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Dossier Processionaria. Parola all’esperto di alberi e foreste Kevin Cianfaglione

La processionaria è il nome comunemente dato ad un fenomeno patologico degli alberi, causato da bruchi di alcuni insetti dell’ordine dei lepidotteri (quello delle Farfalle e delle Falene). Esistono numerose specie di processionaria al mondo.  Le più diffuse in Italia sono due, ossia la processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) e la processionaria della quercia (Thaumetopoea processionea).

Processionaria Sulmona Report-age.com 2015

Baco con bruchi

É tra gli insetti più distruttivi per le foreste perché riesce a defogliare interi alberi e persino vaste porzioni di bosco. Questi bruchi sono capaci cioè di privare di ogni foglia vasti tratti di boschi, durante il proprio ciclo vitale, nutrendosi di foglie e germogli. Causando facilmente a quel punto la morte degli alberi, special modo riguardo alle conifere, che riescono a reagire peggio che le latifoglie a questi attacchi. Piante molto colpite da tale fenomeno appartengono alla famiglia delle Pinaceae, ma sono altrettanto colpiti anche ciliegi, altre specie di Prunus, le varie specie di quercia, e gli evonimi. Le larve svernano in gruppi molto numerosi di centinaia di individui, protetti dentro dei nidi costruiti con fili sericei da esse prodotti e imbottiti dai loro peli caduti e dai  loro escrementi. Preferendo rami nelle posizioni meno folte e più assolate. Durante le giornate invernali più miti, le larve escono dai loro ripari per nutrirsi degli aghi. A fine inverno, inizio primavera, scendono al suolo in fila indiana, formando le tipiche processioni per poi  interrarsi a qualche cm di profondità, dove completano la loro metamorfosi, trasformandosi dapprima in crisalidi e poi in insetto alato. Il taglio dei rami delle piante infette, deve essere fatto con perizia, attenzione e parsimonia. Esso difatti può avere una certa utilità se effettuato quando le larve sono tutte ancora nei bozzoli, prima della discesa delle larve a terra. I tagli devono essere procurati con le dovute modalità, in modo da non compromettere la stabilità, la salute e la struttura della pianta. Facendo inoltre particolare attenzione ad asportare  meno vegetazione possibile, in modo da evitare di favorire successivi attacchi di processionaria, aprendo la chioma e fornendo condizioni più calde e soleggiate che sono l’ideale per le larve.

Processionaria Sulmona Report-age.com 2015

Processionaria

Le larve di processionaria sono ricoperte di peli urticanti che si ritrovano anche nei nidi (bozzoli), questi possono creare dermatiti se vengono massicciamente in contatto con la pelle o le mucose. Il problema  dipende molto anche dalla diversa sensibilità delle persone. Ci sono persone (e animali) più sensibili e persone meno potendo provocare infiammazioni e reazioni allergiche anche acute. Le persone più esposte sono dunque gli operatori. Anche per questo motivo, gli intereventi vanno fatti da personale preparato ed equipaggiato. Il periodo più pericoloso si colloca indicativamente tra la fine del mese febbraio a la fine del mese di aprile, quando cioè le larve lasciano i nidi per scendere a terra. Il rischio diviene più insignificante a partire da maggio. Basta fare le giuste attenzioni ed essere informati, per ridurre praticamente a zero i rischi per persone e animali al seguito. Il problema principale, causato dalla presenza di processionaria, è la psicosi dilagante che si genera nella popolazione e nelle amministrazioni. Infondo, un bosco o un albero dovrebbero essere considerati con meno pericoli potenziali  di quelli di una città, anche se affetti da processionaria. Così come per gli animali è più facile avere problemi a causa di trappole o esche avvelenate che non per la processionaria. Quello delle processionarie, sia sulle conifere che sulle latifoglie, è un problema forestale molto sentito anche dalla popolazione comune, tanto da essere oggetto di studio e di prove per cercare i rimedi più adeguati. Le infezioni di processionaria sono ricorrenti, con anni molto intensi ed annate blande o asintomatiche, soggette cioè a fluttuazioni d’intensità, con picchi massimi che si manifestano, mediamente, ogni  5 – 7 anni.

