Accorpamenti carceri in Abruzzo. Uil Penitenziari: ‘Massacro istituzionale’

Un nuovo scenario, all’orizzonte, non fa dormire sonni tranquilli i dirigenti e gli operatori penitenziari delle strutture carcerarie abruzzesi. Già la soppressione del Provveditorato regionale dell’amministrazione peniteziaria aveva messo a dura prova l’organizzazione, ma con gli accorpamenti annunciati, per la Uil penitenziari, è un massacro nell’amministrazione penitenziaria abruzzese.

Sit in carcere Sulmo Foto Trozzi Report-age.com 17.3.2014E’ un fulmine a ciel sereno l’idea di accorpare gli istituti penitenziari di Avezzano con quello di Sulmona e del carcere di Chieti con quello di Pescara. Per la Uil penitenziari potrebbero venire meno alcune autonomie per gli istituti di Avezzano e di Chieti, questo “Secondo lo schema di decreto del ministro della giustizia, Andrea Orlando,  per l’individuazione degli uffici di livello dirigenziale non generale, la definizione dei relativi compiti e l’organizzazione  delle articolazioni dirigenziali territoriali così come fatto seguito all’entrata in vigore del Decreto del presidente del consiglio dei ministri n. 84 del  15 giugno 2015 (regolamento di riorganizzazione del ministero della giustizia, riduzione degli uffici dirigenziali e delle dotazioni organiche), il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per l’Abruzzo sarebbe soppresso (in sostituzione sarebbero istituiti dei distaccamenti del Provveditorato che costituiscono uffici non dirigenziali, svolgono compiti di segreteria tecnica del provveditore per le relazioni con gli organi territoriali dello Stato, gli enti locali, le associazioni che cooperano al trattamento dei detenuti e sono altresì sede delle sezioni distaccate dell’ufficio IV della sicurezza e delle traduzioni del provveditorato e, ove necessario, del Centro operativo radio dell’Ufficio Sicurezza e Traduzioni)”.

“Fortunatamente siamo solo a livello di bozza per cui suscettibile, ci auguriamo, di modifiche – annuncia Mauro Nardella, segretario provinciale e vice segretario regionale Uil penitenziari – Qualora non dovessero ascoltare le indicazioni chieste alle organizzazioni sindacali lo scenario che si aprirà agli occhi degli esperti del settore sarà devastante. Sulmona ed Avezzano si ritroveranno con un solo direttore e un solo comandante di reparto. Un direttore e un 1 commissario dovranno fare i conti con 72 detenuti in più  e per giunta posti ad una distanza di oltre 50 km. Il tutto senza considerare il fatto che a breve Sulmona sta per aprire il nuovo padiglione per altri 200 detenuti. Chieti, seppur che con i suoi 129 detenuti potrebbe dire tranquillamente la sua in maniera del tutto autonoma, potrebbe essere vista inglobata nella direzione della casa circondariale di Pescara. La ridisegnazione dei circuiti penitenziari voluta dall’allora ministro della Giustizia Rosanna Cancellieri ha consentito, sotto il contributo di validi dirigenti, di costruire condizioni di vita, nelle sezioni detentive di tutti gli istituti oggetto del paventato accorpamento, molto più tranquille e rispettose dei regolamenti. A Chieti sono state implementate sezioni femminili comuni e per sex offender, sezioni Maschili di media sicurezza e una sezione maschile per sex offender. In esso è inoltre attivo un ambizioso progetto elaborato di concerto con l’Università cittadina e la ASL 02 Chieti/Lanciano e rivolto al recupero dei detenuti macchiatesi di reati sessuali e che a quanto pare sta producendo soddisfacenti risultati; inoltre, per tali peculiarità, la casa circondariale di Chieti ha avuto il finanziamento dalla Cassa  delle Ammende pari a 50 mila euro per l’ampliamento della sezione femminile per almeno altri 15 posti”. Per Nardella l’accorpamento destabilizzerebbe gli ottimi rapporti con le istituzioni locali. Chieti è anche sede di tribunali come la Corte d’Assise e la Corte d’Appello e che a breve, con la chiusura dei tribunali di Vasto e Lanciano, diverrà sede giudiziaria unica per l’intera provincia. Aggiunge il sindacalista Uil: “Chi ha disegnato questa bozza dimostra poca conoscenza del territorio e delle medesime istituzioni. Se di accorpamento non se ne potrà fare a meno sarebbe stato molto più logico pensare di unire la realtà di Vasto a Chieti e non miscelando istituzioni extraprovinciali citando Pescara quale unità penitenziaria da associare a Chieti. Stessa cosa dicasi per Avezzano. Per quest’ultima, se non si potrà fare a meno di mantenerla autonoma sarebbe il caso di assoggettarla alla Casa circondariale dell’Aquila (anch’essa sede di importantissime istituzioni giudiziarie) lasciando inalterato l’assetto organizzativo della Casa Reclusione di Sulmona. Comunque vadano le cose chi pensa che nel mondo penitenziario si contribuisce al recupero e reinserimento dei detenuti  abbuffando di lavoro direttori, comandanti e gli operatori tutti ha sbagliato davvero indirizzo. Se  si vuole relegare l’attività del carcere a mero contenitore di uomini  trasformadolo in uno zoo sociale che  procedano  pure con gli accorpamenti. A rendere ancor più amara la situazione sembrerebbe che anche la Scuola di formazione dell’Amministrazione penitenziaria di Sulmona perderà la sua storica identità ed autonomia divenendo una semplice succursale della scuola di Roma. Un’autentica tegola considerata l’importanza e i rapporti diretti intercorsi con i vertici della struttura e le amministrazioni locali. La bozza sembra elaborata senza l’apporto dei diretti interessati e cioè i direttori delle strutture penitenziarie e delle scuole di formazione e finanche, e questo rasenterebbe l’assurdo, senza il il contributo dei dirigenti generali del Dipartimento d’Amministrazione Penitenziaria. Se ciò fosse vero sarebbe davvero grave”. La Uil penitenziari  rimanda al mittente il progetto di accorpamento se non nei punti indicati circa il progetto di accorpamento Avezzano/Aquila e Chieti/Vasto e culminanti nell’extrema ratio.

