Inchiesta appalti Tagliacozzo. Il Riesame libera tutti per vizio di forma, ciò non cambia l’impianto accusatorio

L’Aquila. Per un vizio di forma il tribunale del riesame dell’Aquila ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare per i 4 arrestati (sindaco – 1 assessore comunale, 1 impiegato del Comune e un professionista),  nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità di alcuni appalti e assegnazioni del Comune di Tagliacozzo. Gli indagati tornano tutti liberi. 

Venturini e Di Marco Testa Report-age.com 2016Riunito in camera di consiglio, il Riesame ha accolto la richiesta dei difensori degli indagati contro l’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari del 24 marzo, annullata perché priva di autonoma valutazione, in relazione al requisito dei gravi indizi di colpevolezza, da parte del gip. Ciò costituirebbe violazione degli articoli 292 e 309 del codice di procedura penale così come modificati dalla legge n. 47 del 2015. L’ordinanza che dispone la misura cautelare deve contenere, a pena di nullità, l’esposizione e autonoma valutazione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi che sono alla base della misura disposta. “Il provvedimento esaminato dal tribunale del Riesame non si conforma a tali principi. Nel provvedimento impugnato, dagli arrestati e indagati, manca una sia pur sintetica valutazione autonoma dei fatti rappresentati dal pubblico ministero, con conseguente pedissequa trasfusione degli stessi nell’ordinanza impugnata senza alcuna autonoma rielaborazione”.  In breve nell’ordinanza del gip sarebbero riportare, tali e quali, le valutazioni presentate dal pubblico ministero, senza farne a sufficienza di proprie. Dunque, la riforma del comma 9 dell’art. 309  c.p.p. impone al tribunale del riesame di annullare non solo il provvedimento privo di motivazione, ma anche quello che non presenta l’autonoma valutazione dei gravi indizi di colpevolezza o delle esigenze cautelari, così il Riesame ha deciso per la libertà degli arrestati.  

Tutto ciò non modifica la solidità dell’impianto accusatorio, ma non mancherebbero delle difficoltà nell’ipotesi in cui fossero necessarie altre verifiche per sviluppare ulteriormente l’indagine. E’ scritto nel dispositivo:

La necessità del vaglio critico delle esigenze cautelari comporta per il giudice l’obbligo di dimostrare di aver valutato in modo critico il contenuto degli atti di indagine e di aver ponderato in maniera adeguata il giudizio sugli stessi e di aver, conseguentemente, preso cognizione del contenuto delle ragioni del provvedimento.

Si ritiene al contrario che l’ordinanza in esame non lascia trasparire alcun indizio rivelatorio dell’esame critico, da parte del giudice, degli elementi posti a sostegno del procedimento.

Per cui deve rivelarsi come il Gip abbia semplicemente operato una trasposizione automatica di quanto il pm ha riportato nella sua richiesta.

Il provvedimento impugnato va quindi annullato… Ovviamente, non si presentava necessario procedere a nuova esposizione e riproduzione di tali elementi probatori [..].

Per cui, ciò che è necessario e sufficiente.. è che il gip valuti e sé il contenuto degli atti posti a base della richiesta del pm, senza necessità di ripetersi o parafrasarli, ma dando un giudizio autonomo e critico sugli stessi, sia pure breve e coinciso, da cui traspaia una valutazione autonoma.

Il tribunale del riesame dell’Aquila ha dunque annullato il provvedimento di custodia cautelare nei confronti dell’ex sindaco di Tagliacozzo, Maurizio Di Marco Testa, arrestato prima in carcere e poi ai domiciliari, nell’inchiesta della procura della Repubblica di Avezzano sull’affidamento di appalti pubblici che si presumono svolti in modo irregolare. A Di Marco Testa, sindaco dimissionario, sono contestate 2 turbative d’asta e una tentata concussione. I giudici del riesame hanno annullato anche i provvedimenti di custodia cautelare ai domiciliari a carico di Gabriele Venturini, assessore comunale, Carlo Tellone architetto di Tagliacozzo, Giampaolo Torrelli responsabile dell’ufficio tecnico del Comune. Possono ricominciare a lavorare anche i 5 imprenditori, finiti sotto inchiesta, ai quali era stata precedentemente applicata la misura temporanea di divieto di esercitare l’attività d’impresa. Nel registro degli indagati sono iscritte 16 persone.

L’indagine è stata avviata dopo l’esposto del consigliere di minoranza e poliziotto, Alfonso Gargano. La famiglia Gargano avrebbe ricevuto, la scorsa settimana, minacce e intimidazioni con una lettera fatta recapitare a casa e un proiettile, in uso nella seconda guerra mondiale, in una fioriera esterna all’abitazione. Il consigliere di opposizione nel 2011 era assessore ai lavori pubblici e sarebbe stato estromesso dall’incarico amministrativo per non aver ceduto alle presunte pressioni del sindaco di Tagliacozzo di agevolare l’architetto Tellone nell’affidamento di un incarico progettuale per l’ampliamento del cimitero comunale che ad agosto 2011 richiedeva un intervento complessivo pari ad 1 milione di euro. Per il sindaco si erano aperte le porte del carcere proprio per la sua attitudine, s’indicava nell’ordinanza annullata, alle ‘minaccia e intimidazioni mostrate nei confronti dei componenti della giunta e per la spregiudicatezza con la quale ha cercato di contrastare gli organi inquirenti, arrivando ad insinuarsi sin dentro la Procura per acquisire informazioni e stoppare le indagini’. A questo punto Maurizio Di Marco Testa potrebbe anche ritirare le dimissioni da sindaco.

Archivio inchiesta

Lettera intimidatoria e pallottola all’accusatore del sindaco da cui parte l’inchiesta appalti a Tagliacozzo

12.3.2016