Rifiuti del Centro oli Eni di Viggiano a Chieti Scalo, anche questa pista nell’inchiesta di Potenza

Chieti. La diversa classificazione dei rifiuti liquidi dell’attività di estrazione, da pericolosi a non pericolosi, secondo la procura di Potenza (Basilicata) avrebbe garantito all’Eni un risparmio di diverse decine di milioni di euro per lo smaltimento, con 590 mila tonnellate, secondo indiscrezioni, che andrebbero in giro per l’Italia: Basilicata, Puglia, Calabria, sino alle Marche, Emilia Romagna e Toscana. Scarico che, voci di corridoio, dicono sia stato eseguito, in parte, anche in Abruzzo dove di tonnellate ne sarebbero arrivate quasi 14 mila, tra il 2013 e il 2014. Per l’esattezza è nell’impianto di Chieti scalo, San Martino, che sarebbero finiti quei rifiuti singolarmente classificati da Eni con le complicità delle aziende di smaltimento. La struttura teatina è gestita da una società a responsabilità limitata i cui responsabili però non sarebbero indagati. Il nome della stessa società a responsabilità limitata spunta però in un’altra inchiesta, della procura distrettuale antimafia dell’Aquila, in cui sono coinvolti anche alcuni esponenti del Consorzio di bonifica centro.

Cento Oli di Viggiano inchiesta Report-age.com 2016È questo un altro inquietante aspetto dell’inchiesta del centro oli lucano. Per smaltimento illecito e traffico di rifiuti sono stati arrestati, a fine marzo, 5 funzionari Eni operativi nel centro oli di Potenza, ritenuti responsabili, a vario titolo, di attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti. Uno degli arresti è stato eseguito in provincia di Chieti, ad Ortona per l’esattezza, nei confronti della dirigente Eni, Roberta Angelini, 56 anni. Gli altri a Potenza, Roma, Genova, Grosseto e Caltanissetta. Sarebbe coinvolto nelle indagini anche il direttore tecnico Arta Abruzzo Giovanni Damiani. Soprattutto è indagato Gianluca Gemelli, compagno della ex ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, che per questa ragione si è dimessa dall’incarico.

Sull’inchiesta, fa discutere in queste ore l’ipotesi sviluppata del conferimento di 13 mila 482,42 tonnellate di rifiuti liquidi provenienti dalle attività di estrazione (273,3 nel 2013 e 13 mila 209,12 nel 2014) che sarebbero state singolarmente classificate e trasportate a San Martino di Chieti scalo, impianto che sembra attrezzato per smaltire anche il rifiuto pericoloso. Così da una nota del Forum acqua abruzzese veniamo a sapere che: “Il cuore dell’inchiesta riguarda proprio la classificazione di questi rifiuti, che l’Eni dichiarava non pericolosi (codice Cer 16 10 02) mentre la procura di Potenza, tramite una perizia, li ritiene pericolosi. Il codice rifiuto d’applicare sarebbe stato il 19 02 04* ovvero Miscugli di rifiuti contenenti almeno un rifiuti pericoloso e 13 05 08* Miscugli di rifiuti delle camere a sabbia e dei prodotti di separazione acqua/olio”.

“Agli atti ci sarebbero intercettazioni in cui si parla di problemi di cattivi odori provenienti dai rifiuti che avrebbero interessato diversi impianti in cui venivano smaltiti i rifiuti prodotti dalle estrazioni, tra cui quello chietino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti la questione dei cattivi odori era diventata un problema per gli indagati tanto che uno di loro avrebbe usato un tono di minaccia per l’impianto chietino in cui si sarebbero verificate problematiche odorigene causate dal rifiuto – continua nella sua disamina sugli atti il forum abruzzese dei movimento per l’acqua –  In un’intercettazione, infatti, si parla chiaramente della (società a responsabilità limitata ndblog) e dell’intento di togliergli il subappalto qualora le lamentele fossero continuate e se non avessero accettato 10 carichi al giorno. La procura di Potenza ricorda che l’impianto chietino era comunque autorizzato anche per trattare i 2 codici Cer di rifiuti pericolosi che avrebbero dovuto essere assegnati ai rifiuti secondo la procura lucana. Pochi mesi fa, proprio i vertici della srl, assieme ad esponenti del Consorzio di bonifica centro, sono stati al centro di un’altra e diversa inchiesta, questa volta della procura distrettuale antimafia dell’Aquila che ha ipotizzato anche il traffico illegale di rifiuti. Sarebbe interessante capire se la grande mole di rifiuti trasitati dalla Basilicata a Chieti, come rifiuti non pericolosi, siano poi stati trattati adeguatamente e correttamente e a costi maggiori per Eni. La Procura di Potenza ha calcolato in diverse decine di milioni di euro il vantaggio per Eni dalla diversa classificazione dei rifiuti, nell’impianto chietino come rifiuti pericolosi dalla ditta che li ha accettati e smaltiti – conclude il forum – In ogni caso, al di là delle questioni penali e dell’inchiesta che farà il suo corso, basta vedere i quantitativi di rifiuti in gioco per capire la totale insostenibilità ambientale della deriva petrolifera”.

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Traffico rifiuti e smaltimenti illeciti all’Eni di Potenza, un arresto anche a Chieti 31.03.2016

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