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Referendum anti trivelle al voto. La Consulta dice sì al primo quesito

Roma. Visto che trivellare entro le 12 miglia dalla spiaggia non è più possibile occorrerebbe decidere che fare dei procedimenti in corso per ottenere i permessi a trivellare in quest’area interdetta dal primo gennaio. Procedimenti sospesi e titoli da rinnovare danno ancora possibilità di vita ai pozzi petroliferi là dove è stato ripristinato il divieto, per questo il Referendum è salvo, lo ha deciso la Consulta.

Si fa un altro passo avanti con la Corte Costituzionale che oggi sentenzia l’ammissibilità dell’unico quesito referendario salvato dalla Cassazione dopo l’entrata in vigore della Legge di stabilità. Si tratta del primo, il quesito con cui la popolazione presto potrà decidere sui procedimenti in corso volti ad autorizzare l’attività di prospezione, di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi entro le 12 miglia marine. Ancora in itinere, ovvero pendenti, questi procedimenti sono stati semplicemente ‘sospesi’ e potrebbero riattivarsi in qualsiasi momento, a cominciare da Ombrina che è semplicemente sospesa. Questo progetto per realizzare un’altra ingombrante piattaforma petrolifera sull’Adriatico è stato già sospeso in passato e con una situazione politicamente favorevole è stato riattivato. Per questo, se il Referendum raggiungerà il quorum e la legge sarà abrogata, deriverà un vincolo per il legislatore che non potrà rimuovere il divieto di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia, dunque non sarà possibile rinnovare i titoli per trivellare entro l’area interdetta e sino alla durata naturale dei giacimenti. Il termine che la norma collega ai titoli e quindi al loro rinnovo è, per ora, la durata della vita utile del giacimento, ma gli ambientalisti intendono allacciare la durata del permesso di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi al rispetto dell’ambiente e ad uno sviluppo sostenibile. Dalla eventuale abrogazione referendaria deriverà l’obbligo per il ministero dello sviluppo economico di chiudere definitivamente i procedimenti in corso, finalizzati al rilascio dei permessi e delle concessioni di gas e petrolio nell’area in cui vige il divieto.  Gli ambientalisti demandano il rigetto dei procedimenti di autorizzazione sospesi e in prossimità della costa perché l sospensiva non è sufficiente, Ombrina insegna, e chiedono una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra sin tanto che non sarà possibile pianificare i progetti petroliferi. 

Con l’inserimento dell’emendamento (Pd) che vieta trivellazioni entro le 12 miglia marine, il quesito sopravvissuto interessa proprio le autorizzazioni per le esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti di gas e petrolio. A proporlo sono 9 Consigli regionali, non più 10 per il dietrofront dell’Abruzzo perché “Ombrina è morta” per il presidente della Regione Luciano D’Alfonso. Così con una semplice procura, un pezzo di carta in luogo di una delibera del consiglio regionale, i soli consiglieri di maggioranza hanno autorizzato il rappresentante del Consiglio regionale, Lucrezio Paolini, a non agire a tutela del referendum davanti alla Corte costituzionale. “Manca la delibera del consiglio regionale con la quale il rappresentante Paolini è autorizzato a tirarsi fuori dal referendum” conferma il costituzionalista Enzo Di Salvatore.

La battaglia in atto investe le disposizioni sulle attività di ricerca e sfruttamento degli idrocarburi in mare. In origine i referendum erano 6 il via libera fu dato dalla Cassazione il 27 novembre. Poi il governo è intervenuto con una serie di modifiche nella legge di Stabilità, ristabilendo anche il divieto di trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa. La Cassazione è tornata quindi a pronunciarsi l’8 gennaio e ha riconosciuto che 5 quesiti referendari erano stati risolti dall’emendamento dell’esecutivo nazionale. Quello sopravvissuto è un referendum centrale perché da scadenza ai procedimenti sospesi individuati entro le 12 miglia dalle linee di costa, area dove non è più possibile trivellare.

Il primo quesito referendario è stato riammesso dalla Cassazione: si tratta del quesito sul divieto delle attività petrolifere in mare entro le 12 miglia dalle linee di costa. Il Parlamento ha accettato di modificare la norma del codice dell’ambiente che consentiva la conclusione dei procedimenti in corso, prevedendo però, che i permessi e le concessioni già rilasciati non avessero più scadenza e senza chiarire che i procedimenti in corso dovessero ritenersi definitivamente chiusi e non solo sospesi. La Cassazione ammette che la modifica del Parlamento non soddisfa la richiesta referendaria, in quanto non corrisponde alle reali intenzioni dei promotori del referendum. Aver riammesso il quesito comporterà che, in caso di esito positivo del referendum, occorrerà rispettare la volontà dei cittadini. E di queste ore la notizia, battuta dall’agenzia Ansa, che il governo starebbe studiando, a quanto si apprende da fonti parlamentari, una selettiva modifica al decreto Sblocca Italia. Tra le ipotesi un provvedimento che intervenga sulla durata delle trivellazioni, oggetto del referendum dichiarato ammissibile dalla Corte.

Sono 2 i quesiti insoddisfatti, per i No triv, rispetto ai 6 presentati e ammessi e ai 3 che si considerano assorbiti dall’emendamento governativo alla Legge di stabilità.  Si tratta del quesito relativo alla durata dei permessi e delle concessioni e del quesito sul Piano delle aree. In relazione alla durata dei titoli, la Cassazione ha dichiarato che non si debba più procedere a referendum. Questa decisione nasce da una errata interpretazione delle norme. La Cassazione, infatti, non spiega perché mai la proroga della durata dei permessi e delle concessioni costituisca un problema per la ricerca e le estrazioni in mare (e che quindi si debba andare a referendum), mentre non costituisce un problema per la ricerca e le estrazioni in terraferma (e che quindi non si debba andare a referendum). Per questa ragione occorre recuperare il quesito sul piano delle aree e per farlo 6 delle 10 Regioni che hanno promosso il Referendum hanno promosso un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti del Parlamento.

