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Questione Piano cave quasi risolta, forse

Pescara. “Finalmente giunge al termine l’annosa questione del Piano Cave” è il commento a caldo del sottosegretario regionale con delega alle Cave e Torbiere, Mario Mazzocca – Dopo 37 anni l’Abruzzo sta per avere il suo documento di programmazione e pianificazione”.

Aggiornamento 27.2.2017

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Con provvedimento del 9 ottobre 2015 l’esecutivo regionale avrebbe risolto tutte le pendenze relative ai precedenti affidamenti per la redazione del Piano cave e ha contestualmente riaffidato l’incarico alla società Abruzzo sviluppo spa. “Quest’ultima, il 30 dicembre 2015, ha trasmesso il Piano regionale per le attività estrattive (Prae) – annuncia Mazzocca – un risultato raggiunto grazie alla stretta collaborazione tra la struttura e il Servizio regionale. L’importante attività subì l’ultimo lungo stop per un contenzioso giudiziario generato a seguito della tanto farraginosa quanto improvvida scelta del gruppo di lavoro coordinato da Marco Sertorio, allora presidente di Assomineraria, che dal 2010 in poi ha contribuito di fatto a determinare un congelamento dell’attività pianificatoria di interesse strategico per l’Abruzzo – continua il sottosegretario regionale – Basti citare il fatto che l’obbligo della redazione di un documento programmatorio e regolamentare organico del settore estrattivo sussiste dal trasferimento alle Regioni delle competenze dello Stato in materia di cave (Dpr n. 616 del 1977), da allora  la Regione attendeva il proprio Piano cave. Il Prae è uno strumento di regolamentazione ispirato ad una più efficiente e coordinata azione degli interventi sul piano amministrativo e non ha natura di piano urbanistico in senso stretto, ma ha portata regolamentare. Il Piano mira al conseguimento nel breve e medio periodo di un migliore livello di sostenibilità ambientale sociale ed economica delle attività estrattive e quindi persegue il contenimento del consumo del territorio, la redazione delle metodologie di coltivazione, la qualificazione dei recuperi ambientali la valorizzazione dei prodotti di cava/miniera. Nella redazione del Prae, la programmazione della pianificazione è indiretta con essa si attua l’azione programmatoria e di politica di settore attraverso la definizione di regole uguali per tutti gli operatori pubblici e privati,  quindi non vengono individuate prioritariamente le aree vocate alla estrazione mineraria e terrigena. Il piano è costituito da regolamenti e indirizzi oltre ad avere individuato aree precluse allo sviluppo delle attività di cava e aree più idonee definendo per esse precise procedure autorizzative. Si tratta quindi di regolamentazioni, nell’ottica del perseguimento di un modello di sviluppo chiaramente sostenibile, tendenti alla riduzione del consumo del territorio. In particolare il Prae mira a:
1) limitare l’apertura e l’estrazione di nuove cave o miniere il cui l’approvvigionamento sia assicurato dalla attività estrattiva in esercizio nel rispetto dei vincoli di mercato e di sostenibilità dei flussi di trasporto;
2) privilegiare nei procedimenti autorizzativi il completamento delle attività esistenti rispetto all’apertura di nuove attività estrattive;
3) incrementare il numero e la qualità degli interventi di recupero ambientale delle cave dismesse e non recuperate;
4) incrementare nell’esercizio delle attività estrattive il ricorso alle “buone pratiche” di coltivazione mineraria e recupero ambientale che migliorino il livello qualitativo di recupero ambientale;
5) incentivare il ricorso alle certificazioni ambientali delle attività estrattive;
6) promuovere nel settore estrattivo lo sviluppo economico di filiera.

A giorni il piano cave sarà presentato in Regione e, assicura Mazzocca, entro il mese corrente sarà avviata la consultazione con i portatori di interesse generale soprattutto in ordine ai criteri posti a base per la redazione del Prae quali sostenibilità, qualità progettuale, compatibilità delle attività estrattive in funzione della vincolistica, criteri di coltivazione e recupero ambientale con riguardo al riutilizzo di materiali alternativi alle risorse non rinnovabili. Un passo avanti, ma per come vanno le cose in Regione possiamo aggiungere che passeranno ancora mesi, se non anni, prima di vedere autorizzato un Piano cave.

mariatrozzi77@gmail.com

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