Agenti feriti per detenuti incompatibili con il regime aperto. La Uilpa chiede sicurezza

Lanciano (Ch). Una Pasqua da dimenticare nella Casa circondariale di villa Stanazzo dove il regime aperto, con le celle che non vengono chiuse per 8 ore,  si è trasformato in un incubo in questi giorni. Isolare i detenuti pericolosi è indispensabile per proteggere quelli cui si potrebbe garantire davvero una detenzione rieducativa e così per la sicurezza dei poliziotti. E’ accaduto che un detenuto di origini campane ha aggredito alcuni agenti della Polizia penitenziaria approfittando dell’apertura di 8 ore al giorno delle celle che, con le carenze e le difficoltà in cui annaspano gli istituti di pena, rischia di essere un boomerang se non si accompagna la proposta a una buona  organizzazione in grado di permettere di individuare subito e isolare chi non merita questa forma di sorveglianza leggera e dinamica.

Il campano è stato isolato dalla popolazione carceraria per aver aggredito, qualche giorno fa, il compagno di cella. Dopo l’accaduto, alla fine del colloquio con il poliziotto, ha teso la mano all’agente fingendo un segno di pace, ma all’improvviso il carcerato ha colpito il sovrintendente che è rimasto ferito, rimediando 5 giorni di prognosi. Nel corso della notte successiva il detenuto ha distrutto un paio di celle barricandosi all’interno di una di queste. La mattina di Pasquetta ha tentato la fuga e all’interno dell’istituto ed è cominciata una vera e propria caccia all’uomo terminata con la cattura del fuggitivo. La ricerca è costata  7 e 15 giorni di prognosi ad altri 2 agenti della casa circondariale, feriti e medicati al pronto soccorso.

“Per usare le parole del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) molti detenuti non sono ancora pronti al regime aperto e nulla è stato fatto, a livello regionale, per istituire le  sezioni per detenuti violenti (previste da maggio 2015) – dichiara Giovanni Ruggero segretario provinciale della UilPa polizia penitenziaria che chiede maggiore organizzazione della libertà garantita all’interno dei blocchi penitenziari, negli istituti di pena, quando alcuni carcerati non sono compatibili con questa concessione – Pur sforzandoci di non puntare il dito contro l’amministrazione locale non possiamo non chiederci se siano stati adottati i provvedimenti a tutela dei lavoratori. Il personale aveva ampiamente segnalato il problema, confrontando le precedenti carcerazioni del detenuto napoletano e annunciando la chiara impossibilità a gestirlo secondo gli attuali criteri organizzativi – prosegue il sindacalista – Basti pensare che il detenuto, responsabile di diversi episodi violenti in altri istituti di pena, in passato ha staccato un orecchio a morsi ad un altro detenuto. Assodato che ha dato segni di squilibrio, questi problemi sono stati sottovalutati? – domanda il segretario provinciale UilPa – E’ stato sottoposto a visita psichiatrica? La Polizia Penitenziaria è stata messa in grado di gestire in sicurezza questo ristretto? È stato attivato, sempre che esista, un protocollo per la gestione dei detenuti particolarmente violenti? È stata richiesta l’applicazione del regime di sorveglianza particolare (art. 14 bis op) che al momento è uno dei pochi strumenti che consente di operare in maggior sicurezza con detenuti di questo tipo?”. Una valanga di domande a cui certo difficilmente seguiranno delle risposte perché qualcosa non ha funzionato e sono almeno 3 anni che la Uilpa chiede una riorganizzazione del lavoro nell’istituto frentano necessaria agli agenti che sono sotto organico “ma anche per le mutate modalità di gestione dei detenuti e del continuo distogliere poliziotti dal servizio d’istituto operato dalla direzione – chiarisce il segretario che così conclude – che sia arrivato il momento di smettere di puntare il dito sempre e solo contro la Polizia Penitenziaria?”.

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