della legge 11 che appare in assoluto contrasto con la realtà del territorio e le sue vocazioni. Pubblicata sul bollettino ufficiale del 14 aprile la nuova normativa modifica la legge regionale 38/1996 sulle aree protette regionali e consente attività cinofile e cinotecniche all’interno del Parco Sirente Velino e nelle altre riserve naturali regionali. Con la nuova norma è possibile svolgere attività di addestramento e allenamento cani, incluse gare cinofile, su territori di grande valenza naturalistica con danni enormi per la fauna selvatica e per il territorio. Un provvedimento di assoluta gravità che non ha precedenti in alcuna regione italiana e che mette a gravissimo rischio la conservazione di specie importanti, tutelate da norme europee e nazionali, a cominciare dall’orso e dal camoscio. Si tratta inoltre di una norma illogica, illegale e ancora più assurda perché votata dai consiglieri regionali di quella che dovrebbe essere la regione verde d’Europa. La vergognosa legge è passata quasi alla chetichella in Consiglio, senza alcun coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e degli stessi dirigenti delle aree protette regionali. Letta insieme all’assurdo regolamento per la gestione degli ungulati, varato recentemente a dispetto delle proteste degli ambientalisti, questa norma probabilmente rappresenta, nelle intenzioni dei proponenti, un ulteriore passo verso la prospettiva di uccisioni a danno di cervi e caprioli. Quindi non un errore di percorso ma una precisa scelta a favore della caccia e delle attività collaterali ad essa connesse.

Federparchi e ambientalisti abruzzesi contro la norma che autorizza attività cinofile nelle aree protette e nel parco regionale Sirente Velino Report-age.com 2016
Monte Sirente dalla piana Foto Maria Trozzi

“Una norma in palese contrasto con la legge quadro sulle aree protette (legge 394/91), con la legge n. 157/92 sull’attività venatoria e con la stessa legge regionale 38 che è stata modificata. Nel caso del Parco regionale, classificato come Zona di protezione speciale (Zps) ai sensi della direttiva uccelli dell’Unione Europea, è in contrasto anche con la delibera 451/2009 della giunta regionale che ha approvato le misure minime di conservazione delle Zps. Insomma una norma priva di qualsiasi logica – aggiungono le associazioni  – L’attuale maggioranza regionale, teoricamente progressista – sottolineano le associazioni – sta facendo scelte peggiori di quelle di ogni altro Consiglio regionale recente. È ora di cambiare passo e di operare nell’interesse della stragrande maggioranza dei cittadini che chiedono rispetto per le aree naturalistiche di pregio, per la flora e per la fauna protetti”. Con Federparchi si schierano le associazioni che chiedono al governo d’impugnare la legge,per i palesi contrasti, e invitano il consiglio regionale di tornare sui suoi passi ammettendo l’errore e abrogando la norma immediatamente. “Si vuole sperare che la Regione non voglia celebrare i 20 anni delle legge quadro sulle aree protette, che si proponeva di realizzare il sogno dell’Appennino parco d’Europa (Ape), decretando la sua fine e la fine delle aree protette. Chiediamo alla Regione Abruzzo di ascoltarci – sostiene Federparchi – e di prendere una decisione immediata di abrogazione di una norma inutile e dannosa. Evitiamo di perdere tempo ed energie per una vicenda che non può che avere un’unica conclusione: il governo impugnerà la legge e la Corte Costituzionale non potrà che riconfermare quello che ha già stabilito in precedenza- concludono le associazioni abruzzesi – I provvedimenti pro-caccia, insieme alla paralisi di una importante fetta della vigilanza ambientale che si è ottenuta cancellando le Polizie provinciali, la dicono lunga sulle recenti scelte della Regione verde d’Europa e con le riserve chiediamo con forza di rivedere le posizioni contrarie a una sana politica ambientale e persino al buon senso”.