Gasdotto Larino Chieti: Italia corridoio e colonia del gas da vendere in Europa

L’Italia colonia, hub del gas, è ormai a servizio delle società gasiere che intubano interi territori della Penisola, spesso in aree a massimo rischio sismico e a rischio idrogeologico, tutto per rivendere il metano all’Europa a spese dei cittadini dello stivale, con i costi fissi in bolletta che schizzano alle stelle. La scusa che si mette innanzi, sempre la stessa, è l’approvvigionamento, ma in casi di crisi energetica di gas ce n’è abbastanza, anzi troppo in Italia! Il prossimo 19 aprile il Comitato valutazione di impatto ambientale (Via) esaminerà il progetto per l’ennesimo mostro da realizzare: il gasdotto Larino-Chieti. Progetto presentato dalla società Gasdotti Italia, fondo di investimenti londinese Eiser global infrastructure fund, che si lega alla pianificazione decisa per l’Italia da intubare e ridurre a colonia delle multinazionali.

Italia colonia per i gasdotti Report-age.com 2016La recente inchiesta pubblica, svolta a Pescara dopo innumerevoli e incredibili peripezie, ha evidenziato che la rete di trasporto esistente è largamente sufficiente per la distribuzione del gas a cittadini e aziende abruzzesi. I consumi di gas si sono ridotti nell’ultimo decennio e anche le cosiddette punte (periodi di massima richiesta) sono arrivati al massimo al 95% della capacità dei gasdotti presenti nel Paese per stessa ammissione del proponente (10,5 milioni di metri cubi di gas contro 11 milioni di  di capacità). La domanda durante eventi, peraltro rarissimi, come quello dell’inverno 2012, con l’Abruzzo sommerso da metri di neve, è rimasta entro i volumi di trasporto delle infrastrutture esistenti che sono quindi adeguati anche alle situazioni di emergenza. Il progetto, in realtà, rientra nella strategia imposta dal governo Monti di trasformare la Snam in un hub del gas con l’Italia colonizzata per l’Europa. “Una follia a solo fine di profitto, in un paese ad alta densità di popolazione, produzioni agricole di pregio e beni culturali, tra quelli a maggior rischio in Europa per terremoti, frane ed alluvioni – dichiarano dal Forum H2O – Il nostro paese vede, infatti, un proliferare di gasdotti (Tap – trans adriatic pipeline – rete Adriatica, Cellino-Teramo-San Marco) e di stoccaggi di gas (come quelli di S. Martino sulla Marrucina e S. Benedetto del Tronto), nonchè di numerosi progetti di estrazione di gas in terraferma. Tutti impianti pericolosi e fortemente impattanti anche sotto l’aspetto economico. Basti pensare alle decine e decine di ettari di preziosi oliveti e vigneti che dovrebbero essere spiantati per far posto ai tubi. Il progetto, guarda caso, passa accanto a uno stoccaggio già attivo (Treste) e a due in progetto (Sinarca in Molise e S. Martino in Abruzzo). L’unico interesse è quello della multinazionale inglese di partecipare al progetto faraonico di trasporto di gas verso il Nord Europa- conclude il Forum H2O – Vedremo se la Regione Abruzzo difenderà i suoi concittadini o, piuttosto, si schiererà dalla parte di petrolieri ed affini”.