Angelo Urso (Lombardia)
Angelo Urso

In una nota, il segretario nazionale Uil Penitenziari Angelo Urso critica lo schema di decreto del ministro: “si intende  evidenziare come esso incidentalmente si inserisca nel mezzo del processo di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche di cui alla legge n. 124/2015, nonché di altre materie in fase di forte evoluzione a partire dall’ordinamento penitenziario (cfr. ddl C. 2798 approvato in prima lettura dalla Camera dei Deputati in data 23 settembre 2015) e, più in generale, del sistema dell’esecuzione penale di cui anche agli Stati generali. Ragione per cui il Dm in corso di emanazione dovrà necessariamente, in termini più o meno brevi, essere rivisto e aggiornato successivamente al compimento delle predette riforme. A maggior ragione per il Corpo di polizia penitenziaria in relazione all’imminente riorganizzazione delle funzioni di polizia, al riallineamento e al possibile riordino di ruoli e qualifiche. Appare d’altronde essenziale per la funzionalità stessa del sistema giustizia del Paese che si completi la struttura e l’organizzazione della Polizia penitenziaria anche mediante la concretizzazione ed il significativo ampliamento organico del proprio ruolo dirigenziale. All’esito di ciò sarà inevitabile, per quanto ci riguarda, non solo incardinare nell’ambito del Dap (direzione dell’amministrazione penitenziaria) una Direzione generale della Polizia penitenziaria (previa revisione del Regolamento), ma anche prevedere sia in sede centrale sia in sede periferica l’assegnazione a Capo di ogni Ufficio di livello dirigenziale non generale riferibile al Corpo di polizia penitenziaria e/o precipuamente alle funzioni di polizia di un proprio dirigente. Nel merito della bozza, pur ragionando a legislazione vigente, si ravvisano diversi aspetti controversi o comunque poco chiari nell’organizzazione delle Direzioni Generali e degli Uffici, nella strutturazione ed accorpamento delle Scuole di Formazione e di Aggiornamento, nelle unificazioni di istituti penitenziari e nella rispettiva classificazione nei diversi livelli, nonché nell’individuazione dei posti di funzione. Non si comprendono appieno, oltretutto, il senso logico ed i criteri che hanno ispirato e contraddistinto la realizzazione della bozza di Dm. Si chiede pertanto di voler convocare le Organizzazioni Rappresentative per una riunione che possa favorire opportuni chiarimenti all’esito dei quali consentire la formulazione di compiute osservazioni e proposte di merito. Sin da subito, tuttavia, si evidenzia che non si condivide la probabile cancellazione o comunque la ridenominazione dell’Ufficio Centrale della Sicurezza e delle Traduzioni e, soprattutto, la sua ricollocazione (quale Ufficio Traduzioni e Piantonamenti) – a conferma delle previsioni del superato decreto ministeriale del 27 settembre 2007, ma in difformità dal dettato del decreto ministeriale dell’8 febbraio 2012 pur richiamato nella bozza – all’interno della Direzione generale del personale e delle risorse, ritenendo che debba permanere nell’ambito dell’Ufficio del Capo del Dipartimento. Inoltre, si segnala che, diversamente da quanto esplicitato con il 1° comma dell’art. 3 della bozza di cui si discute, dalle tabelle “A1” ed “A2” non sembra evincersi la diversa rilevanza degli uffici centrali e territoriali di livello dirigenziale non generale ex art. 9, c. 2, D. Lgs. 63/2006. In ultimo, si evidenzia l’assoluta opportunità, anche allo scopo di prevenire qualsiasi dubbio interpretativo, che le Disposizioni finali dell’emanando decreto del Ministro della giustizia contengano l’indicazione dettagliata ed esplicita delle disposizioni organizzative rientranti nell’oggetto del medesimo ed adottate anteriormente all’entrata in vigore del Dpcm n. 84/2015 che risultino abrogate, disapplicate e/o altrimenti incompatibili”.

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