Far West di trivelle oltre le 12 miglia dalla costa adriatica, ecco la mappa

Sono milioni gli ettari richiesti dai petrolieri per farsi spazio dal delta del Po sino al Salento, in alcune aree poi sono previsti 3 passaggi per scandagliare i fondali marini con esplosioni tramite il sistema airgun. Per i grandi progetti di trivellazione e ricerca nel mare Adriatico manca una Valutazione ambientale strategica e le Valutazioni di impatto cumulative e transfrontaliere, serve una moratoria immediata e occorre agire a livello comunitario. I movimenti ambientalisti si organizzano  e il 17 gennaio si danno appuntamento a Termoli.

 

TrivelleIstanzeAdriatico_10_01_2016Così introduce al tema una nota del Coordinamento No Ombrina, Trivelle zero Molise e Marche: “Tutto l’Adriatico nelle mani esclusive dei petrolieri. Il permesso di ricerca rilasciato davanti alle Tremiti e a Termoli della Petroceltic è solo un assaggio amaro e tra poco sarà un vero e proprio far west con un quadro devastante che si aggiunge alle decine di titoli minerari già rilasciati. E’ necessaria una moratoria immediata, si tratta di settimane”. Il quadro delle richieste dei petrolieri per tutto l’Adriatico, dal Veneto alla Puglia, è stato aggiornato ieri dal movimento in base ai nuovi dati aggiunti al sito dell’ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse del ministero dello sviluppo economico. Sono state considerate le istanze di Permessi di ricerca, di prospezione e Concessione di coltivazione in tutto o in parte ricadenti oltre le 12 miglia.  Entro le 12 miglia non sarà più possibile rilasciare altri titoli minerari, almeno per il momento e grazie all’emendamento governativo alla Legge di stabilità 2016, in vigre dal primo gennaio.  “In tutto ci sono ben 23 istanze dei petrolieri che interessano praticamente tutto l’Adriatico, con milioni di ettari richiesti. Di queste 13 istanze di Permesso di ricerca sono in dirittura d’arrivo, per 9 di esse il Decreto finale del ministero dello sviluppo economico è previsto a momenti e per altre 4 sta per essere emanato il Decreto di compatibilità ambientale dei ministeri dell’ambiente e della sovrintendenza ai Beni culturali dopo il parere positivo della Commissione di Valutazione di impatto ambientale nazionale, pronunciatasi lo scorso 15 maggio. Pochi mesi e anche queste istanze saranno quindi definite. Più lungo l’iter che attende le altre 10 istanze, di cui 7 istanze di permesso di ricerca e 3 di Concessione di Coltivazione – continuano le 3 organizzazioni – Tra i decreti del Mise sono attesi quelli delle istanze di prospezione della Spectrum geo (di 1,45 e 1,63 milioni di ettari) e della Petroleum geoservice Asia Pacific (di 1,4 milioni di ha) che riguardano aree immense dell’Adriatico e i 5 richiesti dalla Northern Pptroleum di fronte alla Puglia tra Bari e Brindisi. Invece la società Global Petroleum Limited a breve otterrà i decreti di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente edei Beni Culturali, a cui seguirà quello definitivo del Mise, peristanze contigue tra Barletta e Brindisi. Di fronte alle Marche è invece la Apennine energy ad attendere a momenti il rilascio del Decreto finale del Mise per un’area di fronte alla provincia di Fermo, anche se ora dovrà essere riperimetrata in quanto parzialmente ricadente nelle 12 miglia. Davanti alle coste marchigiane ed abruzzesi sono ben 4 i permessi richiesti dalla società Enel Longanesi Developments, tra Ancona, San Benedetto del Tronto e Pescara. Ognuno di questi sfiora i 75.000 ettari. In questo caso però, come per una richiesta dell’Eni di fronte a Rimini, l’iter è stato avviato più recentemente e deve ancora essere attivata la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Sempre di fronte a Rimini vi è una istanza di Permesso di Ricerca ampia 43 mila ettari della Adriatic Oil mentre al delta del Po sono 2 le istanze di Concessione di coltivazione, una molto vecchia dell’Agip che risulta avere il procedimento amministrativo aperto dal 1998 (sic!) e una molto più recente, del 2015, avanzata dalla società Po Valley Operations Pty. Infine ci sono istanze dall’iter più travagliato, come l’istanza di Concessione di Coltivazione dell’Eni di fronte alla costa chietina e un’ulteriore istanza della Petroceltic al largo delle Tremiti che fu fermata da un ricorso al Tar degli Enti locali nel 2011″.

Gabbiano sporco di petrolio Ombrina Elsa Report-age.com 2015
Fonte immagine

Per Coordinamento No Ombrina, Trivelle Zero Marche e Trivelle Zero Molise è urgente un’immediata moratoria sul rilascio di nuovi titoli minerari nell’intero Adriatico: “Tra l’altro l’unico referendum rimasto purtroppo non incide sull’esito delle istanze nei mari italiani riferendosi solo alla durata dei titoli già rilasciati entro le 12 miglia – aggiunge il trio – Un’azione coordinata a livello comunitario tra enti locali, associazioni e movimenti può essere risolutiva per un blocco in quanto quello che stanno facendo Ministero dell’Ambiente e Ministero dello Sviluppo Economico appare contrario alle normative ambientali europee. Un richiamo da Bruxelles sulla mancanza di una Valutazione Ambientale Strategica e, cioè, di una pianificazione fatta coinvolgendo gli enti e i cittadini, come prevede la Direttiva 42/2001/CE e sull’assenza, per i singoli progetti, di una Valutazione di Impatto Ambientale transfrontaliera e cumulativa, come prevede la Direttiva 337/85 (ora 52/2014). L’inadempienza del Governo italiano appare ancora più colpevole dopo la scelta di eliminare nella legge di Stabilità l’unico aspetto positivo introdotto dallo Sblocca Italia, il Piano dellearee. E’ ovvio che il Mise vuole continuare ad esaminare un progetto alla volta per evitare una pianificazione condivisa indispensabile per progetti che tra loro interferiscono chiaramente, sommando e moltiplicando gli impatti sul mare e sull’economia del turismo e della pesca. Si chiede agli enti territoriali di partecipare ai procedimenti amministrativi in corso presentandosi al Mise con stuoli di avvocati per contestare le procedure. Le istanze di permesso di ricerca possono essere estese al massimo 75 mila ha. Solo che le aziende presentano istanze contigue ottenendo per tutte queste i decreti di Via o i pareri, magari lo stesso giorno. Un escamotage che deve essere contestato subito. Ovviamente ogni titolo rilasciato, da quello delle Tremiti, riguarda aree all’esterno delle 12 miglia, a quelli che dovrebbero arrivare tra poche settimane, dovrà essere impugnato davanti al Tar del Lazio”.

mariatrozzi77@gmail.com

Le mappe delle trivelle (da scaricare)

Le istanze

 

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