I 3 quesiti soddisfatti con le modifiche introdotte dalla legge di stabilità 2016 apportano  modificare alle norme sulla strategicità, indifferibilità ed urgenza delle attività petrolifere. La dichiarazione di strategicità delle opere avrebbe comportato il dimezzamento dei termini processuali nei ricorsi e una disciplina poco garantista per gli enti territoriali circa la loro partecipazione ai lavori della conferenza di servizi. Cancellata è anche l’assurda previsione del “vincolo preordinato all’esproprio” già a partire dalla fase della ricerca degli idrocarburi: con ciò il diritto di proprietà del privato è salvo. Il Parlamento ha inoltre accettato di cancellare quelle norme che consentivano al Governo di sostituirsi alle Regioni in caso di mancato accordo sui progetti petroliferi e sulle infrastrutture necessarie alla realizzazione di tali progetti: oggi non è più possibile arrivare ad una decisione sui progetti petroliferi se non aprendo una trattativa con le Regioni.

mariatrozzi77@gmail.com

Duro commento del Wwf: “Il sì della Corte Costituzionale segna una ulteriore bocciatura per la politica energetica della Giunta D’Alfonso”

“La decisione della Corte Costituzionale che ha dato via libera al quesito referendario già “promosso” dalla Cassazione – questo il commento del delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio – mette ancora più in risalto l’inopportunità della decisione del Presidente D’Alfonso di sfilarsi dal fronte delle Regioni che avevano chiesto il referendum e di schierarsi a fianco del Governo nazionale. Come il WWF ha ribadito più volte, il problema della petrolizzazione non inizia e non finisce con la piattaforma Ombrina Mare, ma è molto più ampio e merita un approccio differente e meno provinciale. In buona sostanza il sì della Corte Costituzionale segna una ulteriore bocciatura per la politica energetica che la Giunta D’Alfonso tenta di imporre all’Abruzzo anche a dispetto della volontà chiaramente espressa dal Consiglio regionale e dalla stragrande maggioranza dei cittadini”.

Comunicato Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club Italiano e Wwf

La Consulta dà ai cittadini la parola decisiva sulle tri fallito il piano Renzi per scongiurare il Referendum 

“La Sentenza della Corte Costituzionale, che ha confermato il referendum sulle trivelle sul quesito già “promosso” dalle Corte di Cassazione,  ci dà lo spunto per rilanciare richieste chiare al Governo: rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa (a cominciare da Ombrina) e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani”. Con questo commento le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e Wwf accolgono il giudizio della Consulta, che conferma l’inefficacia del tentativo del governo di scongiurare il referendum sulle trivelle. La decisione della Corte Costituzionale chiarisce come quanto disposto con gli emendamenti alla legge di Stabilità, lo scorso dicembre, benché segni un dietro front radicale (e positivo) del governo, non risolva – sulla questione della fascia marina off limits – il conflitto sollevato dalle Regioni contro la strategia fossile del governo Renzi. Le associazioni ambientaliste fanno notare come la volontà del Governo di tutelare gli interessi dell’economia fossile (con le norme pro trivelle come con gli interventi per bloccare lo sviluppo delle rinnovabili) abbia creato un conflitto istituzionale senza precedenti nel Paese. Pur di assecondare le lobby dei petrolieri, l’esecutivo Renzi aveva promosso forzature inaccettabili, come la classificazione delle trivellazioni come “opere strategiche” (dunque imposte a forza ai territori) e la creazione di servitù potenzialmente senza limiti di tempo, con concessioni prorogabili ad oltranza. Con le modifiche introdotte nella Legge di Stabilità 2016, grazie all’iniziativa referendaria, l’esecutivo di Renzi è stato in larga misura costretto a smentire se stesso. La Corte Costituzionale oggi respinge di fatto i tentativi furbeschi messi in campo dal governo per eludere il merito della questione delle trivelle entro le 12 miglia e rimette al giudizio dei cittadini quei meccanismi legislativi truffaldini con cui si è aggirato sino ad oggi un divieto altrimenti chiaro, lasciando campo libero ai petrolieri fin sotto costa. La Corte Costituzionale ha quindi ritenuto che le affrettate modifiche governative non siano sufficienti e ha rimandato alla volontà popolare la decisione su quelle disposizioni del Decreto Sviluppo del 2012 (decreto legge 83/2012) che fanno salvi non solo i titoli abilitativi già rilasciati all’entrata in vigore della norma (cioè i diritti già acquisiti), ma anche i procedimenti autorizzativi in corso, conseguenti e connessi, in essere a fine giugno 2010 nella fascia off limits delle 12 miglia. La modifica voluta dal Governo, pur eliminando la sanatoria sui procedimenti in corso, introduce una formula ambigua rispetto alla durata delle concessioni (per la durata di vita utile del giacimento). Le Associazioni ambientaliste chiedono che nessuna nuova infrastruttura estrattiva possa essere realizzata in deroga a un Piano delle aree, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, come stabilito dalla normativa comunitaria. E dichiarano tutto il loro impegno per la campagna referendaria, che da oggi ufficialmente impegnerà tutte le energie positive del Paese nel tentativo di respingere l’assalto dei petrolieri ai nostri mari e i piani fossili del governo di Roma.

Approfondimento

Gli ambientalisti chiedono: ‘Rigetto dei progetti pendenti per trivellare entro le 12 miglia marine’ 12.01.2016

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