Progetto strada da Villavallelonga a fonte Aceretta per 9 associazioni è da respingere

L’Aquila. La risposta che il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise ha affidato ad un comunicato dal titolo: ‘Più tutela nella Vallelonga’ non rassicura le associazioni Wwf, Legambiente, Pro Natura, Touring Club, Salviamo l’Orso, Lipu, Mountain wilderness e Dalla parte dell’Orso che tornano sul progetto di asfaltare la strada Villavallelonga – fonte Aceretta. Al gruppo si aggiunge, in opposizione dell’intervento stradale e con nota a parte, la Società italiana per la storia della fauna Altobello.

Villavallelonca Report-age.com 2016“La prima questione da approfondire è l’asfalto. Il Parco afferma, giustificando l’emissione del Nulla osta, che si va a intervenire su una strada già esistente e già asfaltata” entrano così nel dettaglio le 8 associazioni per affermare che le dichiarazioni del Pnalm sono vere solo in parte dato che proprio in un comunicato stampa del Comune di Villavallelonga (Aq) si chiarisce che la pista è asfaltata nel primo tratto, fino a località Madonna della Lanna, sino a località Ciafassa poi l’asfalto è quasi inesistente e la strada è di fatto un percorso sterrato, comunque bianca-sterrata nell’ultimo tratto, fino alla fontana dell’Aceretta. “Altro equivoco è l’interpretazione sui lavori di manutenzione -aggiunge il gruppo di ambientalisti – si parla infatti, in particolare nell’ultimo tratto, di realizzare una “pavimentazione ecologica per la salvaguardia dei valori ambientali esistenti, con bitume modificato e graniglia calcarea”, quindi non solo ma ben oltre lavori di semplice risistemazione del percorso, come interventi sulla sagomatura, sulla chiusura delle buche e sulla sistemazione degli attraversamenti sui corsi d’acqua. La cifra di 500.000 euro è del resto un importo considerevole per intervenire solo sulla chiusura di buche e regolamentazione delle acque meteoriche e di ruscellamento. Per l’accesso il Parco afferma che grazie ad esso si potrà regolamentare il transito nell’area cruciale per la conservazione delle specie del Parco, limitrofa alla val Cervara che ospita importanti foreste. La regolamentazione dell’area va fatta a prescindere e non può essere legata ai progettati lavori. Il Patom, indica chiaramente, tra le strategie di conservazione dell’Orso, la regolamentazione dell’accesso di tutte le strade sterrate nell’areale del plantigrade. Con il Life Arctos si è provveduto all’acquisto e alla sistemazione di molte sbarre per la chiusura di strade montane, anche in aree marginali dell’areale della specie; possibile che sia sfuggita la regolamentazione della strada per i Prati d’Angro? .. Tali soluzioni prospettate, però, non sembrano di facile e immediata realizzazione, mentre nel frattempo la pista, già oggi aperta all’accesso, potrebbe essere in breve tempo resa più facilmente percorribile e lasciata senza una adeguata gestione – Per le associazioni  solleverebbe dubbi anche l’iter procedurale – Il Parco ha inserito lo Studio di incidenza tra le prescrizioni del Nulla Osta? Perché non richiedere prima lo Studio, effettuare la Valutazione e solo a conclusione dell’iter, come prassi, rilasciare l’eventuale Nulla Osta e le eventuali prescrizioni? Perché far uscire comunque un documento dagli Uffici del Parco e rincorrere poi una Valutazione di Incidenza, quando nel frattempo il Comune di Villavallelonga ha emesso un avviso di gara per i lavori di sistemazione della strada Villavallelonga-Pescasseroli? Le associazioni non resteranno ferme a guardare e chiedono per Villavallelonga un periodo di maggior tutela. Il gruppo, pronto ad un confronto, ha chiarito la sua posizione agli organi ufficiali del Parco invitando la direzione e il Servizio scientifico con l’invito a prendere in considerazione quanto già indicato.

Nota della Società italiana per la storia della fauna Giuseppe Altobello

Strada Prati d’Angro

E’ da qualche giorno che, sugli organi di informazione, imperversa la polemica sulla progettata sistemazione della strada cosiddetta dei Prati d’Angro, nel territorio di Villavallelonga. All’intervento proposto dall’amministrazione comunale si sono prontamente opposte le Associazioni di tutela ambientale operanti sul territorio abruzzese. Come Società italiana per la storia della fauna, promotrice nel gennaio del 2013 di un appello per la salvaguardia della residua popolazione di orso bruno marsicano, non possiamo che condividere e fare nostre le preoccupazioni da loro espresse. In particolare riteniamo che una strada di penetrazione, quando asfaltata, facilita non solo il traffico e la sua percorribilità bensì anche il turismo di rapina e la speculazione incidendo, in modo irreversibile, sulla tranquillità dell’area attraversata. L’esperienza ci dice infatti che una volta realizzata una strada non si è poi in grado di limitarne efficacemente la fruizione così come, anche se chiusa, costituisce di per sé un disturbo per l’orso. L’area in questione custodisce alcune tra le emergenze più preziose dell’intero territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Intendiamo riferirci, ad esempio, alla faggeta della Val Cervara che, con esemplari di oltre 500 anni di età, è stata riconosciuta come la più antica d’Europa ed è candidata a diventare patrimonio mondiale dell’Umanità sotto l’egida dell’Unesco. Così come è noto, fin dai tempi delle Riserve reali di caccia dei Savoia, che il territorio interessato dall’intervento ospita aree di svernamento, riproduzione e alimentazione dell’orso bruno marsicano. Non a caso il recente episodio del ritrovamento dell’orsetta Morena, poi meritoriamente allevata e, in seguito, rilasciata in natura dai tecnici del Parco, ha avuto come teatro proprio la zona di cui ci stiamo interessando. In un comprensorio che ospita tali eccellenze è assolutamente fuori luogo proporre interventi simili anche perché per far sì che la citata strada assolva alle funzioni legittime di servizio ai proprietari dei terreni e agli allevatori, quantomeno nel tratto attualmente privo di copertura bituminosa, esistono oggi tecniche avanzate e collaudate per la realizzazione e manutenzione di strade bianche. Infatti anche se trent’anni fa quel tratto di strada fosse stato asfaltato nulla vieta oggi, alla luce di più approfondite conoscenze sulla eco-etologia e sulla diffusione dell’orso nel territorio del Parco, di assumere atteggiamenti di prudenza ispirati al principio di precauzione, a quel criterio che, enunciato nella Dichiarazione di Rio, è stato fatto proprio dall’Unione Europea al momento della ratifica della Convenzione sulla Biodiversità [1]. Riteniamo pertanto di dover invitare l’Ente Parco a riconsiderare il nulla osta già concesso e a proporre alla Amministrazione di Villavallelonga progetti alternativi per la valorizzazione dell’area e lo sviluppo dell’occupazione. D’altronde l’esistenza stessa del Parco e la presenza di una vitale popolazione di orso marsicano rappresentano di già un fattore non secondario di sviluppo dell’area che non può essere compromesso da iniziative simili considerando il precario status di conservazione della specie. Per chi conosce le vicende dell’orso in Italia torna tristemente alla memoria la storia della strada di Malga Flavona che realizzata nella Valle di Tovel, ultimo rifugio dell’orso del Trentino, ne segnò la definitiva scomparsa.

Corradino Guacci

[1] Principio 15 «Al fine di proteggere l’ambiente, un approccio cautelativo dovrebbe essere ampiamente utilizzato dagli Stati in funzione delle proprie capacità. In caso di rischio di danno grave o irreversibile, l’assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire un motivo per differire l’adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale»

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