Le iene sull’elettrodotto in aree a rischio. Se crolla? Nessuno in Regione si prende la briga

Abruzzo. Nessuno si prende la briga se l’elettrodotto crolla, a domanda dell’inviata del programma delle Iene (Italia 1) le risposte del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, sono piuttosto evasive.  Annunciato a gennaio il servizio giornalistico delle Iene per l’elettrodotto Villanova-Gissi è andato in onda domenica. La trasmissione televisiva che indaga sulle tante singolarità italiane, dalla rete Mediaset, ha trasmesso in prima serata l’amara verità sui circa 70 km di tracciato con oltre 150 piloni su cui sono tesi i cavi dell’alta tensione e con 55 torri d’acciaio installate in aree a rischio idrogeologico, frane e alluvioni. 

Elettrodotto Villanova Gissi Report-age.com 2016Un dettagliato report televisivo dalla giornalista Nadia Toffa mette in luce i fatti inquietanti del nuovo elettrodotto abruzzese in funzione, a quanto pare, dal primo gennaio. “Quest’opera mi fa più paura di un vulcano in eruzione” sono parole del geologo dell’Università di Chieti, Francesco Stoppa, interpellato dalla giornalista e nel servizio viene denunciato anche il mancato controllo della Regione. Verifiche e accertamenti tempestivi dell’ente territoriale avrebbero potuto garantire la popolazione e portare a un blocco dei lavori, ma al microfono dell’inviata delle Iene il Presidente della Regione Luciano D’Alfonso  dice di non capire la domanda e si ripete. La giornalista incalza l’amministratore e così il governatore chiarisce: “La Regione si è costituita contro, usando gli spazi che aveva da quando sono diventato presidente, prima hanno assunto atteggiamenti amministrativi arrendevoli che purtroppo hanno avuto il loro peso successivamente” e alla domanda se poteva bloccare i lavori il governatore risponde: “Non c’è spazio per bloccare il lavoro” e una denuncia alla Procura? ” .. io in procura non ci vado perché faccio l’amministratore” chiude così lo scambio di battute il presidente. Oggi, in una nota di commento al servizio giornalistico, il Coordinamento comitati NO elettrodotto Villanova-Gissi scrive: “Fa male constatare l’indifferenza di una Regione assente, impalpabile, che alle decine di accessi agli atti cerca di dribblare le richieste, mettendo in campo addirittura l’Avvocatura regionale e facendo della trasparenza una chimera – scrivono in una nota i cittadini – La Regione Abruzzo, alle domande, preferisce non rispondere. Decine le comunicazioni ufficiali inviate dai comitati a cui nessuno dà risposta. Così come Luciano D’Alfonso (presidente della regione Abruzzo ndr), nel servizio si arrampica sugli specchi scivolando rovinosamente a terra, fanno tutti i suoi uffici. Nessuno di questi fornisce risposte dettagliate ma tutti giocano al rimpallo delle responsabilità per far concludere un’opera altrimenti irrecuperabile. Il Servizio geologico regionale e l’Autorità di bacino producono autorizzazioni a posteriori, ad opera conclusa, cercando di sanare l’insanabile. A nostro avviso, queste autorizzazioni tardive non possono e non devono essere considerate valide in quanto illegittime. Le autorizzazioni ministeriali prescrivevano di presentare i documenti prima dell’avvio dei lavori, non essendo stata rispettata questa regola ed essendo conclusi tutti i cantieri diventa impossibile fare le verifiche preventive. Riportiamo un semplice esempio: come si possono effettuare dei controlli sulla prescrizione A25 inerente le falde acquifere se le stesse sono state già danneggiate? Come può l’ente di controllo giudicare la bontà di uno studio e magari porvi rimedio, migliorandolo, se tutto è già concluso? Avrà forse a disposizione la macchina del tempo? Piloni in piena frana per i quali non sono stati presentati per tempo i documenti e inspiegabilmente conclusi dalle ditte esecutrici prima dell’ottenimento dei permessi, come testimoniano anche le relazioni di diverse Polizie municipali tra le quali spiccano quelle di Casalincontrada e Filetto (in provincia di Chieti ndr). Piloni in alcuni casi pericolosamente vicini a infrastrutture ad alto rischio, come nel caso dei pozzi di metano Poggiofiorito. Da atti ufficiali della Gas plus storage, negli ultimi anni, la testa del pozzo è scivolata verso valle di diversi centimetri indice che l’intera collina è in movimento. Eppure, nonostante le segnalazioni e le richieste d’intervento, tutto tace – conclude il coordinamento – Tutto tace in quegli uffici che gridarono al Tg3 regionale di cominciare i controlli e concluderli in 60 giorni, per accertare se quanto urlato dai comitati fosse veritiero. Tutto tace. Non bastano le notizie di reato stilate dalla Polizia municipale, le segnalazioni del Corpo forestale provinciale, le foto incontrovertibili degli attivisti, le decine di segnalazioni e denunce. Nulla, i procedimenti penali non hanno fin ora portato ad alcun esito. Ci auguriamo che non vengano conclusi ad incidente avvenuto”.

Servizio su elettrodotto di Nadia Toffa delle Iene