Cancro e campi elettromagnetici, il legame confermato da una ricerca dell’istituto Ramazzini di Bologna

Il legame tra cancro e campi elettromagnetici è stato accertato ulteriormente da una ricerca dell’istituto Ramazzini di Bologna, appena conclusa, costata 5 milioni di euro e svolta dal 2001 ad oggi analizzando circa 7 mila cavie. “L’elettrodotto Villanova-Gissi sarebbe da demolire” commenta così l’esito dello studio, l’attivista Antonio Di Pasquale che dalla società dell’elettrodoto 380 kv in doppia Terna, realizzato in provincia di Chieti, ha ricevuto 59 citazioni e una richiesta di così tanti milioni di euro di risarcimento danni da perdere il conto.

Il professor Morando Soffritti, nell’intervista rilasciata all’emittente radiofonica Città del Capo spiega i risultati della ricerca condotta dall’Istituto di Bologna. In particolare, lo studio conferma il legame tra diversi tumori maligni e l’esposizione ai campi elettromagnetici Elf, a bassa frequenza, ossia 50 Hz, prodotti anche da linee di distribuzione dell’energia elettrica, stazioni di smistamento,conversione della stessa e centrali di produzione.

Il professore spiega come si debba, seguendo i risultati, riesaminare la sicurezza dei campi elettromagnetici non ionizzanti  ponendo attenzione a chi vive e lavora in prossimità  delle linee elettriche perché il campo magnetico attraversa muri, alberi e il corpo umano. Dunque, costruire elettrodotti senza tener conto della possibile esposizione dei vicini è un comportamento che trascura le esigenze di protezione del cittadino. “Il Professore rileva che i risultati epidemiologici di 20 anni fa, confermati da quelli attuali della ricerca Ramazzini, non impongono di spegnere la lampadina non impongono di eliminare la corrente elettrica però impongono l’attenzione e un comportamento precauzionale – sottolinea Di Pasquale – se si deve costruire una nuova linea elettrica non si può pensare solo ai costi minori che questa può rappresentare, ma bisogna pensare anche ai percorsi, lontani dalle abitazioni e dalle aree che i piani urbanistici devono garantire e salvaguardare”. Soffritti definisce, sarebbe la prima volta in Italia, la distanza di sicurezza che, in funzione della potenza di un elettrodotto, deve essere almeno di 150-200 metri dall’impianto. “La distanza di prima approssimazione considerata nell’elettrodotto Villanova Gissi è di 25 metri – chiarisce l’attivista No elettrodotto – la società costruttrice dell’impianto garantisce che il campo elettromagnetico, così come previsto dalla vigente normativa nazionale, dopo i 25 metri sarà inferiore a 3 micro Tesla senza tener conto però se quel minore campo elettromagnetico è inferiore al valore di salvaguardia?” riflette Di Pasquale sostenuto dallo studio dell’Istituto Ramazzini. Fatto sta che sino ad una distanza di 150/200 metri, secondo il recente studio dell’istituto di Bologna,  aumenta l’insorgenza di tumori maligni nell’uomo.

Approfondimento Radio Città del Capo

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