In arrivo 4 nuovi centri commerciali: overdose per Chieti

Chieti. A questo punto è assalto al territorio, al tessuto sociale e alla città. E’ assurdo, per il Wwf, autorizzare la cementificazioni a monte dell’ex ospedale San Camillo, in un’area ricca di risorgive con ripercussioni enormi al tessuto sociale e all’economia della città e oin previsione di rischi e danni ambientali.

ChietiIl Wwf interviene sui 4 nuovi centri commerciali ipotizzati a Chieti, in viale Abruzzo (Eurospin, ormai vicino all’inaugurazione) in via Pescara (ex capannone delle Poste, in fase autorizzativa), in via Masci (ex fornace, lavori già avviati) e a monte dell’ex ospedale San Camillo (istruttoria in corso in Comune). È un vero e proprio assalto al tessuto sociale e all’economia del territorio. I  nuovi interventi rischiano infatti di portare in overdose una città già satura di punti vendita della grande distribuzione e con un piccolo commercio in crisi sia nel centro storico che ormai in qualsiasi altra parte, Scalo compreso. Al di là della miopia politica di certe scelte, che inevitabilmente alla lunga porteranno ulteriore danno a una città da anni in seria difficoltà, ci sono decisioni più gravi delle altre. “Ci riferiamo in particolare alla colata di cemento che si vorrebbe realizzare tra la scuola media De Lollis e l’ex ospedale San Camillo de Lellis, area delicata, ricca di risorgive, nella quale nascono persino orchidee, che andrebbe tutelata e valorizzata a uso pubblico, magari insieme al recupero del San Camillo, edificio in abbandono ma di pregio storico e architettonico con un giardino anch’esso di notevole valore, che tutto merita meno che essere circondato da nuove costruzioni” spiega Nicoletta Di Francesco, presidente Wwf Chieti-Pescara. Un comportamento poco comprensibile, visto che da una parte si cerca lodevolmente di recuperare aree storiche della città, con una cittadella della cultura nella ex caserma Bucciante e un Polo amministrativo nella ex Berardi, dall’altra si fa in modo da procurare nuove e insanabili ferite e ulteriore grave consumo di suolo (due dei progettati insediamenti cancelleranno o vorrebbero cancellare terreni mai urbanizzati) con ripercussioni negative sull’intero territorio. La presenza di nuovi punti di attrazione determinerà altri problemi per il traffico cittadino, dei quali sicuramente non ci sarebbe bisogno. E’ soprattutto il rischio idrogeologico che preoccupa l’associazione del Pande. “Non bisogna dimenticare che le pendici collinari di Chieti sono fragili, soprattutto là dove scorre acqua. Lo dimostrano infiniti episodi, i più recenti dei quali hanno interessato fosso Santa Chiara e la Colonnetta- insiste la presidente – Non c’è alcun bisogno di regimentare le risorgive per costruire a ogni costo, e del resto un simile intervento non darebbe garanzie assolute per il futuro, come l’esperienza ci ha insegnato. Molto meglio evitare di accumulare errori su errori e lasciare a verde le aree a rischio. Per la tutela del paesaggio, della solidità dell’agglomerato urbano e anche delle tasche dei cittadini che prima o poi saranno chiamati con le loro tasse a intervenire per salvare costruzioni che mai avrebbero dovuto esistere. A Chieti è già successo e vorremmo che non accadesse mai più. Per questo chiediamo all’amministrazione del sindaco Di Primio e al consiglio comunale tutto di pensare al futuro dell’intera collettività e di bocciare almeno questo intervento. Ma chiediamo anche alla città, alle altre associazioni, agli organi di controllo, a chiunque abbia a cuore il futuro del comprensorio, di intervenire e di darsi da fare perché sia evitato questo ulteriore scempio, che va contro il buon senso e i veri interessi dei cittadini”. L’impermealizzazione rappresenta in Europa la principale causa di degrado del suolo, aumenta il rischio di piogge devastanti e inondazioni, contribuisce al riscaldamento globale ed è una seria minaccia per la biodiversità.

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