Processionaria a Sulmona Bonifica Report-age.com 2015

Ad oggi le lotte più praticate sono di vario tipo, come da quella balistica, a quella biologica, meccanica, proattiva. Questi rimedi sono tutti molto semplici ed efficaci. Va però precisato che non sono mai rimedi  duraturi, poiché il problema può riproporsi di anno in anno. Le infezioni vengono facilitate se gli alberi sono debilitati (per via del’inquinamento, di danni alla chioma o alle radici) ma anche dai tagli forestali, dagli sfoltimenti, dalle pulizie e dalle potature (più forte è impatto di queste attività e peggio è). Queste attività infatti influiscono negativamente in 2 modi: direttamente e indirettamente. Direttamente poiché a seguito di queste attività si producono ambienti più caldi e assolati, più adatti alla processionaria. Indiretti poiché queste attività stressano, debilitando le piante, favorendo così ulteriormente le condizioni per l’infezione. Inoltre, le pulizie e gli sfoltimenti del bosco, spesso eliminando la rinnovazione, eliminano anche quegli individui che potrebbero selezionarsi naturalmente come più resistenti alle svariate infezioni dei vari agenti patogeni e parassiti. Ogni soluzione tra quelle esposte ha delle peculiarità, ma nel contempo delle difficoltà di applicazione, per via dei costi o della carenza di personale specializzato. Sicuramente i consigli meno fondati e meno seri sono quelli che riguardano l’abbattimento ad hoc o il non piantare conifere. Ciò non risolverebbe mai il problema e le processionarie non mirano solo pini o conifere. Le lotte più semplici da effettuare sono quella  meccanica (asportazione delle porzioni di rami nei tempi e nei modi congrui) e quella proattiva. Nel primo caso è però necessario ricorrere a personale, formato ad hoc, che possa così agire al meglio e meno invasivamente possibile. L’ultima invece consiste nella installazione di trappole (anche fatte in casa) per catturare e impedire che le lave possano scendere a terra e terminare il loro ciclo.

Processionaria: trappole Report-age.com 2016Come per tanti altri casi, pur essendo un agente potenzialmente pericoloso per persone e animali è inutile farsi prendere dalla psicosi verso la processionaria. È sicuramente un insetto contro cui lottare e verso cui fare molta attenzione. Anche se dobbiamo capire che è praticamente impossibile liberarsi di questi insetti in maniera definitiva.  Così come avviene per tante malattie anche a livello umano. Per questi motivi bisognerebbe entrare nell’ottica, nella logica della convivenza o meglio della tolleranza, uscendo dall’illusione erronea dell’estirpazione totale. Questo è possibile con educazione, riflessioni e attività mirate, senza alimentare fobie, allarmismi e psicosi. Magari agendo con scrupolo e maturità.

Processionaria Sulmona Foto Maria Trozzi Report-age.com 2015Infondo questi insetti fanno anche parte delle naturali dinamiche della selezione naturale e della rinaturalizzazione dei rimboschimenti, svolgendo un lavoro ecologico gratuito e molto graduale per quelle superfici dove si sia deciso di ri-naturalizzare i rimboschimenti. Le processionarie non hanno nemici naturali molto efficaci, ma un bosco sano riesce ad ospitare varie specie che possono assurgere in qualche modo al ruolo di antagoniste alle processionarie che possono fare e fanno una buona parte del lavoro di contenimento del problema. Sicuramente, ove possibile, è bene agire per salvaguardare questi alberi e queste formazioni arboree importanti, attuando politiche informative che possano evitare di esagerare inutilmente le paure umane, e che nel contempo possano aiutarci nel creare la giusta attenzione al problema, con un giusto equilibrio. Nel contempo bisognerebbe coinvolgere le amministrazioni, e la popolazione verso lotte mirate per la salvaguardia del patrimonio arboreo e forestale: urbano, selvatico e agreste. Comprendendo nel discorso anche le note coniferaie da rimboschimento. In questo ultimo caso, la difesa delle coniferaie significa l’evitare che questi boschi possano evolversi verso altri tipi forestali, o che essi possano essere lasciati sparire a causa dei tagli per il legname, secondo la stessa logica usata per altri habitat seminaturali come avviene talvolta per conservare i prati secondari.
Non dimentichiamo che i rimboschimenti, al di la della xenofobia vegetale sono formazioni che rappresentano un grosso valore storico, culturale ed ambientale, ed ecosistemi secondari dal notevole valore paesaggistico, ecologico, idrogeologico ed antropologico.  Conservando sia specie native, che altre specie minacciate di estinzione o in condizioni critiche nei loro ambienti di origine (conservazione ex-situ).

A Cura di Kevin Cianfaglione, botanico, ecologo, paesaggista, esperto di alberi e foreste, EA 2219 Géoarchitecture, UFR Sciences & Techniques, Université de Bretagne Occidentale; Brest, France.

 Bibliografia essenziale

Cianfaglione K., 2014 – L’importanza degli alberi e del bosco. Cultura, scienza e coscienza del territorio. (A cura di Cianfaglione K., e Di Martino V.). , Trento,  Temi Ed., II Voll.

Holden C., Ostlere L.,  2003 – Eczemi e dermatiti da contatto. Torino, SEEd Ed.

Longo C., Marziani G., 2006 – Biologia delle piante. Forme e funzioni elementari.  Milano, Utet Scienze Mediche Ed.

Moriondo F., Capretti P., Ragazzi A., 2006 – Malattie delle piante in bosco, in vivaio e delle alberature. Bologna, Pàtron Ed.

Pignatti S., 1982 – Flora d’Italia. Bologna, Edagricole Ed. III Voll.

Pirone G., 2015 – Alberi arbusti e liane d’Abruzzo. Nuova edizione, Penne (PE), Cogecstre Ed.

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