Piano di abbattimento delle volpi, mattanza in provincia di Teramo

Teramo  e provincia. Nutrono più che semplici dubbi, per il Piano di abbattimento delle volpi, il Wwf e le Guardie ambientali d’Italia. La caccia alla volpe, partita dal 20 marzo con una delibera provinciale n. 92 del 2016, avrebbe dato sfogo ad una vera e propria mattanza di volpi in provincia di Teramo. Un tempo si diceva: riunione di volpi, strage di galline, oggi che tutto gira alla rovescia anche il detto si ribalta. 

“La delibera apre la caccia alla volpe nel periodo primaverile quando tutta la fauna presente sul territorio è in fase produttiva – fanno notare l’associazione del Panda e le Guardie ambientali d’Italia – Oltre al danno sulle volpi, questa decisione sta quindi creando enormi problemi a tutta l’altra fauna (caprioli, tassi, lepri) che sarà disturbata da spari e cani da caccia durante una delle fasi più delicate della loro vita. La decisione della Provincia è solo l’ennesimo regalo alla lobby delle doppiette e non ha nulla a che vedere con la gestione della specie”. Nel Piano di abbattimento delle volpi, predisposto dalla Provincia  di Teramo, il gruppo animalista indica i passaggi che sarebbero contrari alla legge e alla corretta gestione faunistica:

1)    il Piano prevede di procedere ad abbattimenti senza che siano stati messi in atto metodi ecologici di contenimento (prescritti dalla legge) nel caso in cui, per le volpi tutto da dimostrare, ci si trovi in presenza di un eventuale squilibrio ecologico;

2)    il Piano prevede gli abbattimenti senza aver prima imposto la sospensione dell’immissione di fagiani e lepri di allevamento che, appena rilasciati in natura, proprio perché provengono da allevamenti, diventano facili prede delle volpi. In pratica la Provincia, tramite gli Ambiti Territoriali di Caccia, prima paga il cibo alle volpi e poi le fa abbattere;

3)    il Piano non ha nulla di selettivo perché consente la caccia a maschi e femmine, piccoli e maturi, senza alcuna distinzione. Inoltre l’utilizzo dei segugi rende particolarmente cruenta la caccia in questa fase in cui molti cuccioli di volpe appena nati saranno sbranati da cani da caccia mandati a stanare le volpi;

4)    il Piano non si avvale dei suoi “selecontrollori” che la stessa Provincia ha formato attraverso corsi costati soldi alla collettività. Si preferisce dare la possibilità di caccia a tutti, allungando così il periodo di caccia oltre quello consentito dalla legge;

5)    il Piano non prevede alcun controllo sui cacciatori che saranno coordinati da una guardia ecologica volontaria che è anch’essa scelta tra i cacciatori: in pratica controllore e controllato sono la stessa persona;

6)    il Piano fa riferimento alla tecnica di caccia della “girata” e all’utilizzo del cane “limiere” che non vengono usati nella caccia alla volpe, ma nella caccia al cinghiale.

Non è un caso che il Piano predisposto dalla Provincia non abbia avuto il parere favorevole dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che rilascia pareri obbligatori sui piani di abbattimento dopo averne verificata l’efficacia e il rispetto della normativa di settore. Il Wwf Teramo e il Nucleo teramano delle Guardie ambientali d’Italia manifestano tutta la loro contrarietà al modo di procedere dell’amministrazione provinciale e chiedono di ritirare il piano e di avviare un confronto sulla gestione faunistica che si basi su reali elementi scientifici e non sull’interesse del mondo venatorio.