Metanodotto Sulmona-Foligno: i liceali del Fermi incontrano gli esperti

di Nino Giuseppe Critelli

Liceo scientifico Fermi Forum Report-age.com 21.01.2016Sulmona (Aq). Mattinata di dibattito presso l’Aula Magna del Liceo Scientifico Enrico Fermi a Sulmona dove si è discusso della questione del metanodottoe della centrale di spinta del metano, progetto avviato già nel 2004 dall’azienda Snam Rete Gas Spa anche se il nostro territorio sembra se ne sia accorto solo recentemente … forse troppo tardi.

Foto copertina Giusy Spacone

Andrea Goti e Damiano Mastrangioli
Andrea Goti e Damiano Mastrangioli foto Spacone

Gli ospiti, Andrea Gerosolimo, Assessore alle Aree interne Regione Abruzzo, Giuseppe Ranalli, Sindaco di Sulmona – Nicola D’Alessandro, Assessore all’Ambiente del Comune di Sulmona, Giovanni Diamante, Assessore all’Ambiente del Comune di Popoli, Maria Trozzi – Giornalista d’inchiesta, blogger e autrice – hanno ben chiarito la questione e ribadito la loro contrarietà al progetto. Il tratto del gasdotto Sulmona – Foligno, condotta di 169,2 km, fa parte di un più ampio progetto denominato Rete Adriatica che prevede la realizzazione di un grande metanodotto della lunghezza complessiva di 687 km, da Massafra (Ta) a Minerbio (Bo). Come spiegato dalla prof.ssa Notarmuzi e dalla geologa D.ssa Catia Di Nisio, inizialmente progettato per raddoppiare la condotta già esistente lungo la costa Adriatica, il metanodotto è stato deviato all’interno verso uno dei territori, la dorsale appenninica, a maggior rischio sismico dell’intera penisola, correndo in parallelo e intersecando numerose faglie, senza considerare che, così facendo, si pongono seriamente in pericolo la flora, la fauna nonché tutta la popolazione delle vallate. L’altra rilevante criticità è data dal fortissimo impatto che l’opera avrà sulle numerose aree protette (Parco del Gran Sasso – Monti della Laga, Monti Sibillini, Majella, e il Parco regionale Sirente-Velino), aree sottoposte a vincolo idrogeologico e paesaggistico. La realizzazione del metanodotto comporterà l’abbattimento di migliaia di alberi e l’attraversamento di decine di corsi d’acqua, creando così danni irreversibili all’ambiente e a tutte quelle specie animali a rischio di estinzione che, invece, dovrebbero essere protette. Per non parlare della Centrale di compressione a gas, prevista in località Case Pente a Sulmona, la quale (secondo attendibili esperti del settore) rilascerebbe emissioni tossiche. Risulterebbe inoltre pesantemente danneggiato anche il settore agricolo, in quanto il percorso del gasdotto andrebbe ad ostacolare la coltivazione di prodotti simbolo della valle Peligna quali l’aglio rosso di Sulmona e la vite del Montepulciano, colture pregiate che giovano sia all’economia locale che al turismo, uniche concrete speranze per uscire dal tunnel della crisi che ormai da molti anni affligge il territorio peligno. L’opera inoltre non porterebbe nella valle alcun particolare profitto, in quanto i benefici economici andrebbero solo a vantaggio della multinazionale in affari anche con i Paesi del Nord Europa. Non potremmo parlare neanche di nuova occupazione in Valle, dato che la Centrale verrebbe gestita direttamente da Milano e impegnerebbe non più di 7 operatori per la manutenzione. La scelta di realizzare il Rete Adriatica incontra, giustamente, l’opposizione non solo delle popolazioni residenti, ma anche di tutti i livelli istituzionali, dai Comuni fino alla Commissione Ambiente del Parlamento. La “palla” passa al Consiglio dei Ministri che dovrà decidere a giorni se approvare o meno. Art. 9 della nostra cara e amata Costituzione: “ La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. E’ in questo modo che il paesaggio ed il patrimonio storico/artistico vengono tutelati? Permettendo la realizzazione di opere come queste? Il popolo più volte si è espresso contro il nucleare; perché non favorire lo sviluppo sostenibile? Che cosa c’è di meglio di un impianto fotovoltaico nel “Paese del sole” per produrre energia? Perché, una volta tanto, non si pensa al bene comune anziché agli interessi delle multinazionali?

 

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