Eliminare i lupi: la soluzione per un presunto ripopolamento. Il ministero dell’ambiente già pensa ad abbatterli

Non è certo un ripopolamento dei lupi, ma anche se fosse l’unica soluzione che riescono a elaborare è vecchia come il cucco per chi li considera un business tra pellicce e carne. Avevamo intuito che qualcosa stavano escogitando, ma che uscisse fuori tanto presto davvero no. La scelta sarebbe giustificata dalla ricerca di un equilibrio tra la specie selvatica e l’attività umana. La scelta è purtroppo quella di abbattere i lupi. L’opzione che si profila all’orizzonte è stata cotta a puntino da alcuni media pilotati che in questi mesi si sono spesi con cura a resuscitarlo, in alcuni casi ne hanno raccontato le apparizioni come fosse una minaccia. Non piace a nessun essere pensante l’idea di eliminarlo, figuriamoci al Wwf che ribadisce la propria contrarietà a questa ipotesi che negli ultimi tempi fa breccia nei bracconieri convinti che abbattere individui di alcune popolazioni locali di lupo, così come previsto dal Piano d’azione nazionale della specie in via d’approvazione, possa essere utile.

Gli ultimi incidenti dei lupi Appenninici aquilani dal 2015 al 2016

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E’ vero che la eventuale ricolonizzazione del lupo può costituire un problema per gli allevatori e i cacciatori, ma l’associazione del Panda è contraria alla concessione da parte del ministero dell’ambiente di deroghe alle norme che proteggono la specie per la sua conservazione di lungo periodo. Sebbene la popolazione nazionale del lupo potrebbe essere in rapida ripresa è tutto da dimostrare. Non esistono dati robusti sulla distribuzione ed abbondanza del carnivoro in Italia che attestino il raggiungimento di una sua condizione sicuramente favorevole nel lungo periodo e che giustifica sin da ora questa misura estrema. Nel Piano del ministero si parla di due popolazioni arbitrariamente distinte, Alpina ed Appenninica, solo ai fini gestionali e, grazie ad un monitoraggio svolto secondo un protocollo condiviso dagli esperti, solo recentemente è stato confermato che sulle Alpi il lupo è ancora lungi da essere fuori pericolo. Perché è pesante l’impatto del bracconaggio e di altre cause di morte come  le collisioni con autoveicolie l’avvelenamento.

No all’abbattimento. Concedere  alle Regioni la possibilità di abbattere alcuni esemplari, anche se a certe condizioni,  al solo scopo di assecondare le istanze di una parte del mondo agricolo e venatorio, non solo è inaccettabile da un punto di vista di conservazione della specie ma è pericoloso anche per l’economia degli allevatori e per il contrasto al bracconaggio. D’altro canto anche gli zoologi redattori del Piano parlano di intervento senza fondamento scientifico ma, forse, socialmente utile.  Infatti, diversi recenti studi internazionali, condotti in aree dove il lupo è cacciato, confermano che uccidere degli esemplari può comportare per i sopravvissuti la destrutturazione del branco di appartenenza e la perdita della capacità di predare in gruppo la fauna selvatica, specie il cinghiale, con un prevedibile aumento degli attacchi alla fauna domestica. E’ indispensabile migliorare le informazioni sul lupo alle comunità rurali soprattutto per accrescere il grado di conoscenza e ridurre la circolazione delle falsità e dei tanti luoghi comuni sulla specie. Sbaglia chi crede che “scontentando sia chi vuole eliminare il lupo sia chi chiede che sia protetto senza se e senza ma” si sia riusciti a formulare una buona strategia di gestione. Piuttosto  il confronto è tra chi propugna metodi letali per gestire gli effetti della  ripresa della popolazione lupina e chi esclude decisamente questa opzione, promuovendo la coesistenza con i metodi ampiamente sperimentati, efficaci e che escludono l’uccisione. Metodi accessibili anche grazie ai fondi messi a disposizione dalla Ce all’agricoltura, come la sorveglianza del pascolo, la presenza di buoni cani da guardia di razza pastore abruzzese-maremmano, le recinzioni fisse e mobili elettrificate. Nella stragrande maggioranza la combinazione di questi strumenti possono ridurre notevolmente il rischio. E’ di fondamentali importanza però che queste soluzioni siano messe in campo in modo tecnicamente corretto e ben gestite, per essere efficaci. Dunque ricorrendo anche al supporto di specialisti biologi, naturalisti o agronomo-forestali.

Abbattimento di Stato, un favore al bracconaggio? L’associazione del Panda segnala che è probabile che gli eventuali abbattimenti leciti possano sommarsi a quelli illegali con fucili, lacci e veleno, già ampiamente praticati, fuori controllo, e di cui non si conosce la reale consistenza,  con il rischio aggiuntivo che questi ultimi crescano in numero e diffusione, stante la legittimazione che il piano d’azione conferisce al metodo e alla posizione secondo  cui il lupo è comunque un predatore nocivo. La priorità oggi è, oltre la lotta al bracconaggio, il rafforzamento delle iniziative di comunicazione, delle iniziative di prevenzione e difesa dalle predazioni, il miglioramento della gestione dell’indennizzo del danno, la lotta al vagantismo canino che  provoca forti danni ,anche all’interno delle aree protette, alla zootecnia, alla fauna selvatica e allo stesso lupo, minacciato sia dalla perdita di identità genetica per incrocio con il cane domestico, sia dalle malattie come il cimurro canino.

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