Referendum 17 aprile. L’Astensione è frutto della disinformazione

Roma. Li abbiamo inseguiti sino a Roma, precisamente al Pantheon, gli attivisti abruzzesi del Sì al referendum di domenica prossima e con l’occasione insistiamo nel chiarire perché occorre votare e votare Sì. A coloro che sino ad ora hanno affidato la loro svogliatezza a recarsi alle urne o il loro No alle chiacchiere approssimate di alcuni programmi televisivi urlati e superficiali chiediamo 5 minuti per leggere e così rendersi conto di quale immenso favore farebbero, con un No, alle compagnie petrolifere.

Wwf al Pantheon per votare Sì il 17 aprile Report-age.com 2016In  flash mob per il Sì il Wwf nvita al voto il 17 aprile ci consente di (s)chiarire quel mare di sì.

Perché è indispensabile votare? Lo scrive anche Il Fatto Quotidiano che con le tecnologie attuali per una dispersione di idrocarburi in Adriatico saremmo in grado, oggi, di recuperare solo il 30% del materiale fuoriuscito. Il resto rimarrebbe nel mare chiuso che impiega circa 80 anni per un ricambio di acqua.  Questo dice Rossella Muroni, presidente di Legambiente e a supportare le sue dichiarazioni è l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

Con un Sì ridaremo una scadenza alle estrazioni e alle ricerche di petrolio e gas di impianti installati entro 19,3 km dalla spiaggia. Sono solo 17 concessioni, ma i pozzi sono in funzione anche a poche bracciate dalla riva del mare Adriatico. 

Se vince il Sì non si chiudono le piattaforme entro le 12 miglia, ma per le concessioni si ripristina una scadenza, cancellata dalla legge di stabilità del 2016 che ha eliminato il limite nel prevedere però che nessun altro impianto possa essere installato nella fascia di rispetto delle 12 miglia marine dalla costa.

Per sopperire al calo di estrazioni. A cominciare dal fatto che il referendum prende in considerazione nemmeno il 3% di gas e l‘1% di petrolio consumato a livello nazionale, basterebbe qualche accorgimento in più di risparmio energetico per le concessioni che andranno a scadenza nei prossimi anni e sempre che vinca il Sì al referendum. Dalle 17 concessioni interessate dal referendum  si estrae, per l’esattezza, il 2,1 % di ciò che consumiamo a livello nazionale per il gas e 0,8 % dei consumi nazionali di petrolio.

Per i posti di lavoro. Diffidate da coloro che dicono che sarebbe un’ecatombe. In breve, se dal referendum vincere il Sì, col quorum raggiunto, a fine durata della concessione le piattaforme, scaduto il termine, potranno essere smantellate dagli stessi operai che vi lavorano, chiarisce la Fiom Cgil. Comunque i posti a rischio, nel prossimi lunghi anni, dai calcoli di Legambiente sarebbero poche migliaia riassorbibili in altri settori, quelli delle rinnovabili, che inquinano molto meno.

Il Sì al referendum del 17 aprile è per il ripristino della data di scadenza per 17 concessioni di petrolio e gas, quelle nelle 12 miglia marine. Le compagnie petrolifere e le società di estrazione del gas hanno ottenuto (Legge stabilità 2016) lo sfruttamento dei giacimenti sino ad esaurimento degli stessi, senza più limite di tempo, se gli impianti sono installati in mare a meno di 19,3 km dalla spiaggia. Significa niente più scadenze per le concessioni (sono solo 17 quelle che interessano il Referendum del 17 aprile) entro le 12 miglia marine, ovvero, nella fascia di circa 19,3121 km che parte dalla spiaggia verso il mare. Dunque, nuovi pozzi in questa fascia non si possono più installare da quest’anno ed è così che è stato evitato, per il momento, il progetto della piattaforma petrolifera Ombrina mare 2.

Ora, le società che già estraggono in questa fascia possono sfruttare il giacimento fino a che non si esaurisce completamente. Hanno così trovato il sistema per non versare le royalty, cioè una somma di denaro che corrisponde ad una percentuale del valore della materia che estraggono. Somma che spetta al titolare delle risorse che estraggono: lo Stato. Come evitare le royalty? In Italia sono le più basse d’Europa, non vengono pagate dalle società titolari delle concessioni se estraggono nel limite (franchigia) di un certo quantitativo di petrolio e gas. Di 26 concessioni italiane che estraggono gas, secondo i dati del ministero dello sviluppo economico, solo 5 pagano le royalty. Le altre non superano la franchigia che, in mare, è fissata in 50 mila tonnellate di petrolio e 80 milioni di metri cubi di gas all’anno.

Avendo un tempo infinito e illimitato per estrarre, le compagnie titolari delle 17 concessioni (quelle entro le 12 miglia marine le uniche interessate dal Referendum del 17 aprile) ogni anno faranno il possibile per evitare di superare la quota che affranca dal pagamento delle royalty, tanto hanno a disposizione tutto il tempo che vogliono per esaurire il giacimento. Tra parentesi, le società autocertificano il quantitativo di gas e petrolio estratto e molto spesso nessuno controlla. Il referendum serve a ripristinare proprio una scadenza per queste 17 concessioni che trivellano  e ricercano a poche bracciate dalla riva.

mariatrozzi77@gmail.com 

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