Riaperta l’inchiesta su Rospo mare: perdita di petrolio e non fango come dichiarava Edison

Vasto. Era petrolio, non era fango, non era residuo organico non era materiale vegetale come invece riferì, 3 giorni dopo il disastro, Edison la compagnia titolare dei pozzi e delle tubature. Sversamento, ha confermato anche l’ammiraglio Luciano Pozzolanoe la Procura di larino indaga per disastro colposo. La piattaforma Rospo mare perdeva qualcosa nella notte tra il 21 e 22 gennaio 2013, perdeva petrolio se, a distanza di anni, le condotte sono ancora sporche all’esterno dello stesso liquido che si estrae dal pozzo. 

Post Maria Trozzi del 23 gennaio 2013 Report-age.com 2016Ai tempi, Emergenza ambiente Abruzzo segnalò l’accaduto alla Capitaneria e denunciò il fatto documentandolo, diffondendo le immagini dei gabbiani reali, tra San Salvo e Vasto, sporchi di petrolio (in foto), da quel momento tutta l’industria del fossile è piombata sul blog e sugli ambientalisti abruzzesi, scatenandosi contro senza pietà. Solo ora si scopre che avevano ragione, dopo anni. La procura della Repubblica di Larino indaga per disastro colposo sulla rottura di una conduttura che collega le 3 piattaforme Rospo mare, a circa 20 km dalla spiaggia, tra Abruzzo e Molise. In mare sarebbero finiti, a causa dell’incidente, circa 1000 litri di petrolio. Niente report ufficiali però quelli sono obbligatori solo quando si devono riportare perdite di greggio superiori a 7 tonnellate, 6 mila litri. Il caso finì nel dimenticatoio, la prescrizione già incombe. A quanto pare il nostro mare sta rischiando grosso con la disciplina in vigore, con l’indifferenza imperante e con la tecnologia attuale che, per una eventuale dispersione di idrocarburi in Adriatico, è in grado oggi di  garantire il recupero solo del 30% del materiale fuoriuscito. Il resto rimarrebbe nel mare chiuso che impiega circa 80 anni per un ricambio di acqua e le conseguenze le subisce anche chi non ha votato per il referendum del 17 aprile. Ora si scrive, in qualche testata on line, che la Edison denunciò il fatto e fece scattare la procedura di emergenza, stiamo parlando della compagnia che negò, 60 ore dopo il fatto, che si fosse trattato di uno sversamento di petrolio. Per la società la chiazza in mare era il frutto di materiale organico, fango e residui di vegetazione finiti a largo, eppure la società attivò le procedure d’emergenza per assorbire quella macchia nera.

Capitaneria di porto Termoli sequestro tubature campo Rospo mare Report-age.com 2016A giugno 2013 la Procura di Larino aprì un fascicolo e indagò sul presunto inquinamento dopo le segnalazioni della Capitaneria di porto-guardia Termoli che mise i sigilli alle tubazioni del campo Rospo mare, il sequestro venne convalidato. Sulla vecchia inchiesta i riflettori sono stati ripuntati a Pasqua e subito dopo le festività, con un incidente probatorio sulle condutture incriminate, è stato dimostrato dai periti che le tubature del Rospo sono sporche di greggio, lo stesso che Edison estrae dal pozzo.

Il caso è riaperto grazie ad un articolo pubblicato dall’Espresso, il 14 aprile 2016, frutto del pervicace lavoro di Italian offshore gruppo d’inchiesta. A far ripartire l’indagine è stata anche l’intervista all’ammiraglio Luciano Pozzolano, in congedo dopo 40 anni di servizio nel corpo della Guardia costiera, a capo della direzione marittima Abruzzo e Molise e delle capitanerie di porto che in quei nefasti giorni contenevano il danno ed erano immerse nell’emergenza. “Lo sversamento di Rospo mare c’è stato, è un fatto innegabile” dichiara l’ammiraglio in pensione, meglio tardi che mai.

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