Imbroglio a biomassa: perchè spuntano centrali come funghi. Il caso San Buono

Si parte da un progettino per una ‘innocua’ centrale a biomasse, di modeste dimensioni e senza troppo disturbare. Roba da poco, magari da piazzare in solitaria, nascosta tra le campagne così che nessuno se ne lamenti. L’impiantino però è uno specchietto per le allodole, il vero scopo è bypassare la conferenza dei servizi regionale, procedura necessaria lunga e impegnativa, che non sempre va a buon fine per la società che intende metter su una centrale a biomasse degna del nome e degli incentivi ventennali.

Aggiornamento

Dunque, si comincia così per crescere poi a vista d’occhio. L’astuzia qual èL’inganno sta nel fatto che una volta avviata la piccola centrale a biomassa, la società proprietaria può aggiungere un secondo modulo, poi un terzo e un quarto fino a ingigantire l’impianto tanto da dover ricorrere, per alimentarla, al rifiuto organico che la legge purtroppo consente. Chiarisce Marano Mario Viola, responsabile Mountain wilderness associazione ambientalista in prima linea, in Abruzzo, a difesa dei territori. Come per incanto, una semplice ed innocua centralina a biomasse di modeste dimensioni si trasforma in un termovalorizzatore ossia un inceneritore di Css ( parte del rifiuto non pericoloso come da definizione dell’art. 184, comma 1, del D.Lgs. n. 152/2006).

La cosa si fa seria solo quando il consiglio comunale dà il via libera alla costruzione dell’impiantino, in area agricola magari perché la legge lo consente “Come se i prodotti della terra non entrassero nello stomaco degli esseri umani – continua il coordinatore di Mountain wilderness Abruzzo – A Castelli, dopo il parere favorevole della conferenza dei servizi, il consiglio comunale ha dato l’ok alla centrale a biomasse con il solo voto contrario delle minoranze. La forte opposizione del comitato locale La nostra terra e di Mountain wilderness, sfociata nella manifestazione del 13 ottobre 2013, ha fatto fare dietrofront al consiglio comunale”. A San Buono (Ch), la centrale a biomassa potrebbe diventare presto realtà  e non basta un diniego personale del sindaco di San Buono, che potrebbe ospitare l’impianto, e il No espresso del Comune di Furci, confinante alla centrale, per gli ambientalisti è necessario che nella conferenza dei servizi locale i pareri negativo siano confermati con delibera dai rispettivi consigli comunali. 

San Buono (Ch). Il progettino presentato dalla San buono bioenergy srl è di modeste dimensioni tanto da scomoda solo una semplice procedura abilitativa semplificata per l’impiantino di micro-cogenerazione a biomassa biologica da 200 kw in contrada Vusco. Basta dunque il parere favorevole dell’amministrazione comunale per piazzare 22 mila 500 mq di centrale a biomassa tra i campi coltivati al confine con il comune di Furci. Nella recente conferenza dei servizi locale hanno partecipato però anche gli amministratori del comune di Furci e il sindaco di San Buono, Nicola Filippone, sembra voler considerare altri aspetti dell’impiantino per la decisione finale rimandata, a quanto sembra, al 14 maggio. Intanto  il primo cittadino riflette sulla centralina a biomassa: “Di bio c’è veramente poco dato che l’installazione di queste centrali non è compatibile con l’agricoltura biologica – sottolinea Filippone che con dei tecnici sta elaborando delle osservazioni al progetto, si tratta di rilievi di natura tecnica, ambientale e sanitaria a salvaguardia della salute, dell’ambiente e più in generale degli interessi del territorio e della popolazione. Per questo genere di progetto sono garantiti 20 anni di incentivi statali, ma un impianto a biomassa con mire espansionistiche non è proprio sinonimo di salute. Con una lettera indirizzata anche al senatore Gianluca Castaldi (M5S) i Cittadini di Furci per la tutela della salute e dell’ambiente scrivono di essere preoccupati per l’impianto e rinfrescano la memoria ricordando che a due passi dalla centralina incombe la discarica con l’impianto di trattamento dei rifiuti pericolosi previsto in valle Cena. 

La società San Buono Bioenergy srl nasce il 24 ottobre scorso, ha sede legale a Pescara, capitale sociale di 10 mila euro con quote suddivise tra Area engineering srl (2.000), Fileni energia srl (1.000), All broker service srl (2000), Sc energy srl (4.000), Gianni Padovani (1.000). Il presidente della società è Nicola Pasetti (Pescara) e il consiglio d’amministrazione formato da Giuseppe Palanca (Grottammare) e Alessandro Colananni (Città Sant’Angelo).   

