Discarica dei veleni di Bussi. A decidere saranno i giudici d’appello dell’Aquila

Roma.  I ricorsi sulla vicenda Bussi vanno affrontati dai giudici di secondo grado e non ‘per saltum’ dalla corte suprema. La cassazione dunque dispone che gli atti siano trasmessi alla corte d’assise d’appello dell’Aquila. I giudici della prima sezione penale della corte suprema hanno così deciso di rimettere sui binari ordinari il procedimento giudiziario relativo alla discarica dei veleni di Bussi sul Tirino. Il procuratore generale, Pasquale Ciccolo, stamane ha chiesto un nuovo processo per l’avvelenamento delle acque sul disastro Bussi, tra i più gravi d’Europa.

Cassazione a Roma Report-age.com 2016In udienza questa mattina, presso la prima sezione della Corte di cassazione, solo degli avvocati difensori (l’ex ministra della giustizia Paola Severino e Tullio Padovani) sono intervenuti in aula per chiedere l’inammissibilità del ricorso della procura pescarese con il rinvio all’Aquila. Subito dopo ha preso la parola il procuratore generale, Pasquale Ciccolo, che ha chiesto l’annullamento della sentenza di primo grado, il rinvio degli atti alla Corte d’Assise di Chieti così che un collegio, in diversa composizione rispetto a quello che giudicò a dicembre 2014, dovrà nuovamente pronunciarsi. Il procuratore generale da demandato anche il rinvio alla corte d’assise d’appello dell’Aquila, per il disastro ambientale, reato di cui erano accusati i 19, derubricato da doloso a colposo per i dipendenti e professionisti a servizio della Montedison così accusati di un reato ormai prescritto. La prescrizione è stata attaccata dai pubblici ministeri che, nel ricorso, hanno chiesto l’annullamento della sentenza per difetto di motivazione sulla derubricazione. Si deciderà tutto all’Aquila.

La prima sezione porta a definire il procedimento penale di secondo grado di nuovo in Abruzzo e sulle eventuali responsabilità sarà proprio all’Aquila, i giudici della corte d’assise d’appello del capoluogo di regione, a sentenzuare sul caso Bussi.

Alla formulazione del pg si sono legati gli interventi  degl avvocati di parte civile: Tommaso Navarra per il Wwf e altre associazioni, Ernesto Torino Rodriguez per la Provincia di Pescara, Ugo Perolino per il Comune di Pescara, Vittorio Supino per il Comune di Chieti, Arcangelo Finocchi per il Comune di Bussi, Giulio Di Berardino per i Comuni di Popoli (Pe) e Spoltore (Pe).

I pubblici ministeri di Pescara, Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli, in primo grado di giudizio hanno chiesto condanne dai 12 anni e 8 mesi ai 4 anni di reclusione per gli ex dirigenti e tecnici legati alla Montedison, imputati per i reati di disastro ambientale e avvelenamento delle acque, ma i 19 sono stati assolti con sentenza della Corte d’assise di Chieti a dicembre 2014. Così i pm hanno presentato ricorso, in Cassazione, per chiedere l’annullamento con rinvio della sentenza, con riferimento a tutti gli imputati, ad eccezione di Maurizio Piazzardi, per il quale anche l’accusa, in primo grado, ha chiesto l’assoluzione.

Nel 2007 scoppia il caso Bussi sul Tirino, già da 5 anni però il sito è passato alla Solvay, ditta belga. Il Corpo forestale dello Stato in quell’anno indaga sulla discarica dei veleni (Tremonti)  della Montedison (oggi Edison) e su altre 2 discariche formate nel periodo in cui il sito era gestito da questa azienda, scarichi non autorizzati di inerti e altro, in prossimità del Polo Chimico (2A e 2B). Il problema principale, al tempo, sono i pozzi a valle costruiti per attingere acqua dal fiume Pescara. Le strutture saranno chiuse nel 2007. Ed è proprio a ridosso della discarica Tremonti che il fiume scorre, ancora in parte in ammollo nel corso d’acqua. Si tratta di migliaia di ettari di terreno contaminati dai veleni. Quando il pozzo che doveva rafforzare l’acquedotto Giardino viene chiuso si delinea anche un secondo procedimento giudiziario per accertare le responsabilità dei dirigenti e amministratori delle società che gestiscono le reti idriche pescaresi. Il Busdi bis, sbolto quest’anno, ha avuto un esito fotocopia del primo celebrato a Chieti a dicembre, anche in questo caso infatti i reati sono tutti prescritti.

Bussi bis, altro schiaffo agli abruzzesi. Sulla mega discarica dei veleni, il 22 dicembre 2015, si replica con un’altra sentenza. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Pescara, Maria Carla Sacco, ha assolto l’ex presidente dell’Aca, Bruno Catena e ha deciso per la derubricazione del reato di distribuzione di acqua avvelenata, da doloso a colposo, per gli altri imputati, reato così prescritto per Giorgio D’Ambrosio, ai tempi dell’inquinamento delle acque presidente dell’Ato, Bartolomeo Di Giovanni, direttore generale Aca, Lorenzo Livello, direttore tecnico dell’Aca spa, Roberto Rongione, responsabile del Servizio Sian della Asl di Pescara.

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