Posti di lavoro. La centrale che volevano fare a Castelli prevedeva da 1 a due posti, quella prevista a Colonnella due posti e quella prevista a Martinsicuro da 3 a 4 posti ( impianti che non abbiamo fatto realizzare). Si tratta di impianti automatizzati dove un solo operatore può condurre la centrale. Purtroppo una centrale a biomassa trasforma una zona agricola in zona industriale in deroga ai piani urbanistici vigenti.

La salute degli agricoltori e delle popolazioni limitrofe non è molto considerata in quanto la Asl si limita a fissare prescrizioni generiche e altrettanto fa l’Arta nei confronti dell’aria, del suolo, dell’acqua e del rumore.

Il sospetto. Un dato dovrebbe insospettire i sindaci e la regione: le imprese di solito sono aziende in crisi che, fiutando l’opportunità di fare business velocemente tra incentivi e sgravi fiscali, si improvvisano società con alte competenze tecniche.

In Abruzzo e nell’Italia centro-meridionale non è così. La società che vuole fare l’impianto a Furci si presenta con un capitale di 10 mila euro e questo fa capire l’inaffidabilità e la non competenza nella gestione di un impianto industriale che deve bruciare legna e scarti alimentari giorno e notte per venti e più anni.

La centrale biomassa produce energia da combustione di sottoprodotti di origine biologica e animale, non destinati al consumo umano (stallatico), provenienti sia dall’attività agricola (paglia, pula, potature, ramaglie, trucioli da lettiera) alimentare e agroindustriale (sanse, vinacce, graspi, noccioli) che dalle produzioni industriali: scarti da lavorazioni del legno per la produzione di mobili.

  • Sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano – Reg. Ce 1069/2009 classificati di Cat. 2 (con specifiche di utilizzo previste nel regolamento stesso e nel regolamento CE n.142/2011): stallatico (escrementi e/o urina di animali, guano non mineralizzato); tubo digerente e suo contenuto; farine di carne e d’ossa; sottoprodotti di origine animale raccolti nell’ambito del trattamento delle acque reflue a norma delle misure di attuazione adottate conformemente all’articolo 27, primo
    comma, lettera c): da stabilimenti o impianti che trasformano materiali di categoria 2; o da macelli diversi da quelli disciplinati dall’articolo 8, lettera e).
  • Sottoprodotti provenienti da attività agricola, di allevamento, dalla gestione del verde e da attività forestale: effluenti zootecnici;paglia;pula;stocchi;fieni e trucioli da lettiera;residui di campo delle aziende agricole;sottoprodotti derivati dall’espianto;sottoprodotti derivati dalla lavorazione dei prodotti forestali;sottoprodotti derivati dalla gestione del bosco; potature, ramaglie e residui dalla manutenzione del verde pubblico e privato.
  • Sottoprodotti provenienti da attività alimentari e agroindustriali: sottoprodotti della trasformazione del pomodoro (buccette, bacche fuori misura);sottoprodotti della trasformazione delle olive (sanse, sanse di oliva disoleata, acque di vegetazione), sottoprodotti della trasformazione dell’uva (vinacce, graspi); sottoprodotti della trasformazione della frutta (condizionamento, sbucciatura, detorsolatura, pastazzo di agrumi, spremitura di pere, mele, pesche, noccioli, gusci); sottoprodotti della trasformazione di ortaggi vari (condizionamento, sbucciatura, confezionamento), sottoprodotti della trasformazione delle barbabietole da zucchero (borlande, melasso, polpe di bietola esauste essiccate, suppressate fresche e insilate), sottoprodotti derivati dalla lavorazione del risone (farinaccio, pula, lolla),  sottoprodotti della lavorazione dei cereali (farinaccio, farinetta, crusca, tritello, glutine, amido, semi spezzati); sottoprodotti della lavorazione di frutti e semi oleosi (pannelli di germe di granoturco, lino, vinacciolo), pannello di spremitura di alga, sottoprodotti dell’industria della panificazione, della pasta alimentare, dell’industria dolciaria (sfridi di pasta, biscotti, altri prodotti da forno), sottoprodotti della torrefazione del caffè e della lavorazione della birra.

mariatrozzi77@gmail.com

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